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Barbra D’Urzo e il regista porco

Barbra D’Urzo e il regista porco
Barbra D’Urzo, sebbene conducesse una vita agiata e fosse un volto molto noto della TV, aveva i suoi problemi. Tutti i pomeriggi andava in onda con diversi ospiti, di cui doveva narrare le storie e i retroscena. Di loro non gliene fregava niente, ma imparare il copione che gli scrivevano gli autori non era semplice. Era essenziale capire quali fossero le parole a cui occorreva dare enfasi. Una frase detta male, un’espressione fuori luogo potevano tradursi in un calo immediato di Share, cosa che non si poteva nemmeno pensare.
Il periodo, però, era favorevole e gli ascolti c’erano. Gli autori del programma erano seri e professionali, sempre pronti a dare una mano. Non si poteva dire lo stesso di Franco, il regista.
La mattina si svolgevano le prove per andare in onda il pomeriggio e il lavoro da fare non era poco. Ma Franco era veramente insopportabile e diventava pesante oltre misura.
«Barbra, dai muoviti! Proviamo l’entrata in studio.» Lei era la star del programma, e se la trasmissione andava bene era soltanto merito suo.
«Franco, un po’ di cortesia non guasterebbe. Forse se lo chiedessi per piacere non sarebbe male.»
«Voi star siete tutte uguali, pensate che basta fare due sorrisini in camera per far andar bene le cose. Ma qua dietro ci sono persone che lavorano e che sudano, senza di noi non sareste niente. Dai, adesso proviamo l’entrata.» Barbra fece una smorfia di disapprovazione e, rassegnata, si decise ad entrare con la sua solita eleganza. Indossava un abito lungo, di colori vivaci e con fantasie floreali. Aveva uno spacco centrale che lasciava intravedere le gambe fino al ginocchio. Raggiunse il centro del palco.
«Va bene così?»
«Va bene una ceppa! Quell’abito è troppo lungo e ti impedisce di camminare con disinvoltura. E poi si vedono poco le gambe.» Barbra ripetè l’ingresso in scena, cercando di assecondare le indicazioni del regista. Con le mani si sostenne l’abito, mettendo in mostra le cosce e ancheggiò con atteggiamento sexy.
«Franco, credo che così possa andar bene.»
«È meglio, ma gli spettatori sono già abituati a vederti le cosce. Dobbiamo osare di più, devi far rizzare il cazzo agli uomini che ti guardano da casa, gli devi far venir voglia di farsi una sega! Se gli uccelli si ammosciano calano anche gli ascolti.»
«Eh, che finezza, televisione di cultura qui!» Barbra lo odiava quando faceva così, ma tutto sommato sapeva che quello che stava dicendo era vero. Così provò ancora una volta l’ingresso, questa volta divaricò ancora di più lo spacco, mettendo in evidenza tutta la coscia, fino a far intravedere il perizoma nero che impacchettava la fica.
«Oh, sì. Finalmente ci siamo! Facciamo un’inquadratura da lontano, giusto per stimolare l’appetito sessuale dei tuoi fan segaioli. Non bisogna dare tutto subito, andremo in onda anche domani!»
Barbra, come tutte le mattine, si studiò il copione delle storie che doveva dare in pasto al suo affezionato pubblico del pomeriggio. L’élite della cultura la denigrava per quello che faceva, ma non gliene poteva fregar di meno. I dati sugli ascolti le davano ragione ed era costantemente in testa alla classifica dei programmi più visti in quella fascia oraria.
Terminata la sessione delle prove mattutine, si recò nel suo camerino dove ad attenderla c’era Riccardo, il suo truccatore, nonché grande amico. Naturalmente era gay e con lui riusciva a fare confidenze senza timore di essere giudicata.
«Perché continui a farti trattare così da quello scimmione?» chiese con il suo modo di fare estremamente effeminato.
«Oh, lascialo perdere. Abbaia, ma non morde. In fondo, se non fosse per i suoi consigli, non avremmo così tanto successo. È uno che ci sa fare.»
«Non ti dovresti abbassare a tanto, non se lo merita.» Riccardo sembrava più incazzato di Barbra.
«Ti adoro perché ti preoccupi per me. Ma non ti devi far prendere dall’ansia. Se sono ancora qui a sessantuno anni è perché so come funziona il mondo dello spettacolo. Ci sono delle regole non scritte.»
«Lo so benissimo quali sono i dettami dei porci come lui, vogliono soltanto una cosa.»
« Sì, ma sono molto potenti. E alla fine anche molto idioti. Se guardi la questione da un altro punto di vista, si può sfruttare la loro dappocaggine per avere vantaggi enormi.»
«Fa’ un po’ come vuoi. La fica è tua e ne puoi fare ciò che vuoi.»
«Franco è il nipote del direttore di Canale 55 e gli basterebbero trenta secondi per scrivere un Whatsapp alla persona giusta per farmi fuori. Preferisco fare qualche piccolo sforzo per assecondarlo.» Riccardo fece un’espressione di diniego e proseguì nel suo lavoro di make up artist. Era quasi giunto al termine, quando Franco spalancò la porta del camerino, senza bussare né tantomeno chiedere il permesso.
«Allora, abbiamo finito di spettegolare?» Riccardo diventò rosso in faccia, mentre Barbra, impassibile, si guardava nello specchio. «Tu, specie di Renato Zero, potresti gentilmente uscire fuori dalle balle?» Il truccatore lo guardò negli occhi con odio senza dire niente. Dopodiché prese il suo soprabito ed uscì. Franco si mise a sedere accanto a Barbra.
Faceva il regista a Canale 55 da circa sei anni. Una carriera fulminea per avere soltanto trentasei anni. Moro, con gli occhi neri. Non molto alto, aveva un fisico muscoloso e possente e portava una camicia azzurra con i primi bottoni sganciati che mettevano in evidenza il petto villoso. «Cara Barbra, credo proprio che abbiamo trovato una bella inquadratura questa mattina. Che ne dici di riprovarla adesso, giusto per essere sicuri che sia di effetto.»
«Certo che sei veramente un perfezionista, non vuoi lasciare niente al caso!» Barbra si alzò in piedi e come una panterona sexy si alzò il vestito allargando lo spacco. Le sue cosce erano di una fattura perfetta, lisce e provocanti. Il suo perizoma nero evidenziava alla perfezione il pacco di fica.
«Vedi che quando ti impegni ci sai veramente fare», disse Franco soddisfatto. «Ti faccio vedere cosa succede ai maschi arrapati che ti guardano da casa.» Si sbottonò i pantaloni e si calò le mutande prendendosi in mano il cazzo che era già duro come il marmo. «Vedi come fai indurire l’uccello?» Barbra tutto sommato era felice di provocare ancora erezioni alla sua età. Tutti i trattamenti estetici a cui si era sottoposta erano serviti a qualcosa se riusciva ancora a far eccitare un uomo che aveva appena quattro anni in più di suo figlio. Intanto continuava a dimenarsi, sinuosa e sexy.
«Sei proprio un porcello!»
«Il porco non sono io. Tu sei irresistibile.» Franco la guardava pieno di libidine tirando su è giù la pelle del cazzo. «Sai quanti italiani vorrebbero essere al mio posto in questo momento?»
«No, dimmi.»
«Secondo i dati auditel di questa mattina abbiamo avuto un milione e settecentomila spettatori. Ammettiamo che gli uomini siano la metà, siamo a ottocentocinquantamila.» Allungò una mano per accarezzare la coscia. La fece salire su fino all’inguine per dare una palpata decisa alla fica. Un dito affondò nella fessura della passera per iniziare ad agitarsi in un movimento masturbatorio.
Barbra avvertì una sensazione piacevole e si stupì di se stessa. Molte volte nella sua vita aveva fatto sesso con registi, produttori e direttori, lo considerava parte del mestiere. Non godeva e non aveva nemmeno l’impressione di tradire il fidanzato o il marito di turno. Si adeguava semplicemente alle regole non scritte del mondo dello spettacolo e si apprestava a fare lo stesso anche con Franco. La situazione, però, stava diventando incandescente e quel gioco erotico la stuzzicava parecchio. La eccitava la vista di quel cazzo duro e nerboruto che veniva masturbato lentamente. Le carezze sulle cosce e le dita di lui, che si muovevano sul suo clitoride, non la fecero dubitare del fatto che stesse godendo alla grande. Mentalmente chiedeva scusa al suo compagno attuale, perché non aveva previsto di renderlo cornuto. Tuttavia, in quel momento, non seppe dire di no alle voglie della sua figa che si stava bagnando sempre di più.
Era semplicemente felice di risultare attraente e sexy ad un uomo di venticinque anni più giovane. E lo voleva dentro di sé. Si scostò il perizoma di lato, mettendo in mostra la fica con la depilazione alla brasiliana che era solita farsi ogni due settimane. Le grandi labbra erano completamente rasate, mentre proprio sopra il clitoride aveva origine un piccola striscia rettangolare di peli castani che si protraeva in alto per circa tre centimetri.
«Quanto cazzo sei arrapante con questa figa rasata!» disse Franco, infilando l’indice nella vagina.
«Sì, così, tirami un ditale, porco.» Lo sgrillettamento andò avanti per qualche minuto, finché Barbra non cominciò a grugnire, eccitata come una cagna in calore.
«Ah, sì! Franco, fammi mettere a sedere sul tuo uccello.» Allontanò le sue mani, si tolse il vestito e il perizoma, lasciando soltanto i tacchi a spillo che la rendevano ancora più slanciata e sexy. Lui, invece, era rimasto seduto, tutto vestito, i pantaloni calati e il cazzo fuori.
«Dai, troia. Cavalcami ‘sta minchia.» Barbra si mise a cavalcioni, agguantò l’uccello alla base e se lo pigiò dentro la passera.
«Sei slargata, senti come entra bene. Ti ha scopato stamattina il cornuto del tuo compagno?»
«Sì, perché? È un problema?»
«No, anzi! Cavalca, troia!» Barbra non se lo fece dire due volte, aveva voglia di godere. Quella mattina non era nemmeno venuta col suo uomo, ma lo sperma che era rimasto nella vagina aveva finito per tornare utile come lubrificante. Con l’uccello tutto piantato dentro si dimenava avanti e indietro, facendo strusciare il clitoride sul suo pube. Lui palpava avidamente il culo e leccava i capezzoli. «Barbra, scopi da Dio!»
«E tu sei un porco. Ti ecciti a guardare le gambe alle signore per bene come me.» Parlava e trombava. La fica bagnata si lasciava penetrare dal cazzone duro del regista infoiato. Per caso alzò lo sguardo sopra di lui e vide che nella semioscurità, Riccardo, non se n’era andato. Era nascosto dietro il drappeggio di una tenda e con la mano si stava lucidando la cappella. Continuarono a guardarsi senza smettere di fare quello che stavano facendo. Barbra era in estasi. Aveva sempre sognato di essere spiata in una situazione del genere e la sua goduria salì all’apice.
«Godo, godo, vengo, vengo! Si agitava come in preda al panico, con la faccia rossa e il bacino che tremava.
«Godi, lurida bagascia che non sei altro. Tu hai solo bisogno di cazzo!»
«Sì, sì… Oh, Ah!» Gradualmente rallentò il movimento, finché alcune piccole contrazioni involontarie non cessarono del tutto. Quando si fu fermata, Franco prese in mano la gestione della scopata ed iniziò a spingere dentro la passera, per godere anche lui. Ma Barbra lo fermò. «Sai, dietro di te c’è un’altra femminuccia a cui dar piacere.»
«Eh? Ma che cazzo stai dicendo?» Si voltò per vedere a chi si riferisse. «Brutta specie di Renato Zero, ti avevo detto di toglierti dai coglioni!» Riccardo non solo non se ne andava, ma si avvicinava pericolosamente col cazzo in mano. «Brutto frocio di merda, te ne vuoi andare!» Camminava come uno zombie, con i pantaloni calati e la mano che si agitava sempre di più. Puntava con la fava verso la faccia attonita di Franco. Il suo randello era liscio e depilato, grosso e lungo, nemmeno in uno stato di completa erezione, con due palline rugose e piccole che spuntavano tra le cosce. Franco era bloccato sulla sedia dal peso di Barbra e, preso alla sprovvista, non sapeva cosa fare. Fu colto di sorpresa e non poté evitare il primo schizzo di sborra che lo colpì sulle labbra. «Ah, che schifo! Tu sei pazzo! La tua carriera è finita!» Urlava disperato, mentre Barbra se la rideva di gusto. Gli altri schizzi non furono così potenti da raggiungere il volto, ma colarono sulla sua spalla e sul braccio, formando dei rivoli sulla camicia. Riccardo si era svuotato per bene i coglioni e adesso aveva la forza di parlare.
«Ma guarda, chi l’avrebbe mai detto. Un maschione alfa come te ricoperto di sborra. Non è che stai cominciando a cambiare i gusti?»
Franco, ormai incazzato nero, dette uno spintone a Barbra e si tirò su i pantaloni. Gli era passata la voglia di scopare.
«Voi due non la passerete liscia!» Si passò una mano sul volto e se ne andò, sbattendo la porta.

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