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1988-3 Gianna Liberata.

Blowjob

1988-3 Gianna Liberata.
Quando la incontro nell’atrio di ingresso, manca poco che non la riconosco: ha stampato in faccia un sorriso che non le ho mai visto e sembra sprizzare gioia da tutti i pori.
– Ciao Pluto!- esclama, vedendomi. – Giusto te! Caschi a fagiolo… ti avrei telefonato a casa, altrimenti.- Dichiara, avvicinandosi e stampandomi due baci con lo schiocco sulle guance.
– Signora Gianna?- Balbetto, basito. – lei… io… mi dica.- Non è mai stata tanto espansiva in pubblico e certamente non mi ha mai telefonato: sarebbe una novità assoluta.
– Ho bisogno di te!- Mi fa, arpionandomi un braccio e trascinandomi fuori dal portone.
Non so perché ma sono convinto che non si tratti della solita scopata: il comportamento della mia “nave scuola” è decisamente anomalo.
– Ti prego, dimmi che non hai impegni per oggi pomeriggio!-
– Beh… no.- Dico, dopo averci pensato per nemmeno due secondi.- Sono libero.- Di qualsiasi cosa si tratta, non posso di certo dirle di no.
– Sei un tesoro!- Esclama, felice come una bambina di otto anni che ha appena ricevuto in regalo l’ultimo modello di Barbie. – Allora ci vediamo qui alle diciassette in punto.- Dichiara, categorica.
– Ma cosa succede?- chiedo.- Non l’ho mai vista cosi.-
– Belle notizie, mio caro ragazzone!- Esclama.- Anzi, ottime notizie!-
La guardo fissa, aspettando che continui.
Lei mi sbircia di sguincio e mi fa l’occhiolino.- E’ una super sorpresa: sarai il primo a saperlo! E dopo si festeggia!- E mi appioppa un altro bacio, questa volta sulle labbra.- Ci vediamo dopo: vedrai che ci divertiremo come pazzi. E, se non ti è troppo disturbo, mettiti un po’ elegante.- Mi consegna un quarto bacio, sempre sulle labbra, e riparte verso casa, lasciandomi come un cretino a fissarla mentre si allontana sculettando come una pazza.
“ Oh Cazzo! E’ andata fuori di melone!” Penso. Ma sono anche certissimo che ha in mente qualche nuovo numero da farmi fare: di qualsiasi cosa si tratti, non me la perdo per niente al mondo.

E quando mi ritrovo seduto accanto alla Signora Gianna, davanti la scrivania di un avvocato, anzi avvocatessa, mi rendo conto che è veramente uscita di melone, ma nel senso buono del termine: ha chiesto ed ottenuto la separazione da quel coglione di suo marito Tullio. Quindi immagino anche che voglia davvero festeggiare e mi domando cosa si sia inventata questa volta, quale nuova avventura mi aspetti.
Comunque, a prescindere dal discorso sesso, per quanto mi dispiaccia un po’ per lei, piantare il marito non può essere che un bene: da anni trattata come una serva dal marito e, con mio sommo rammarico, ora anche dal figlio, nonché mio ex amico, che ormai tratta sua madre forse peggio di come la tratta Tullio.
E così ascolto attentamente le due donne che rileggono attentamente le scartoffie legali prima che Gianna le firmi, fungendo in pratica da testimone, commentando il tutto e farcendolo di aneddoti e ricordi. Il che mi fa scoprire parecchi dettagli interessanti sul passato di Gianna, che non è mai stata molto loquace in merito alla sua vita pregressa.
Intanto salta fuori che la casalinga trascurata ha un dottorato in economia e commercio, poi che è di famiglia decisamente benestante, infine che da giovane si è “divertita” parecchio, il che spiega la notevole esperienza che ha in fatto di sesso. Ed è altrettanto ovvio che Nadia, è questo il nome della legale, e Gianna si conoscono fin da ragazze, dai tempi della scuola superiore, e che assieme devono averne combinate veramente parecchie.
Il che risulta anche più sorprendente visto l’aspetto dell’avvocatessa, dalla quale, per essere onesti, non riesco a staccare lo sguardo.
E dai!!
Non pensate sempre a quello, cacchio!
Indiscutibilmente è una bella donna, nulla da eccepire, ma non è quello il motivo del mio interesse.
Continuo a fissarla perché, per abbigliamento e comportamento, sembra in tutto e per tutto la Signorina Rottenmeier, la severa e castigatissima istitutrice di Heidi e Clara.
Si, avete capito bene, quella dei cartoni animati! (Ebbene si! Lo ammetto, da ragazzino me li sono guardati)
Chignon altissimo che le incolla i capelli grigio ferro al cranio, occhialini tondi portati sulla punta del naso, camicia bianca immacolata con una sfilza di bottoni minuscoli ed un colletto talmente inamidato da sembrare fatto di ghisa, filo di perle stile zia zitella e vergine, ampia gonna che le arriva alla caviglia, tacco da 4 centimetri squadrato e, a coronare il tutto, cipiglio da Sergente Maggiore prussiano.
Le manca solo un bell’accento tedesco, l’elmo chiodato ed il quadretto sarebbe perfetto.
Finalmente, con un sospiro da primato, Gianna firma l’ultimo modulo e si abbandona sulla sedia con espressione rilassata.
La legale infila l’ultimo modulo nel faldone e lo passa al suo segretario, che le ha ronzato attorno per tutto il tempo come una diligente ape operaia attorno alla regina, assistendola manco avesse a che fare con Elisabetta d’Inghilterra in persona.
Non sono assolutamente un maschilista, anzi, però sul momento sono rimasto veramente sorpreso di trovare un giovanotto occupare un incarico che di solito è riservato a una giovane donna, possibilmente belloccia; poi, una volta conosciuta Nadia, ho capito che nessuna ragazza sarebbe mai stata ben accetta nel suo studio.
Il biondo segretario si infila il faldone sotto al braccio e, con un sorriso professionale, chiede alla legale se può provvedere a chiudere lo studio.
– Sono le diciotto e trenta, dottoressa.- La informa, compunto. Se non fosse che avrà solo una trentina d’anni ed è biondo, per me gli manca solo un bel frac stile pinguino per essere il prototipo del perfetto maggiordomo inglese.
– Chiudi pure, grazie Antonio!- risponde lei, educata ma ferrea.- Poi, se non ti dispiace, porta quella cosa che ho preparato oggi pomeriggio.- gli fa.
– Molto volentieri, dottoressa.- ribatte lui, sorridendo e accennando pure ad un mezzo inchino.
Mi rosico la lingua per impedirmi di mettermi ridere come un demente: “Charles… may I have a cup of tea, please!” “Off course, ma’am!”
Ossignur, ma dove lo ha trovato?
Il biondo esce e si richiude diligentemente la porta alle spalle, mentre l’avvocatessa ne segue i movimenti con lo sguardo. Infine si accomoda meglio sulla poltrona dirigenziale e lascia andare un sospiro soddisfatto, mentre per la prima volta la vedo sorridere con autentico calore.
– E’ fatta, Gianna!- Dice poi. – Sei finalmente libera.-
Pure Gianna sta sorridendo e per me, che sono abituato a vederla così contenta solo dopo un pomeriggio di sesso sfrenato, è assolutamente entusiasmante.
– Puoi dirlo forte! Finalmente libera! – Concorda.
– Peccato solo che tu ci abbia messo tutto questo tempo, a deciderti.- fa la legale.
– Mi ci è voluto un aiuto.- Afferma Gianna, allungano una mano per accarezzarmi l’avambraccio.- Qualcuno che mi facesse capire che potevo ancora godermi la vita.- Fa, ammiccando verso di me.
Ecco! Ora ho toccato un nuovo vertice nell’imbarazzo: io non ho fatto nulla di eccezionale… a parte scoparla e farmi scopare in tutte le salse.
– Perciò è merito di questo pezzo di ragazzone.- Fa Nadia, osservandomi con un sorrisetto sardonico. – Lui sarebbe il Pluto di cui mi hai tanto parlato.-
– Già.- Risponde Gianna, e noto una punta di orgoglio nella sua voce.
– Cavolo, Gianna! Ti avevo consigliato di trovarti un bel giovanotto che ti consolasse, ma non così giovane!- Ribatte l’avvocatessa, con una risatina.
– Che cazz…- esclamo, con tanto d’occhi, sobbalzando sulla sedia. Ma guarda che tipo da spiaggia, ‘st’avvocata!?
– Avrà si e no vent’anni.- Dice, e mentre lo fa mi squadra di nuovo con un espressione inquisitoria. Tra espressione, abbigliamento e modi di fare, in tribunale questa deve essere un vero barracuda.
– Diciannove.- Precisa Gianna.- Ma è un ragazzo molto in gamba! Molto… maturo.-
– Ehmm… vi ricordo che sono qui presente, signore!- Borbotto, sentendomi come un alunno irrequieto convocato in presidenza.
– Lo sappiamo perfettamente.- Mi risponde Nadia.
Apro la bocca per risponderle, ma vengo interrotto dalla porta che si riapre ed il segretario che rientra con un vassoio coperto da coppette di salatini, tovagliolini e bicchieri in mezzo ai quali troneggia una bottiglia di spumante.
– Un brindisi ci vuole.- Annuncia l’avvocatessa a Gianna.
– Nadia, sei un tesoro, hai pensato anche a questo.- Risponde lei, quasi commossa.
– E’ il minimo, mia cara!-
– Tutto fatto, Dottoressa.- annuncia “Charles”.- Le ho messo il fascicolo tra i documenti in uscita ed ho chiuso lo studio.- poi piazza i bicchieri sulla scrivania.
– Posso stappare?- chiede, da perfetto maggiordomo.
– Grazie Antonio, fai tu gli onori da casa.- gli risponde lei.
Lui esegue ed a tempo di record abbiamo un bicchiere ciascuno e lo solleviamo in onore di Gianna. Mentre bevo, valuto che qua la faccenda sembra andare per le lunghe ed io inizio a scalpitare: preferirei di gran lunga andarmene e finalmente scoprire come Gianna intende festeggiare la libertà ritrovata. Se la conosco almeno un poco, deve trattarsi di qualcosa di veramente eclatante.
– Ci voleva proprio.- Sospira soddisfatta Nadia, risvegliandomi dalle mie fantasie, dopo aver trangugiato un lungo sorso ed essersi lanciata in bocca qualche arachide tostata.- Dai, Antonio, per oggi abbiamo finito! Prenditi una sedia e vieni qui accanto a me. E’ il momento di festeggiare.-
– Non vedevo l’ora.- dichiara il biondo, improvvisamente più spigliato e deciso. Si allenta la cravatta, slaccia il primo bottone della camicia, afferra una sedia e si piazza accanto a Nadia.- E’ stata una giornata pesante ed un po’ di relax mi starebbe proprio bene.- Dichiara, fissando prima me e poi Gianna con un sorrisino strano. Sembra tutta un’altra persona
“Dove cavolo è finito il maggiordomo inglese?” mi chiedo.
– Beh, età a parte,- continua la teutonica, riprendendo il discorso.- sembra proprio che questo giovanottone abbia fatto un ottimo lavoro, per te.-
– Ci puoi scommettere.- Sentenzia Gianna.- Senza di lui, a quest’ora sarei ancora segregata in casa a lavare le mutande a mio marito.-
– Ti capisco perfettamente.- Concorda Nadia.- Il mio caso è differente, ma ti assicuro che dopo il divorzio con Stefano ho passato un periodo veramente nero. Per fortuna ho trovato un valido collaboratore… e dire che l’avevo assunto solo per fare piacere ad un collega avvocato.- Allunga una mano e carezza gentilmente una guancia ad Antonio.- Mai assunzione si è rivelata tanto proficua!-
“Orcatroia!” Penso, restando a bocca aperta come una triglia “L’Avvocatessa se la spassa con il giovane segretario!”
Dalla mia espressione è fin troppo facile capire quello che penso, perché la legale mi sorride facendomi l’occhiolino.
– Proprio così, mio caro Pluto.- conferma. – Antonio è indiscutibilmente un ottimo segretario… ma ha anche molte altre qualità.- Afferma compiaciuta, scambiano un occhiata d’intesa col biondo, che le sorride di rimando, infilandosi in bocca una patatina.
– Faccio il possibile per rendermi utile.- Afferma poi.
– Un po’ come te, mi sembra.- continua Nadia, rivolta a me.- Da quanto mi ha raccontato Gianna, oltre ad aggiustare lavatrici, pure tu sai fare altri tipi di lavoretti.-
Guardo di sguincio la mia “nave scuola”, che se la ride sotto ai baffi, giocherellando con un bottone della camicetta. Lei mi fissa direttamente negli occhi e lo slaccia.
– Gianna?- faccio, decisamente sorpreso dal gesto.
– Signora Gianna!- Mi fa lei di rimando, nel suo tipico rimprovero, prendendo a giocherellare con il bottone successivo. E slaccia anche quello.
“Oh cazzo!” Penso, sullo sbigottito andante. “Stai a vedere che…”
Volto gli occhi verso l’avvocatessa ed il sospetto che mi è venuto si tramuta immediatamente in certezza. Nadia sorride, prende un sorso di spumante e nel frattempo si passa delicatamente la punta di un dito sul seno, nel punto esatto in cui dovrebbe esserci il capezzolo.
– Alla faccia del festeggiamento a sorpresa!- Riesco a dire, dopo aver deglutito con una certa difficoltà.
– Perché? Ti darebbe proprio tanto fastidio festeggiare Gianna assieme a me ed Antonio?- chiede la legale, continuando a strusciarsi una tetta. Guardo ipnotizzato le sue dita che accarezzano a stoffa e mi chiedo distrattamente cosa in effetti nascondano quei vestiti da vecchia governante
– Direi proprio di no.- Borbotto infine, rendendomi conto che l’idea mi intrippa in modo pazzesco.
– Bravo ragazzone!- risponde lei, chiudendosi la mano sulla tetta e stringendo con energia.
Accanto a me, Gianna si alza in piedi e lascia cadere dalle spalle la camicetta che ha finito di sbottonare, restando in reggiseno e gonna. Si avvicina e mi si accoscia davanti, appoggiando le mani sulle mie gambe.
– Non ti avevo detto che avremmo festeggiato alla grande?- mi fa, risalendo con le mani verso il pacco.
Io mi limito ad annuire, con la bocca secca come il Sahara in piena estate.- Lo sai che mantengo sempre le promesse. E poi vorrei proprio festeggiare con una vecchia amica come Nadia.- ed in un momento mi ritrovo con i pantaloni slacciati e Gianna impegnata a tirarmi fuori l’uccello. Cosa peraltro complicata dal fatto che è già duro come il granito delle dolomiti.
– Mhmmm!- Mugola Nadia, osservando l’operato dell’amica.- Vedo che no hai perso le tue abilità, tesoro.-
– Pluto mi ha aiutata molto a rispolverarle.- Dichiara la rossa, poi spalanca la bocca e fagocita il biberon, strappandomi un verso di puro godimento.
L’avvocatessa osserva per un momento il saliscendi della testa di Gianna tra le mie gambe, poi allunga una mano e tira a se Antonio. Il biondo non si fa pregare e s**tta in piedi, slacciandosi i pantaloni a tempo di record. Un attimo dopo sventola l’uccello sotto il naso della sua datrice di lavoro. Lei lo guarda dal basso, gli appioppa un bacio giusto sulla punta, spalanca la bocca e se lo caccia in gola per intero, andando a schiacciare il naso sul pube implume del biondo, che sospira il suo apprezzamento.
Le due valchirie si danno da fare sui nostri rispettivi organi erettili per qualche minuto, mentre noi due fortunati ci godiamo il trattamento. Poi Antonio richiama la mia attenzione. – Ehi?- Mi fa.- Che ne dici di scambiarcele.- Propone.
Io esito un istante, chi invece accetta con entusiasmo è proprio Gianna, che solleva la bocca dal fiero pasto e mi consegna una pacca sulla coscia. – Vai da Nadia.- Mi ordina, poi si inginocchia a terra e fa cenno ad Antonio di raggiungerla. Il segretario gira attorno alla scrivania e senza nemmeno rallentare, infila il cazzo fra le tonsille di Gianna, che lo accoglie con entusiasmo. Io mi strappo dalla poltroncina imbottita, sfilo rapidissimo pantaloni e mutande e raggiungo l’avvocatessa, intenta a impastarsi le tette come fossero una chilata di pasta da pizza… beh… facciamo due chilate… anche due e mezzo.
E visto che se ne sta li ferma sugli zoccoli a bocca spalancata, ci sto un attimo ad infilarmici dentro fino alla radice.
Sento le pareti della sua gola che mi stringono la cappella e sono già costretto a serrare i denti per non venirle direttamente nell’esofago.
Lei mi arpiona le chiappe ed inizia un andirivieni che nemmeno uno stantuffo da locomotiva a vapore, risucchiando come una specie di macchina mungitrice industriale.
Tanto per distrarmi, mi dedico a slacciare i bottoni di quella stupida camicetta che indossa. Cazzo se sono tanti e cazzo se sono piccoli.
Sono arrivato al sesto bottone, con un paio di smadonnamenti, quando Nadia mi abbandona il retrotreno, sputa per un momento il mio uccello e, afferrati i lembi della camicetta, li strappa con forza all’infuori.
I bottoni saltano come spezzoni di uno shrapnel e rimbalzano un po’ ovunque. – Così fai prima!- sentenzia, prima di rimettersi il mio cazzo in bocca.
Io mi limito a scuotere la testa: questa è più spanata di Gianna.
E visto che ho campo libero, infilo le mani nella camicia e le agguanto le latterie. Come avevo sospettato, quella camicetta da educanda nascondeva parecchia mercanzia e pure parecchio soda. E’ il mio turno di fare il panettiere, con notevole gusto reciproco.
Nel frattempo, Gianna ed Antonio non sono di certo stati li a contare le pecore: in un concerto di ansimi e mugolii, si sono spogliati a vicenda ed ora il biondo segretario se ne sta con la faccia infilata tra le cosce inguainate nelle autoreggenti di Gianna, seduta sulla scrivania, intento a sbafarle la gnocca con evidente trasporto. Lei ansima il suo apprezzamento e mi guarda negli occhi, uno sguardo torbido da allupata che è tutto un programma.
– Poteva anche avvertirmi.- La rimprovero bonariamente.
– E rovinarti… la sorpresa?- ansima lei.- Non mi sarei… ahh… persa la tua… ahhh… espressione per niente ahhh…al mondoooooohhh.- dice, finendo in un rantolo. Cazzo! Il biondo l’ha già fatta venire!
Non posso essere da meno! Ne va del mio onore!
Sfilo l’uccello dalla bocca di Nadia e mi inginocchio accanto a lei, che mi guarda curiosa. Afferro i braccioli dalla poltrona e la sposto il necessario da trovarmela davanti. Infine agguanto l’orlo della lunga gonna ed alzo il sipario. – Alla faccia del cazzo!- borbotto, alla vista di ciò che era celato sotto la stoffa. Magari avrà addosso vestiti da governante, ma le calze con tanto di reggicalze e le mutandine di pizzo macramè sono tutt’altro che pudiche.
Lei per tutta risposta spalanca le cosce, piazza un tacco sul bordo della scrivania, l’altro sulla sedia precedentemente occupata da Antonio e scosta le mutandine con due dita.
Invito accettato! Mi butto sulla patata completamente depilata e ci incollo le labbra, iniziando a leccare manco fosse il miglior gelato del mondo! Forse dovrei brevettarlo: gelato al gusto di figa! Scommetto che farei soldi a palate.
Nadia geme contenta e mi affondo le dita tra i capelli, stringendomi la zucca come se avesse paura che le scappassi via. Dovrebbe stare tranquilla: ho tutta l’intenzione di mangiarmi quella magnifica capasanta fino a saziarmi.
In due minuti mi ritrovo col mento che gocciola bava femminile e Nadia che si contorce come un cobra reale sotto le mie sliguazzate: gli insegnamenti di Gianna danno i loro frutti anche con lei! – Cazzo Gianna!- La sento dire a smozzichi.- ‘Sto ragazzo lecca da dio!-
– Come se non lo sapessi!- Risponde Gianna a pochi centimetri dal mio orecchio. Sollevo gli occhi e vedo la sua faccia paonazza che spunta dal bordo della scrivania. Per un secondo mi chiedo che cavolo sta facendo, poi il rumore ritmico che proviene da dietro di lei ed il suo sobbalzare a tempo mi forniscono la risposta. Evidentemente il segretario di Nadia ha deciso di infornarla sulla scrivania del capo: scommetto che riserva quel trattamento anche alla gentile avvocatessa.
Per un attimo mi passa per la mente la scenetta del biondo segretario “simil-maggiordomo inglese” che, scopando la Dottoressa distesa sulla scrivania, pronuncia con perfetto accento britannico la parodia della tipica ed odiatissima frase scolastica: “The Boss is on the table! Here you are the cock, ma’am!”
Scaccio la visione e mi ridedico a quanto sto facendo: sarebbe davvero imbarazzante se mi mettessi a ridere con la bocca piena di figa avvocatesca!
Consegno un ultima slappata alla legale, poi decido di imitare Antonio. Mi sollevo, gattono in avanti e, senza nessuna difficoltà, infilo il cazzo in pancia a Nadia, che geme di gusto. É uno spettacolo a dir poco strano, con lo chignon ancora perfetto, gli occhialini sul naso e la collana di perle al collo, ma con la camicetta strappata, le tette al vento, la bocca mugolante spalancata e la faccia arrossata dall’eccitazione.
– Sbattimi per bene, dai!- Mi incita, con la voce roca.
Io afferro i braccioli della poltrona e comincio a pistonarla a tutto spiano, scuotendola come una bambola, con un rumoroso ed osceno sciacquio.
– Oh si, proprio così!- Esclama.
– Ti scopa bene?- le chiede Antonio che, artigliato alle chiappe di Gianna, a sua volta sbatte con forza la rossa.
– Benissimo!- Rantola la legale, strizzandosi e tirandosi i capezzoli senza il minimo riguardo.- E’ davvero un bravo torello. Proprio come te.- Gli dice.
Le due amiche si guardano con aria soddisfatta e si scambiano un bacio a distanza. Ma chiaramente non la pratica non soddisfa Nadia, che toglie il piede dalla scrivania e, costringendomi a ruotare sulle ginocchia, avvicina il viso a quello di Gianna. Un secondo dopo si baciano con tanta foga che sembrano decise a sbranarsi la faccia l’un l’altra.
– Orcatroia!- Bofonchio, scoprendo solo in questo momento il lato saffico della mia “nave scuola”. Lato che non mi aspettavo ma che di sicuro non mi scandalizza, anzi, non fa che farmi aumentare la pressione di una ventina di punti. Sbuffo come un toro e aumento la forza dei colpi, deciso a far venire Nadia il più presto possibile.
In effetti il trattamento funziona, perché l’avvocatessa si mette a sbuffare come una foca ed infine si tende come un arco e viene di botto, inondandomi il pube di broda. – Orcatroia d’una troia!- Esclamo sorpreso, ripetendomi mio malgrado. Gianna, quando viene, si bagna parecchio, ma Nadia è un vero ruscello. Ho il cazzo e il pube ricoperto di ciprigna. Mi sfilo dalla sua figa bollente e sento che Gianna mi afferra per la mano.
– Vieni qui!- ordina, tirandomi verso di se. Mi alzo e l’accontento e lei mi si getta sul cazzo come indemoniata, ripulendomelo a colpi di lingua.
– Golosa!- dice Nadia al mio fianco, mentre si massaggia la patata a due mani. Gianna si limita a mugolare, poi mi molla il punteruolo e con un gemito gutturale raggiunge a sua volta l’orgasmo, accasciandosi sulla scrivania.
Antonio rallenta, poi gentilmente si sfila dal corpo della rossa.- Cazzo.- Borbotta.- Stavo quasi per venire.- dichiara. Lo capisco perfettamente: le strizzate che ti consegna la mia “nave scuola” quando raggiunge l’orgasmo possono risultare fatalmente piacevoli. Barcolla di lato e si lascia cadere sulla poltroncina, passandosi il dorso di una mano sulla fronte. – Complimenti per la gentile Signora Gianna.- Mi fa, con una strizzatina d’occhio.- Complimenti per l’Avvocatessa.- Rispondo.
– Meno complimenti e più sesso!- Esclama Nadia dalla sua poltrona.- Non penserete mica che sia finita qui, vero?- dice.
Io mi volto e la squadro, poi mi indico l’uccello che è ancora in piena erezione.- Io sono ancora a pieno regime.- La informo.
– Io pure.- Mi sostiene Antonio, indicandosi anche lui l’inguine.
– E allora diamoci da fare!- esclama Nadia, soddisfatta, alzandosi dalla poltrona. Finisce di spogliarsi a tempo di record e raggiunge Antonio.
– Stenditi a terra, tesoro.- Gli dice, prendendogli una mano. Quello esegue prontamente e Nadia gli si accuccia sulla faccia, in un principio di sessantanove, bloccandogli le braccia con le gambe. – Leccami per bene.- Lo esorta, come se servisse, visto che Antonio ha già incollato la bocca alla sua figa. Sono convinto che ora si chinerà a ricambiare il suo amante, invece l’avvocatessa mi guarda e mi fa cenno di raggiungerla. Mi agguanta l’uccello e gli consegna una slappata giusto sulla punta. – Che dici, Gianna.- Dice guardandomi diritto negli occhi.- Gli facciamo provare un pompino a due bocche.-
– Ostia!- grufolo io, mentre la rossa s**tta come una centometrista. Scavalca Antonio e gli si siede sull’uccello duro, iniziando immediatamente un lento movimento di bacino. Sento il biondo mugolare di piacere e chissà perché per un momento lo invidio. Deve essere un’esperienza quasi mistica che, prima che la festicciola sia finita, intendo sperimentare. Ma nel frattempo mi sa che dovrò concentrarmi a deconcentrarmi (che ossimoro assurdo): due bocche bollenti iniziano a dedicarsi al mio cannolo e mi rendo conto che sarà un’ardua impresa resistere alla tentazione di innaffiarle.
Socchiudo gli occhi e mi godo il doppio pompino, osservando rapito le due scalmanate contendersi il mio uccello in una salivosa battaglia a colpi di lingua e di labbra. Come previsto, il risultato è decisamente micidiale!
Devo rallentarle un po’, altrimenti mi finiscono a tempo di record, quindi appoggio una mano su ciascuna testa nel tentativo di pilotare i loro movimenti. Ci riesco solo parzialmente, ma quel tanto che basta per non rischiare l’orgasmo istantaneo.
Chi invece non si preoccupa affatto sono le due amazzoni, che senza riguardo alcuno si godo uccello e lingua del biondo. La prima a cedere è di nuovo Gianna: molla il mio cazzo (con mio grande sollievo) e si abbandona ad un nuovo orgasmo che la lascia boccheggiante.
Nadia resiste un po’ di più, ovvero il tempo di ficcarsi i mio uccello fino in gola due o tre volte, provocandosi un paio di conati e le lacrime agli occhi, poi si scuote tutta e praticamente annega Antonio con una secchiata di broda femminea. Il biondo riemerge sputacchiante ma soddisfatto.
Io mi affretto a metter in atto quanto mi ero riproposto. – Ora tocca a me.- dichiaro, stendendomi a terra. Gianna capisce al volo, si disimpala da Antonio e con una coreografica sgambata, mi si siede sulla faccia. Incollo la lingua al suo grilletto e un momento più tardi sento una figa calda imprigionarmi l’uccello. Ci avevo visto giusto: è un’esperienza veramente strepitosa.
In quanto ad Antonio, ha preso il mio posto, perché lo sento chiaramente lamentarsi di piacere.
– Cazzo, siete terribili.- Lo sento dichiarare a denti stretti. So di cosa parla!
E pure io me la sto godendo un frego e mezzo: adoro slinguazzare un patata ed adoro scopare, ed ora sto facendo le due cose simultaneamente. Se non è questa la gioia di vivere, non so quale possa esser.
Mi ci impegno per bene, ma evidentemente Gianna è già venuta troppe volte per poter replicare in così breve tempo. Però ho la certezza di fare un buon lavoro, visto quanto si agita e quanto mugola. E borbotta pure. Anzi, sento che bisbiglia qualcosa. In effetti stanno parlottando tra di loro: non sono preoccupato, semplicemente sono curioso.
D’improvviso la calda patata che mi avvolgeva l’uccello scompare. Mugugno deluso, ma continuo il lavoro di lingua e un momento più tardi vengo ricompensato: una bocca bollente mi si avvolge attorno all’uccello e si mette a succhiarmi come una forsennata. Gianna non può essere, perché la sento diritta sopra di me (probabilmente sta deliziando Antonio) quindi si vede che l’avvocatessa ha deciso di riprendere il pompino interrotto prima. Non che mi dispiaccia, anzi! Il trattamento è di quelli extra lusso: un pompino con i controcazzi, devo ammettere. E con rammarico devo dire che è migliore di quelli, già strepitosi, che mi fa Gianna.
E ad un certo punto, mi tocca addirittura fermarla.
Stacco la bocca dalla figa di Gianna e rantolo.- Basta, ti prego, così non resisto!- Ringhio. Ma non ottengo nessun effetto: sembra che Nadia non abbia intenzione di fermarsi.
Gianna mi tiene ancora bloccato con le gambe, ma sono abbastanza grosso e forte da riuscire a divincolarmi senza troppi problemi. Letteralmente la sollevo di peso, me la tolgo dalla faccia e mi sfilo da sotto di lei.
– Cristosanto!- Sbotto, non appena ho la visuale libera.- Echecazzo!?- aggiungo, paralizzato dallo stupore.
Il magnifico pompino me lo sta facendo Antonio. Non muovo un muscolo, mentre lui continua a ciucciare ad occhi chiusi come se fosse la cosa più naturale del pianeta terra, mezzo disteso, con la testa di Nadia tra le gambe intenta a ciucciare a sua volta.
– Ti da proprio tanto fastidio?- mi chiede Gianna, mormorandomi in un orecchio. Con qualche esitazione mi volto verso di lei e la guardo negli occhi. Lei sorride sorniona.- Allora?- Insiste.
Do un’occhiata al biondo, che continua imperterrito, poi guardo di nuovo Gianna. Cazzo che storia! Ma alla fin fine devo confessare che non me ne importa un beneamato cazzo. Un pompino del genere è piacevole a prescindere da chi me lo sta facendo.
– Ci contavo.- Mormora Gianna, chiaramente soddisfatta, leggendo la risposta nella mia espressione. s**tta in avanti e mi infila una spanna di lingua in gola, in una limonata da infarto. Io contribuisco afferrandole la nuca e schiacciandola contro la mia bocca.
A testimonianza del trasporto messo in quel bacio, quando ci stacchiamo un sottile filo di bava ci unisce le labbra per qualche secondo. Non so perché ma quel particolare ha qualcosa di estremamente erotico.
Realizzato che non mi dispiace affatto il trattamento, torno a distendermi e mi godo la bocca di Antonio, chiedendomi se forse sarebbe il caso di ricambiare. Decido di no. Non mi sento pronto a un passo del genere.
Chi invece non si crea problemi di sorta è Gianna, che mi abbandona e gattona fino a raggiungere Nadia. La stacca dal cazzo di Antonio e la bacia con trasporto, come ha fatto un attimo fa con me. Le due si abbracciano, iniziando a carezzarsi a vicenda e in neanche un minuto si lanciano in un sessantanove saffico condito da lamenti e mugolii.
Roba del genere l’ho vista solo sui giornali porno o nei film, ma assistere ad una lesbicata dal vivo è tutta un’altra storia. Anche il biondo deve essere d’accordo, perché smette di succhiare e osserva le due maiale, smanettando l’uccello ad entrambi.
– Che bello spettacolino!- commenta, ammiccando verso di me.
Io mi limito a grugnire, affascinato da quel intreccio di corpi femminili.
E rimaniamo a goderci lo spettacolo per un bel po di tempo, finché proprio non ce la faccio più a resistere. Striscio sul tappeto fino a raggiungere le due donne e mi piazzo alle spalle di Nadia, che se ne sta culo all’aria a farsi slinguare la gnocca da Gianna. Senza troppi preamboli glielo schiaffo in corpo e comincio a scoparla di santa ragione. E stando al mugolio soddisfatto che le sento fare, non deve essere molto dispiaciuta.
Pure Antonio si unisce a noi e, dopo una rapida capatina nelle fauci dell’avvocata, inforna Gianna, che a sua volta si mette a scalpitare, presa tra due fuochi.
Devo ammettere che il quadretto plastico che ne viene fuori è quanto mai stimolante. Per non parlare di quanto stimolante è per me avere giusto sotto agli occhi il culo marmoreo di Nadia con il forellino secondario esposto al pubblico ludibrio.
Chissà se la dottoressa ha problemi a giocare anche con la porta di dietro?
Me ne accerto subito, appoggiandoci un pollice e spingendo delicatamente. La legale mugola e per tutta risposta spinge il culo indietro, verso il mio dito, che sparisce di botto in quel pertugio.
No. Non ha problemi di nessun tipo!
Mi sfilo gentilmente dalla sua brodosa patata e alzo il tiro di qualche centimetro. Gianna nota la manovra e prima che io possa sprofondare in quel budello tentatore, si appropria del mio uccello e gli consegna quattro poppate che neanche un pompa di sentina da petroliera riuscirebbe a fare. Dopodiché mi guida il papagno al suo posto e mi incita a spingere.
Non ci penso due volte: eseguo. L’anello bruno resiste per meno di un secondo, poi si espande e mi avviluppa il cazzo, che scivola fino in fondo come il proverbiale coltello rovente nel proverbiale panetto di burro.
Sento Nadia gemere e sospirare, il che appaga moltissimo il mio lato culofilo, perciò inizio un lento ma deciso andirivieni nel suo retto. – Ohsisisisisisisi!- mugola lei. Antonio, che essendo molto concentrato a scopare Gianna non aveva notato il mio armeggiare, da un’occhiata al mio uccello piantato nel culo del suo boss e ghigna sotto i baffi che non ha.
– Ti piace un bel culo accogliente.- mi fa. Non sono certo se si tratta di una domanda o di un’affermazione, quindi non rispondo se non con i fatti, cominciando a sodomizzare con ardore la sua titolare.
– Piace molto anche a me.- Dichiara poi.
– Allora approfittane.- gli suggerisco.- Gianna lo adora.-
Lui mi guarda di sguincio e fa una risatina, poi prende Gianna per i fianchi e la trascina fuori da sotto di Nadia.
La rossa, che ovviamente ha sentito, si rigira rapidamente e, distesa pancia a terra, si allarga da sola le chiappe.
– E’ un chiaro invito.- afferma deciso Antonio, continuando a sbirciarmi. Poi si stende sulla schiena di Gianna e la inforna senza nessuna difficoltà, strappandole un sonoro gemito di goduria.
Nadia nel frattempo ha cominciato a smaniare. Sento che si sgrilletta furiosamente e mi incita a sbatterla più forte. Io eseguo diligentemente meditando sulla voglia che ho di venirle nel sedere.
Ci sto ancora pensando che l’avvocatessa raggiunge l’apice e mi innaffia le cosce di broda. “Cazzo! E’ peggio di una fontana, questa!” penso.
L’idea di venirle nel retto sfuma improvvisamente, perché Nadia mi sguscia di sotto e rotola da un lato, stendendosi accanto a Gianna ed Antonio.
Mi guarda soddisfatta ma anche un po’ divertita. Cosa ci sarà di divertente, non lo capisco.
La legale allunga una mano e accarezza gentilmente una chiappa del biondo.
– Eh si!- Fa poi.- Anche a lui piace tanto!- dice rivolta a me.
– Lo vedo.- Concordo, osservando la foga con cui sta inculando Gianna.
Nadia fa di no con la testa, si solleva gattoni e si piazza dietro Antonio. – No, non hai capito!- mi fa, poi infila le dita nel solco delle chiappe del biondo e gli pianta gentilmente ma fermamente un dito nell’ano.
– Porcocazzo!- esclamo, sentendo il biondo rantolare di piacere mentre si inarca per ricevere meglio l’intruso.
– Hai capito, ora?- mi chiede Nadia, infilando un secondo dito ad Antonio, che rantola di nuovo. – L’invito era per te.-
– Puttana Eva!- mi limito a dire. Non so cosa fare.
– Dai Pluto!- Biascica Gianna con la faccia schiacciata sul tappeto e gli occhi spiritati.- Sarà come scoparci entrambi!-
“Cristoincarriola!” Penso. “Che cazzo devo fare?” Non sono mai stato attratto dagli uomini, non ci ho proprio pensato, eppure… Osservo le dita di Nadia che sprofondano ritmicamente tra le chiappe glabre di Antonio e mi rendo conto che tutta la situazione mi eccita fuori misura. “Stai a vedere che sono…”
Ma chissenefrega!
Come in trance, mi tiro su e raggiungo Nadia, piazzandomi dietro al biondo.
– Si Pluto!- Mi esorta Gianna, entusiasta.- Scopaci, dai, scopaci tutti e due!-
Nadia mi agguanta l’uccello, lo insaliva diligentemente, e infine lo guida verso il culo di Antonio, che si ferma per facilitarmi l’ingresso.
Guardo fisso l’avvocatessa e spingo. E’ un secondo: sprofondo nell’ano di Antonio fino alle palle, distendendomi sopra di lui, schiacciandolo su gianna Gianna. Il loro mugolio si unisce al mio.
– Vai!- Mi esorta Nadia.
Inizio a muovermi ed è davvero come se stessi scopando tutti e due. Ogni mia spinta, fa muovere pure il cazzo di Antonio piantato nel culo di Gianna: sono io che guido la scopata. Ed il culo del biondo è caldo è accogliente quanto quello di Gianna o di Nadia. “Vaccaputtana! Sto inculando un uomo che incula una donna!” e comincio a pistonare a tutta forza, facendo ondeggiare tutti e tre manco fossimo nel bel mezzo di un maremoto. Gemo io, geme Antonio, geme Gianna e geme pure Nadia, che si sposta culo a terra fino a piazzare la fregna davanti al naso della Rossa, che si mette a slapparla di gusto.
Probabilmente qualcuno mi definirà gay, altri si scandalizzeranno, forse domani sarò incazzato con me stesso, ma in questo preciso istante sto godendo come non mai. Sbatto con forza l’uccello in quel buco e sento il piacere montare come uno tsunami. Tutta la situazione è la cosa più eccitante in assoluto che mi sia mai capitata, e non posso resistere. Non voglio resistere.
– Sto per venire.- Gorgoglio nell’orecchio di Antonio.
– Oddio!- Esclama lui.
– Cazzo.- Biascica Gianna contro la fica di Nadia, che geme a ciclo continuo.
Sento Antonio che si tende ed il suo ano che si stringe attorno al mio uccello. – Godo!- Rantola mentre lo sento contrarsi ritmicamente. Mi rendo conto che sta sborrando nel culo a Gianna ed è la goccia che fa traboccare il vaso. Gli schizzo nel retto, digrignando i denti dal piacere e sentendo, distante, anche Gianna esternare il suo orgasmo con una specie di urlo roco e gutturale.

Ci impieghiamo quasi dieci minuti a riprenderci. Siamo tutti sullo strapazzato andante, ma Nadia è quella messa peggio. Lo chignon le si è disfatto ed ora ha i capelli sparati sulla testa come una megera. E del trucco non parliamo, ha il rossetto sparso fino al mento ed il mascara colato agli angoli degli occhi giù per le guance. Non so se mette paura o è comica
Tenta di rimettere un po’ a posto i capelli usando le dita, ma sono tutti aggrovigliati e non fa altro che peggiorare la situazione.
– Vado a darmi una sistemata.- Dichiara, sconfitta, alzandosi dal tappeto con qualche difficoltà.
– Ti accompagno.- dice Gianna, alzandosi a sua volta. Lei usa pochissimo trucco, quindi da quel lato non è poi tanto male, ma i capelli già arruffati di norma, ora sembrano quelli di una gorgone.
Spariscono nel corridoio, dirette al bagno dello studio.
Io e Antonio ci tiriamo in piedi e collassiamo sulle due poltroncine davanti alla scrivania.
– Caspita!- fa il biondo.- Bella festicciola.-
– Si!- brontolo in risposta.- Piena di sorprese e novità.- Continuo con lo stesso tono
Il biondo mi guarda di sottecchi.
– Problemi?- mi chiede.
Esito.- Boh… più che altro un paio di dubbi.- Dico.
– Scommetto che riguarda quello che io ho fatto a te e, soprattutto, quello che tu hai fatto a me.- Afferma Antonio, con voce tranquilla.
– Già.- Non è che mi vada poi tanto, il discorso, ma mi parrebbe di essere scortese a non rispondere.
– Immaginavo.- Dice, con un mezzo sorriso.- Gianna ci aveva detto che sarebbe stata la prima volta per te.-
– Come?- Esclamo, raddrizzandomi di s**tto sulla poltroncina.- Vuoi dire che avevate pianificato tutto?-
Lui ridacchia. – Gianna e Nadia.- Risponde.- Hanno organizzato tutto loro. Quelle due, quando sono assieme, sono due pericoli pubblici.-
– Che razza di…- ma Antonio mi interrompe.
– … pazze s**tenate.- dice. Io stavo per andarci giù molto più pesante. – Dimmi una cosa.- mi fa
– Hmm?- faccio, laconico.
– Ma… ti è piaciuto? Intendo tutto l’insieme.- Mi chiede, osservandomi di sguincio.
Non rispondo subito.
– Si. Mi è piaciuto, e pure molto.- Dico.- Mai goduto tanto… ma è proprio quello il problema.- Concludo.
Mi guarda per un lungo minuto, premendosi una mano sulla bocca, soffocando una specie di singhiozzo. Poi scoppia ridere di gusto.
Io lo incenerisco con lo sguardo e sbuffo.
– Scusami.- Dice, cercando di soffocare la risata.- Ti prego, perdonami! Ma è l’affermazione più assurda che io abbia mai sentito.-
– Vaffanculo!- Gli ringhio.
Lui letteralmente si sbellica ed a me viene voglia di smontarlo a schiaffoni.
– Appena… fatto…- Riesce a dire, e giù a ridere ancora più forte.
Lo guardo per un lunghissimo istante cercando di decidere se usare gli schiaffoni o i cazzotti, poi ripenso a quello che gli ho appena detto ed a come lui mi ha risposto e mi rendo conto dell’assurda comicità del tutto.
Un attimo più tardi, sto sghignazzando pure io.
Smettiamo di ridere più che altro per stanchezza.
– Senti.- Mi fa Antonio, quando finalmente ci siamo calmati.- Pensaci bene, ti è piaciuto veramente?-
– Si, veramente.- Dico, deciso.
– E allora dov’è il problema?- mi fa.- Prova a vederla sotto questa luce: sto con Nadia da tre anni, ed è stata lei a farmi provare il sesso con un altro uomo. Prima, se qualcuno me lo avesse proposto, gli avrei fatto un occhio nero come minimo. Ma Nadia mi ha fatto capire che si tratta solo di… di piacere. Di godere. Di divertirsi senza troppe preoccupazioni. La tua vita non cambierà per questo, e se cambierà vuol dire che era questo il tuo destino. Ma ti assicuro che ringrazio Nadia ogni giorno per avermi fatto capire che il sesso inteso come atto fisico per ottenere piacere, poco ha a che con il sesso inteso come genere.-
Esito.- Ci penserò su!- Dico, dubbioso, anche se mi rendo conto che il discorso fila fin troppo bene. Non mi sento affatto differente da com’ero. Forse sorpreso dalla mia stessa reazione, ma niente affatto colpevole, anzi.
– Non farlo troppo, limitati a seguire l’istinto.- dice.
Non riesco a rispondere perché Gianna e Nadia rientrano.
– Perché stavate ridendo come pazzi.- Chiede Gianna, sfoggiando indifferenza ma in realtà scrutandomi attentamente.
– Parlavamo male di voi, ovviamente.- Risponde Antonio, alzandosi.- Ed ora vado a darmi una rinfres**ta pure io.- Si volta a mezzo e mi guarda.- Vieni anche tu?-
Esito, poi mi viene da ridere ma riesco a trattenermi.
– Appena… fatto…- E lo seguo nel corridoio ridacchiando come un deficiente.

– Quanto scommettiamo?- Mi dice Antonio, chiudendo la porta del bagno alle nostre spalle.
Nudi come due vermi in uno studio legale: situazione a dir poco strana.
– Naaaa!- Sbuffo.- Mi sa che perderei.-
– Beh, ti dirò, un secondo giro non mi farebbe tanto schifo.- Dichiara Antonio, indicandosi l’uccello che comincia a dare segni di vita.
Guardo il mio e mi accorgo di essere nella stessa situazione.
– In effetti non sarebbe proprio una cattiva idea.- Gli rispondo. Lui da un’occhiata alle mie parti basse.
– Se vuoi ti do una mano a riprenderti.- Propone malizioso, poi vede il dubbio sulla mia faccia e ridacchia, alzando le mani. – Stavo scherzando!- afferma
– Seee! Ci credo!- dico, scuotendo la testa.
– Secondo me, hanno già ricominciato.- dice, rallentando il passo fino a fermarsi giusto fuori dalla porta dello studio ed accostando l’orecchio allo stipite.
– Senza di noi?- chiedo, rendendomi conto che l’idea è eccitante. Rientrare e trovarle già in azione… il cannolo si inturgidisce al solo pensiero. Sto diventando un vero satiro.
– Non mi stupirei affatto.- Dice in un bisbiglio. E si mette in ascolto.
Poi si volta verso di me con espressione delusa. – Stanno chiacchierando!- mi fa, con aria delusa.
– Cazzo!- Protesto.- Già finito tutto!?-
– Boh! Con le donne non si sa mai!- afferma, categorico. Poi abbassa la maniglia ed apre la porta.
– Dove eravate finiti?- ci accoglie Gianna, con tono preoccupato.
Antonio si volta verso di me con aria esageratamente esasperata. – Queste donne!- dice ad alta voce.- Loro possono sparire in bagno a rifarsi il trucco per un ora e mezza e nessuno deve aprire bocca, ma se noi maschietti ci assentiamo per dieci minuti, sono dolori!-
– Smettila di fare la commedia, Antonio.- Gli ingiunge Nadia, con un’occhiata eloquente prima a me e poi a Gianna.
Capisco subito che la mia “nave scuola” è preoccupata per come posso aver preso il giochetto col biondo.
In effetti non so darle torto: sto ancora digerendo il tutto, ma questo non pregiudica niente.
E sono deciso a farle capire che è tutto a posto.
Punto diritto su di lei e mi fermo al suo fianco. Seduta sulla poltroncina ha la faccia all’altezza del mio inguine, ma in questo momento mi sta fissando negli occhi, con la bocca leggermente dischiusa.
Un brivido mi scorre lungo la spina dorsale e un’idea un po’ pazza mi si accende nella mente, facendomi formicolare i testicoli. Solo che non so come la prenderebbe lei, se la mettessi in pratica.
Decido di pensarci ancora un momento e, per prendere tempo, mi chino e la bacio sulla bocca. Lei risponde immediatamente schiudendo le labbra e ci uniamo in un bacio salivoso e linguato.
– Tutto a posto, allora!- Mi chiede, quando ci separiamo. Ha ancora qualche dubbio, evidentemente.
– Tutto perfetto!- affermo, deciso a dimostrarle che non sto mentendo. Prendo il coraggio a due mani e decido che vale la pena di provarci: mi rimetto diritto e contemporaneamente faccio mezzo passo avanti, arrivando a sfiorare il bracciolo della poltroncina con le cosce. Lei, che se ne sta ancora con la faccia rivolta verso l’alto, mi guarda a bocca mezza aperta senza capire. Ora o mai più. Le prendo delicatamente la testa, con gentilezza gliela faccio abbassare e, prima che possa reagire, le infilo l’uccello barzotto tra le labbra, direttamente sulla lingua.
– Tutto perfetto.- Ribadisco con un sospiro di piacere, mentre lei sussulta e mugola la sua sorpresa.
Per un istante cerca di ritirarsi, ma un attimo dopo mi abbraccia stretto e si mette a poppare come una vitellina da latte, guardandomi dal basso con gli occhi che le brillano di soddisfazione.
– E vai!- Esulta Antonio.- Questa si che è una mossa da campione!-
– Pluto!- Esclama Nadia, ma non ha il tempo di continuare, perché il biondo mi imita con entusiasmo e le infila il cazzo tra le labbra.
E’ il turno della legale di mugolare sorpresa, ma poi anche lei inizia a darsi da fare.
– Amico mio,- fa Antonio muovendosi lentamente nella bocca di Nadia.- questa è proprio un’azione d’effetto! Non so come ti sia venuta in mente, ma è un colpo da maestro.-
– Tanto per fugare ogni dubbio in materia.- riesco a dire, distratto dal magistrale lavoro di bocca a cui Gianna mi sta sottoponendo per restituirmi la consistenza di una sbarra di ghisa. E ci riesce alla grande come sempre.
Quando è certa di aver ottenuto la densità voluta, ovvero stile uranio impoverito, si stacca da me con un ultimo lascivo risucchio e, mentre me lo mena lentamente, mi sorride maliziosa.
– Sapevo che non ti saresti scandalizzato affatto.- dichiara.
– Che ne dici di lasciar perdere le chiacchiere e di darci da fare come si deve, Gianna?- le dico, deciso.
– Signora Gianna!- Mi rimprovera come sempre.
– Gianna!- Ribadisco il nome senza “signora”, prendendole le mani e facendola alzare. Dopo lo scherzetto che mi ha organizzato, non può aspettarsi il solito trattamento di riguardo.- Ora togli quel bel culo che hai dalla poltroncina e vedi di metterti sulla scrivania, come prima per Antonio.- Lei spalanca gli occhi sorpresa dal tono, esita un attimo, poi gira su se stessa ed obbedisce, distendendosi di pancia come le ho detto di fare. Allarga le gambe e spinge il culo in fuori.
– Così va bene?- Mi chiede, ancheggiando leggermente.
– Così va benissimo!- Concordo. La raggiungo e mi piazzo alle sue spalle. Mi abbasso sulle ginocchia per darle un paio di slappate alla patata e infine mi rimetto in piedi e glielo pianto in corpo senza tanti riguardi.
Lei guaisce per la penetrazione improvvisa, ma non mi sembra che le dispiaccia il trattamento.
Al nostro fianco, pure Antonio e Nadia sono passati a qualcosa di più concreto e il biondo la sta scopando seduta sulla poltroncina, con i polpacci sulle spalle, sbattendola con non poca cattiveria.
Sono venuto da poco, e so per certo di avere un bel margine di autonomia, quindi ci do dentro con energia, senza risparmiarmi molto. Ho intenzione di frullarle le ovaie per rappresaglia, e visti i gemiti che fa, penso di starci riuscendo alla grande.
Ed i risultati non tardano a venire, ovvero Gianna se viene con una serie di strilli. La tengo bloccata al suo posto e continuo a sbatterla a tutta forza. Lei boccheggia, a corto d’aria per l’orgasmo, si agita, ma io non la mollo e non intendo farle riprendere fiato: continuo imperterrito con lo stesso ritmo e la stessa energia di prima.
– Che… cavolo… vuoi… fare, Pluto?- Ansima, chiaramente confusa da quel trattamento
– Scoparti di santa ragione, Gianna!- le sussurro in un orecchio, chinandomi sulla sua schiena. – E farti venire a getto continuo.-
– Sei… impazzito?- mi fa, con gli occhi sbarrati.
– Si! Sei tu che mi fai andare fuori di testa!- E torno a mettermi diritto per sbatterla a tutta forza.
– Oddio!- Strilla, qualche minuto più tardi. – Fermati,… ti prego… non posso… non riesco… non…-
Poi gorgoglia e viene una seconda volta.
Non mi fermo nemmeno questo giro, anche se comincio a risentire pure io di questa monta frenetica. Le palle cominciano a ribollire e sento i primi sintomi di un orgasmo da infarto. Ma stringo i denti e non mollo sbattendola senza pietà.
Il terzo orgasmo che la travolge è quasi preoccupante. Gianna non riesce a parlare e fa versi strani, senza nessun senso, agitando una mano come nel tentativo di scacciare una mosca, poi le si incrociano gli occhi e si abbatte sulla scrivania di Nadia, con un sottile rivolo di bava che cola dall’angolo delle labbra sul ripiano di legno massiccio.
Le consegno gli ultimi colpi poi mi fermo e mi sfilo dalla sua figa, che sta letteralmente gocciolando sul tappeto dello studio legale.
Ansima come un mantice e non riesce a spiccicare parola, quindi la lascio in pace a riprendersi. E già che ci sono, riprendo fiato pure io: ho l’uccello in fiamme, di un preoccupante colore violaceo mai visto prima.
Cerco Antonio e Nadia con lo sguardo e li trovo impegnati in una pecorina formidabile, con lei oscenamente scosciata e con le tette schiacciate a terra e lui, con le gambe leggermente flesse, che la scopa da dietro manco fosse una giumenta.
Anche l’avvocatessa è in dirittura di arrivo, e rantola il suo orgasmo direttamente nel tappeto, mentre uno schizzo impressionante va a impregnare il povero tappeto. Spero solo che conosca un buon lavasecco, che elimini con discrezione la valanga di macchie che ci saranno domani.
Li guardo mentre anche loro rotolano a terra e riprendono fiato.
– Caspita!- Fa Nadia.- Non mi aspettavo di certo un crescendo del genere.- é scarmigliata come e più di prima, ma l’espressione è soddisfatta.
Guardo Antonio, che mi fa l’occhiolino.
Io torno da Gianna e le massaggio gentilmente la schiena. Lei mi guarda muovendo solo gli occhi. – Piccolo bastardo!- mi fa, ma lo dice sorridendo.
Antonio si alza in piedi e aiuta Nadia a fare altrettanto, poi la guida alla scrivania.
La spinge con gentilezza, facendola chinare sulla scrivania in posizione speculare a quella di Gianna.
La legale si volta a guardarlo, allarga le gambe e inarca la schiena.- Prendimi ancora!- Gli fa, evidentemente non ancora sazia.
Il biondo si piazza alle sue spalle e le struscia l’uccello sulla fica tutta sbrodolata. Ci affonda un paio di volte, poi si ritrae ed alza il tiro di qualche centimetro.
Sta per infornarla di dietro ed io considero che non è affatto una cattiva idea. Mi fiondo alle spalle di Gianna, che si lamenta debolmente, e ripeto le operazioni fatte da Antonio. Sollevo la testa e vedo che mi sta praticamente aspettando.
– Insieme?- gli chiedo.
– Insieme!- Concorda
E contemporaneamente ci spingiamo nell’incantevole infrachiappe delle rispettive partner. Che gemono all’unisono pure loro.
Orcavacca! Un’inculata in sincrono! Questa si che è arte!
Mentre noi le sodomizziamo in contemporanea, le due Erinni, nonostante tutto, prendono a limonarsi a tutto spiano, con spalpazzate di tette e risucchi di lingua. Spettacolo estremamente stimolante ed edificante.
E so per esperienza che Gianna adora farsi strapazzare le tette quando viene sbattuta per bene, infatti ci mette davvero poco a riprendere a smaniare come un ossessa. La conosco a sufficienza per capire che sta per venire un’altra volta. Capisco essere multiorgasmica, ma qui stiamo esagerando! Di solito le ci vogliono una decina di minuti per risalire la china del piacere: oggi invece sembra invasata!
Non so se è merito mio o cosa, ma di certo non mi lamento, anzi, finché non si fa venire un infarto a forza di godere, può farlo tutte le volte che vuole, quindi la pompo senza riguardo ricordando di stare molto attento a quello che faccio. L’effetto sedante del primo orgasmo ormai è svanito e devo fare attenzione a non scaricarmi nel suo culo nel preciso momento in cui verrà: se stringe quando viene con la fica, quando viene di culo è una pressa idraulica stritolacazzi. Praticamente una cesoia tranciacappelle!
Ed infatti, non ho nemmeno finito di pensarlo che mi ritrovo l’uccello incastrato in un budello bollente che sembra volermelo strappare via in un parossismo di piacere. Mi pianto i denti in una guancia e strizzo gli occhi fino a lacrimare per non raggiungere l’orgasmo e ce la faccio per un pelo. Dopo l’ultima contrazione, mi sfilo da lei e mi appoggio alla scrivania.
Afferro la bottiglia di spumante: mando giù una sorsata bevendo a collo e poi mi appoggio il vetro ancora fresco sulla fronte. Me lo piazzerei pure sul cazzo, ma ho paura che potrei esplodere al minimo tocco.
– Anche a me, grazie!- Mi fa Antonio, che a sua volta si è sottratto appena in tempo dal tunnel del piacere di Nadia. Vedo boccheggiante pure lui e mi affretto ad allungargli la bottiglia, alla quale si attacca senza troppe remore.
– Ahhh!- Sospira dopo una lunga sorsata. Poi reprime un rutto e mi ripassa la bottiglia, che finisco in un colpo unico.
– Sarebbe bello finire alla grande.- Commenta Antonio.
– Concordo pienamente.- Rispondo.- Ci vorrebbe una conclusione… col botto.- Gli dico
Le due valchirie sono ancora distese sulla scrivania e ci osservano mentre confabuliamo.
– Si può sapere cosa state complottando, voi due?- Chiede Nadia.
– Meditiamo di fare testamento.- Ribatto io, incapace di trattenere le mie solite battutine assurde.
Nadia ridacchia.- Allora hai bisogno di un avvocato, tesoro. Vieni qui da me… ti assisto pro bono.- Afferma, facendomi cenno di avvicinarmi.
Io do un’occhiata ad Antonio.- E se ci coalizziamo?- gli propongo.
– Cos’hai in mente?- mi chiede.
E’ un ideuzza che già da un po’ sto coltivando, ma ovviamente mi è sempre mancata la materia prima per metterla in pratica. Avendo un complice a disposizione…
– Le prendiamo una alla volta. Tra due fuochi.- Gli dico.
Lui mi guarda per un secondo senza capire, ma poi ci arriva e sorride entusiasta.
– Ottima idea!- Approva.- Con Nadia mi è già capitato qualche volta: si è sempre ridotta ad uno straccio.- Lo scruto per un momento, invidiandolo spudoratamente. Ma avendo dieci anni più di me, non mi meraviglia che ci sia già passato.
– Chi per prima.- Gli chiedo, inghiottendo l’invidia.
– Nadia!- Sentenzia.- So che effetto le fa! Intanto sistemiamo lei, poi pensiamo a Gianna. Lei non la conosco abbastanza.-
Io invece la conosco, e proprio per questo sono assolutamente d’accordo con Antonio: meglio dare il colpo di grazia prima a Nadia. Se è vero che poi non reagirà più.
Un’ultima occhiata e partiamo decisi. Cazzo, più che una scopata sembra una spedizione punitiva!
– Eccoli di ritorno.- Mugola Nadia a Gianna, non so dire se con entusiasmo o rassegnazione.
Quando vede che puntiamo entrambi a lei, l’entusiasmo scompare del tutto e compare una traccia di panico. – Che intenzioni avete.- Chiede, decisamente titubante.
– Ora te lo spieghiamo.- le fa Antonio, aiutandola ad alzarsi dalla scrivania sulla quale si era praticamente distesa. Le prende le mani e la guida in mezzo allo studio, di nuovo sul folto tappeto che ormai è un’unica macchia umidiccia. Mi fa cenno di stendermi ed io eseguo prontamente. Poi aiuta Nadia a piazzarsi a cavalcioni sul mio uccello, che afferra con delicatezza per guidarlo dentro di lei.
– Scusa.- Mi fa, con una strizzatina d’occhio.- Non avevo cattive intenzioni.-
– Figurati! Nessun problema.- rispondo. Ed in effetti devo ammettere che non sto esagerando.
– Oh, si…- fa Nadia, iniziando a muovere il bacino in una lenta cavalcata, mentre Antonio, rimasto in piedi, le porge l’uccello da ciucciare.- Questo mi piace.- e ingoia il banano con evidente gusto.
Da sotto, lo spettacolo è davvero stimolante, tanto quanto il ritmico andirivieni di Nadia sul mio cazzo.
Sbircio verso Gianna, che è rimasta svaccata sulla scrivania, e non mi pare che sia particolarmente dispiaciuta di essere stata lasciata sola: ha ripreso fiato e si sta masturbando lentamente, quasi in relax.
– Oh cazzo.- dice Nadia, interrompendo per un attimo il lavoro di bocca sul suo segretario-amante.- Due uccelli tutti per me. Stupendo!- Riesco a vedere in faccia Antonio, che ne approfitta per farmi l’occhiolino.
L’avvocatessa si rimette a succhiare come una vitella, letteralmente sbavando, il che cade proprio a puntino visto quello che abbiamo in programma.
Continua così per qualche minuto, poi lo stimolo che le arriva dalle parti basse evidentemente è troppo forte, perché molla il cazzo di Antonio e, appoggiate le mani sul mio petto, chiude gli occhi e aumenta il ritmo.
Probabilmente è proprio quello che il biondo stava aspettando. In perfetto silenzio, ci gira attorno e infine si inginocchia alle spalle di Nadia che, persa nel suo piacere, non si accorge di nulla fino all’ultimo momento.
Si rende conto di quanto succede solo quando le mani di Antonio si piazzano sul suo culo e le allargano le chiappe.
– Che…? Cosa…?- dice, aprendo di s**tto gli occhi e cercando di sfilarsi. Ma io la tengo ferma al suo posto.
– Antonio, che vuoi fare?- Gli chiede, e giuro che sento un filo di paura nella sua voce.- Tu sei completamente pazzo!- lo rimprovera, agitandosi. Ma il biondo non si ferma e lo sento che punta l’uccello sullo sfintere dell’avvocatessa.- Pazzo di te!- le dice. E spinge.
Nadia molla uno strillo secco a bocca spalancata e sbarra gli occhi, impietrita.
Antonio avanza con un movimento lento e costante fino a infilarsi del tutto dentro di lei, che rantola.
– Ti prego, no…- Miagola, mentre il biondo inizia lentamente a muoversi nel suo deretano.- lo sai che io… lo sai che… non… non… resisto a… a… ques… questo.- Balbetta sempre più debolmente.
Antonio le si distende sulla schiena e incrocia il mio sguardo. – Assieme!- Mi fa.
Comincio a muovermi pure io e la sensazione che mi afferra il cazzo è qualcosa di micidiale. Con Gianna abbiamo giocato spesso con l’aiuto di “Consolazione”, il suo storico ed amatissimo vibratore, e varie volte l’ho scopata o inculata mentre nell’altro canale si agitava quell’aggeggio vibrante, ma è la prima volta che sperimento la sensazione di essere infilato nel corpo di una donna assieme ad un altro uccello in carne e sangue. E non è la stessa cosa, questo e poco ma sicuro.
E chiaramente, per Nadia deve essere altrettanto forte, perché quasi mi si lascia cadere addosso e gorgoglia sottovoce. Poi Antonio ed io prendiamo il giusto ritmo e l’effetto sulla legale è tanto immediato quanto prepotente. Si mette letteralmente a biascicare parole senza senso, facendo ondeggiare il corpo a tempo con noi, per prenderci fino in fondo.
Io ero convinto che non volesse farsi prendere contemporaneamente per chissà quale motivo, magari perché non era abbastanza allenata o “capiente”, invece questa ci gode, e ci gode di brutto! In capo a pochi minuti, me la ritrovo con gli occhi che mostrano il bianco, la testa rovesciata all’indietro e la bocca spalancata dalla quale esce un rantolo continuo, che va crescendo, come va crescendo la stretta che mi avviluppa l’uccello
– Dai!- Mi incita Antonio.- La senti? Sta per venire!- ed aumenta cadenza e forza, sbatacchiando Nadia senza troppi riguardi. Io mi adeguo immediatamente, stringendo i denti per tenere sotto controllo l’ondata di piacere che mi pervade.
D’improvviso sento l’avvocatessa tendersi allo spasimo, strizzandomi l’uccello in una morsa ferrea e immensamente piacevole. – Crissssstossssanto!- La sento sibilare. Antonio le schiaffa una mano sulla bocca giusto in tempo, perché un attimo più tardi parte un urlo che, se non fosse stato silenziato, avrebbe messo in allarme l’intero caseggiato! Strilla, e continua a strillare, scuotendosi forte e scopandosi praticamente da sola. Sento che mi inonda di nuovo il bassoventre, tanto che tutto mi cola tra le gambe fino a raggiungere il già martoriato tappeto sotto di me. Nadia si sbatte ancora tre o quattro volte contro i nostri cazzi, poi letteralmente collassa come se le avessero staccato la corrente. Si lascia andare e mi piomba addosso a peso morto.
– Cristoincariola!- Smadonno decisamente allarmato, mentre sento Antonio sfilarsi dal retto della donna. Un secondo più tardi è al mio fianco, sorridente e soddisfatto, e mi aiuta a far rotolare l’avvocatessa da una parte in piena sicurezza.
– Te l’ho detto che, assieme, l’avremmo demolita.-
Sospiro dal sollievo e mi sento soddisfatto. Per un minuto. Poi penso che adesso tocca a Gianna.
Mi volto verso di lei e ciò che vedo non lascia presagire nulla di buono. Si è presa completamente: ha tre dita piantate nella figa e due nel culo… e uno sguardo allucinato negli occhi.
– Ora tocca a me, vero?- gorgoglia rauca. Antonio ed io ci guardiamo e capiamo subito che questa ultima impresa sarà estremamente ardua da portare a termine.
Gianna scende dalla scrivania e avanza verso di noi, e sembra fresca e pimpante come appena entrata in studio oggi pomeriggio. Gli effetti di un tardo pomeriggio di sesso sono scomparsi senza lasciare traccia.
Mi viene quasi da piangere… quasi.
Arpiona Antonio e praticamente lo stende a terra con una tecnica di jujitsu, poi gli si accoscia sopra e si impala da sola sul suo uccello. Il biondo la guarda con tanto d’occhi ma non sembra stia soffrendo molto, anzi. Gianna inizia ad ondeggiare il bacino guardandomi fisso negli occhi a bocca leggermente aperta.
Non serve che mi richiami all’ordine, mi è impossibile resistere. Avanzo di due passi e le porgo l’uccello da succhiare. Lei non aspetta altro, ci si catapulta sopra come una cannibale a stomaco vuoto da due settimane. Ci si applica d’impegno, ma mi rendo conto che non lo fa per farmi piacere, ma solo per insalivarlo a dovere: vuole che scivoli alla perfezione (il che non toglie che come pratica sia estremamente piacevole).
Quando lo risputa lucido e gocciolante di saliva, so già cosa devo fare. Mi piazzo in ginocchio dietro di lei e miro al suo buchino posteriore. Lei interrompe l’ondeggiamento sul cazzo di Antonio, inarca la schiena all’indietro e si allarga le chiappe da sola. Più chiaro di così, non sarebbe possibile. Spingo lentamente ed il suo sfintere cede senza problema alcuno. Il gemito che lascia partire è puro piacere, senza il minimo dubbio. Avanzo dentro di lei con facilità, anche se è resa strettissima dall’uccello di Antonio che le ingolfa la figa, fino a piantarmi completamente.
– Oh Cristo Santo.- Biascia.- Da quanto tempo… non si speravo più.- Borbotta.
E io che mi illudevo di prenderla in contropiede. Invece l’ho letteralmente invitata a nozze.
Infatti inizia lei stessa a muoversi, scopandosi da sola: Antonio ed io non dobbiamo fare altro che lasciarle lo spazio per muoversi. E sembra strano, ma questo rende ancora più piacevole l’atto: una donna che praticamente scopa due uomini.
– Si!- Mormora Gianna ogni volta che si spinge all’indietro, impalandosi sui nostri cazzi, ed ogni volta lo dice con più forza, in un crescendo che evidentemente segue l’aumentare del suo piacere. Dieci, venti, trenta spinte: sento che inizia a strizzarmi l’uccello con lo sfintere. Cazzo, è già a buon punto: non so se esserne felice o deluso. Però so che è un magnifico modo per concludere la festa alla grande.
Guardo Antonio e sono sicuro che stia pensando la stessa cosa pure lui. Ci scambiamo un cenno ed iniziamo a muoverci pure noi, aumentando così l’effetto delle spinte.
– Oh Dio, si!- esclama Gianna, sentendoci prendere l’iniziativa.- Scopatemi per bene. Scopate la vostra Gianna!- e punta le mani a terra per assorbire meglio i colpi. Sento che si contrae sempre più spesso e con maggiore forza, strizzandomi come un canovaccio da pavimenti. Sento i suoi muscoli interni guizzarmi attorno al cazzo mentre l’orgasmo la invade.
“Si!” Esulto. “Questo si che è un bel finale!”
Non mi posso muovere, ho l’uccello incastrato del suo culo che mi comprime come una morsa. Riesco a muovermi a malapena ed il piacere per quel trattamento è quasi doloroso, insopportabile. Stringo i denti, sto per venire… e poi Antonio è il primo a cedere!
Lo sento sussultare contro il mio uccello, separati da pochi strati di tessuto. Gianna, al primo schizzo, grida. Non fortissimo, e un grido roco, quasi doloroso; ed aumenta la stretta. Sembra impossibile ma aumenta la stretta ed io sono perso. Le erutto nel retto una bordata di sperma. Sussulto io, sussulta Antonio e Gianna si scuote, trema, si contorce. Con lei ho goduto in tante maniere, ma mai in modo tanto intenso. Gorgoglio pure io e mi abbatto sulla sua schiena completamente privo di forze.
Come separazione: legalmente ineccepibile. Come festa: riuscitissima. Come scopata: un vero massacro!

– Ancora felicitazioni, Gianna!- è l’ultimo brindisi prima di andarcene.
Siamo tutti e quattro visibilmente provati, specie Gianna che già di suo presenta sempre una faccia un po’ sciupata. Ma almeno adesso sfoggia continuamente un sorriso che era raro vederle in faccia.
– Grazie a tutti!- Fa lei, quasi commossa.- Grazie veramente di tutto. Dell’appoggio, dell’amicizia, dell’affetto. Veramente grazie di tutto!-
Nadia, nuovamente l’avvocatessa integerrima e arcigna, e Antonio, nuovamente il segretario inappuntabile, ci accompagnano alla porta ed aspettano finché le porte dell’ascensore si richiudano tra di noi.
Scendiamo in silenzio, con Gianna che continua a fissare la cartelletta contenente i documenti della separazione con espressione serena.
L’ascensore ci scodella nell’atrio, ed io la precedo di un passo per aprirle il portone.
– Grazie, Pluto.- Mi fa lei con un sorriso caloroso.
– E’ un piacere, Signora Gianna.- Le rispondo educatamente.
– Sei tornato al Signora Gianna?- Fa lei sorpresa.
– Dipende dalle circostanze.- Le rispondo, con un sorriso malizioso e un tono che è tutto un programma.
Lei mi guarda e impallidisce.
– Si certo!- balbetta, sulla difensiva, addirittura facendo mezzo passo indietro.- Dalle circostanze… che ci saranno di sicuro, ma per oggi basta, per l’amor del cielo.- abbassa lo sguardo imbarazzata.- Sono in fiamme la sotto. Mi fa male tutto.-
– Certo, Signora Gianna.- Rispondo, porgendole il braccio, sfoggiando un’aria rassegnata.- Ci saranno le giuste circostanze in futuro.- Concludo, come se veramente mi sarebbe piaciuto darle un’ulteriore ripassata.
Ovviamente non sa che è tutta scena, che mi sembra di avere passato l’uccello in un tritacarne e che non sarei in grado dei farmelo rizzare manco se ci andasse di mezzo la vita. E non dovrà mai saperlo. Per una volta tanto, con lei, voglio avere io l’ultima parola in fatto di sesso.

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