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Il primo boyfriend – Capitolo 9

Il primo boyfriend – Capitolo 9
Luca ed io ci dirigemmo silenziosi verso casa mia, eravamo ambedue un po’ nervosi, lui doveva incontrare i miei genitori. Io ero ancora scioccato. Luca fece un tentativo per rompere il silenzio: “Cos’è?” Chiese indicando l’autoradio, gli dissi il titolo del pezzo. “Ti piace?” Il suo sguardo si spostò verso il finestrino: “Mi piace.” Il suo tentativo era andato a vuoto e noi tornammo ad essere silenziosi.
Ci fu un lungo silenzio, con l’eccezione del CD che suonava, finché lui fece un altro tentativo, questa volta andò un po’ meglio: “Allora mi dici cos’è successo quando l’hai detto ai tuoi genitori?” “Ci credi, l’hanno presa veramente bene. Non è stato come temevo. Pensavo che papà si sarebbe arrabbiato! Invece l’ha presa ancora meglio di mia mamma. Infatti è stato lui a parlarne a mamma mentre io ero al lavoro. Lei era un po’ scioccata dapprima, ma in breve si è convinta.” “Sei è fortunato, io non sono sicuro che i miei genitori la prenderebbero così bene. Infatti sono quasi sicuro che non l’accetterebbero.” “Non l’accetterebbero?” Ripetei: “Ma glielo dirai?” Lui annuì, la sua faccia assunse un’espressione strana, un misto di stupido e nervoso.

Entrammo in casa mia ed andammo in cucina. Dapprima fui un po’ imbarazzato. La mia casa non aveva un aspetto povero ma impallidiva rispetto alla sua. Tuttavia presto le mie inibizioni a fargliela visitare caddero e lui sembrò essere innamorato di casa nostra. Devo ammettere, ora che la guardavo meglio, mi sembrava che avesse del fascino, mia Mamma era una a cui piacevano i ninnoli, non l’avevo mai veramente apprezzato prima e mi piacque come la mia casa era decorata. Tornammo in cucina dove i miei genitori erano occupati a preparare la cena. La mamma si asciugò le mani nel grembiule, si avvicinò a Luca e l’abbracciò come se fossero vecchi amici. Lui mi guardò da sopra la sua spalla con occhi grandi e sorpresi come non li avevo mai visti. No riuscii a fare a meno di soffocare una risata. Di solito questo genere di cose mi avrebbe imbarazzato, ma per qualche ragione ne ero felice.

“Felice di conoscerla, signora.” Riuscì a dire Luca dopo che la mamma ebbe lasciato la presa permettendogli di respirare. “Oh per favore… chiamami Anna.” Anna? Mia madre non aveva mai permesso ai miei amici di chiamarla per nome! Questo era un po’ troppo. Oh no, stava cercando di farmi impazzire? Dovevo pensare rapidamente… “E questo è mio papà.” Papà sorrise e mi fece l’occhiolino come a dire: ‘Buona idea.’ Luca si voltò verso di lui affrontare mio papà e, con evidente suo sollievo, papà gli diede solo la mano: “Giorgio o signore, come preferisci.” Papà sorrise e Luca gli rispose sorridendo. Oh dio, stavano per diventare amici! Io volevo che fossero amici? Non ne ero sicuro.

Una volta che la cena fu pronta ci sedemmo. I miei genitori avevano preparato di tutto: Bistecche, patate al sugo con fagioli verdi freschi, e la mamma aveva fatto una cheesecake speciale per dolce. Noi di solito eravamo piuttosto parchi nella cena del fine settimana. Ma non mi lagnavo della differenza! Come mi aspettavo i genitori cominciarono a sparargli domande quando ci fummo sistemati: in quali materie andava meglio, come ci eravamo conosciuti, cosa faceva suo padre, cose così. Io me ne tenni fuori. Pensai fossero solo formalità e che prima o poi doveva succedere.

“Tutto bene?” Sondò Luca mentre tornavamo a casa sua: “Come pensi sia a andata?” “Penso che tu gli sia piaciuto, specialmente ad Anna! Lei non ha mai detto ai miei amici di chiamarla per nome, a parte il mio miglior amico, Enzo, e lui la chiama solo mamma!” Luca si rivolse verso di me con un gran sorriso sul viso: “Ma questa è una buona cosa, non è vero? Io voglio dire, loro non pensano a me solo come un altro dei tuoi amici, vero?”
“Credo sia così” Dovetti ammettere: “È solo che loro non avevano mai preso la cosa seriamente prima.” “Bene penso che siano grandi.” Rispose: “Tua mamma è stata un po’ esagerata dapprima, ma penso fosse nervosa, come lo ero anch’io.”

Quando tornai a casa e dissi ai miei genitori tutto di Luca, di come era stato praticamente indipendente da quando aveva dodici anni e loro rimasero colpiti. Mi dissero anche che se lui volva un posto dove stare mentre i suoi genitori erano via, a loro sarebbero andato bene. Chiaramente, chiarirono, in camere da letto separate. D’altra parte non potevo aspettarmi che i miei genitori fossero d’accordo che facessi sesso a casa loro… mentre loro erano presenti, nientemeno! A dire il vero non sarei stato molto a mio agio neppure io.

Quella notte rimasi sdraiato sul letto, incapace dormire. Devo essere rimasto così almeno quattro ore tentando di ripassare tutto quello che era accaduto quel fine settimana prima che andassi a dormire. Era troppo da sopportare. Un amico ragazzo, un nuovo aspetto della mia vita che ora condividendo con i miei genitori. Non avrei mai immaginato di avere il coraggio di dirglielo così presto ed ero contento di averlo fatto.
Decisi di andare on-line, avevo bisogno di qualcuno a cui parlare, mi collegai e pregai che Enzo fosse on line. Lui era nella squadra di calcio e probabilmente conosceva Luca. Enzo era stato il primo a cui avevo detto di essere gay e lui pensava che fosse una cosa affascinante, faceva un sacco di domande, penso che fosse bisex, ma troppo impaurito per chiedermi di aiutarlo ad esplorare questo mondo. Apparve l’elenco dei miei amici e con dispiacere vidi che lui non c’era. A dire la verità non c’era nessuno. Beh, cosa mi potevo aspettare, erano le quattro e mezza di mattina! Spostai la freccia del mouse sulla “x” e stavo per cliccare e quasi sussultai, quando il cuore ritornò al ritmo normale vidi che c’era Enzo!
Enzo: ehi l’uomo! cosa stai facendo così tardi?
Io: Enzo! Sono Così felice di vederti, non indovinerai mai quello che è successo.
Enzo: Raccontami ed io…
Io: Conosci Luca della squadra di calcio?
Enzo: Luca… Luca… circa un metro e ottanta, capelli biondi, un dio fra gli dei… quel Luca? Cosa c’entra lui?
Enzo mi assecondava dicendomi quali ragazzi pensava che fossero carini. Era il suo modo di tentare di accettarmi, credo. Era anche un po’ sarcastico, ma questo mi piaceva. Quindi gli raccontai l’intera storia. Lui era incredulo ma fu d’accordo tuttavia che l’avrebbe tenuto per sé.

In quel istante fui colpito. Quindi ok, stavamo per dirlo ai nostri genitori. Stavamo per essere completamente aperti? A tutti? A tutta la scuola? Sapevo di potermi fidare di Enzo, ma oltre a lui c’era o tutti o nessuno. In un liceo sapevo che era impossibile dire qualche cosa ad una persona senza che l’intera scuola non lo sapesse il giorno dopo.
Enzo ed io ci salutammo. Io chiusi il computer e mi sdraiai sul letto. Sarebbe stato un po’ più facile dormire ora dopo averlo detto a qualcuno. Avevo molte cose du cui sognare nel poco della notte che mi restava.

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