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Io, Tony, Zia Tina e mamma

Io, Tony, Zia Tina e mamma
Dalla cucina sentivo provenire un profumino delizioso: zia Tina, che vive con me e la mamma, stava preparando il ragù di coniglio, uno dei miei piatti preferiti.
Saranno state le sei di sera e dopo una lunga giornata di studio per preparare l’esame di chimica organica, un mattone indigeribile, mi sentivo arrapato come una bestia.
Prima di raggiungere la zia feci un giro per l’appartamento per accertarmi che mamma non fosse in casa; fortunatamente non c’era, per cui mi diressi verso la cucina pregustandomi una bella goduta. Zia Tina mi adora e quando ho bisogno di sfogarmi è la mia ancora di salvezza.
All’inizio fa sempre un po’ di storie, più che altro per salvare le apparenze, ma alla fine mi lascia fare tutto quello che voglio. Non è una gran bellezza, soprattutto di viso, ma ha ancora un paio di gambe da sballo, un gran bel culo e un paio di tette belle grosse e pastose.
Quando mi sentì arrivare alle sue spalle si voltò verso di me con un sorriso malizioso sulle labbra.
Sei qui perché hai sentito il profumo del mio ragù o perché hai bisogno di svuotarti le palle? – mi domandò a bruciapelo continuando a rigirare allegramente il mestolo di legno nel tegame fumante.
Come si può notare zia Pina è una che non fa tanti giri di parole e va subito al dunque.
Per entrambe le cose – le risposi piazzandole una mano sul culo e assaggiando contemporaneamente una grossa mestolata di coniglio bollente.
Buono – le dissi leccandomi i baffi che non ho – è davvero squisito. Mia cara zietta, il tuo ragù è proprio imbattibile. Come lo sono i tuoi meravigliosi pompini, d’altronde.
Sei proprio un porco – mi rispose ridendo – ma scordati di fartene fare uno proprio adesso. Tua madre può arrivare da un momento all’altro e non voglio certo che trovi sua sorella col cazzo di suo figlio in bocca.
Eh dai, zietta – la implorai – se dovesse arrivare sentiremmo il rumore dell’ascensore e faremmo in tempo a ricomporci. Ti prego, zietta, ho i coglioni gonfi da scoppiare e sai che non mi fa bene rimanere in questo stato.
Puoi sempre andare al cesso a tirarti una sega – replicò lei imperturbabile.
Che tristezza! – sbottai – spararmi una sega solitaria chiuso nel cesso. Cosa ti costa, in fondo, fare un piccolo piacere al tuo nipotino prediletto e tirargli un bel bocchino, uno di quelli che sai fare solo tu, un bocchino che ti succhia anche l’anima?
Nipotino un cazzo! Disse lei. Hai ormai ventidue anni e sarebbe ora che ti trovassi una ragazza per sfogare la tua libidine. E poi che modi sono questi, venire qui e chiedermi di tirarti un bocchino come se fosse la cosa più naturale del mondo. Fatti una ragazza, dammi retta!
Ma dai zia, lo sai che non ho tempo. Devo studiare tutto il giorno se voglio laurearmi in tempo.
Sapevo che era sensibile a quell’argomento, ci teneva molto che io prendessi la laurea. Era vedova e non aveva avuto figli e stravedeva per me, il suo nipote preferito.
La guardai speranzoso. Le palle mi dolevano davvero e se non me le avesse svuotate lei avrei per forza dovuto ricorrere ad un raspone in solitaria.
Ci guardammo negli occhi per qualche secondo in silenzio. Poi, finalmente, la vidi sorridere.
Sorrisi anch’io: era fatta!
Va bene – disse infine sospirando – abbassati calzoni e mutande che zia ti tira un bel bocchino. Facciamo in fretta, però, prima che arrivi tua madre.
Non mi feci di certo pregare e mentre lei si inginocchiava a terra davanti a me liberai il cazzo che, già duro da scoppiare, svettò in tutta la sua potenza davanti al suo viso.
Seduto a culo nudo sul piano da lavoro di cucina stavo per darle la cappella da leccare quando, all’improvviso, udimmo il rumore dell’ascensore che si arrestava proprio al nostro piano.
Porca troia! Doveva essere quella rompicoglioni di mia madre che stava tornando a casa.
Facemmo appena in tempo a ricomporci e a farci trovare tranquillamente seduti al tavolo di cucina intenti, all’apparenza, a chiacchierare del più e del meno.
Io avevo ancora un’erezione tremenda e quando lasciai la stanza, facendo bene attenzione a non farmi vedere da mia madre con quel rigonfiamento sul davanti, carezzai l’idea di andare al cesso a spararmi una sega, come mi aveva consigliato zia Tina.
La cosa mi parve però uno spreco e cercai di resistere con la prospettiva di riuscire in qualche modo a farmi tirare un bel bocchino dalla zia prima di andare a dormire.
Dopo cena tornai in camera mia a studiare e solo dopo la mezzanotte, quando tutta la casa era immersa nel più profondo silenzio, feci un giro di perlustrazione.
Mamma, sprofondata nel suo lettone, dormiva profondamente aiutata dalla pastiglia che prendeva tutte le sere e la udii russare leggermente.
Purtroppo stava dormendo anche la zia, nella cameretta che occupava in fondo al corridoio, e quando la svegliai non fu affatto contenta.
Che c’è? – domandò con voce assonnata – non ti senti bene?
Indossava una corta camicia da notte che le lasciava scoperte le cosce ed il generoso decolté. Sentii un’ondata di libidine invadermi il basso ventre.
Sono arrapato, zia, arrapato come una bestia. Ho il cazzo duro da scoppiare e mi dolgono i coglioni da tanto che sono gonfi. Guarda in che stato sono.
Mi abbassai i calzoni del pigiama e le mostrai il cazzo duro con la cappella mezza scappucciata sulla cui punta brillava una goccia di bava.
Sei davvero arrapato – disse lei appoggiandosi su un gomito – ma io stavo già dormendo. Vai a tirarti un raspone, da bravo, che zia ha tanto sonno.
Per tutta risposta allungai invece una mano e la infilai nella sua scollatura.
Che belle poppe – esclamai palpeggiandogliele – fanno invidia a quelle di tante ragazze. E che belle gambe – aggiunsi carezzandole con l’altra mano le cosce – e come sono ancora belle sode!
Sapevo che le piacevano i complimenti e quando estrassi le sue tette dalla camicia da notte non protestò.
Vuoi che zia ti faccia un bel bocchino? – mi domandò infine con la faccia assonnata.
Per tutta risposta piazzai la testa del cazzo davanti al suo viso e mentre le maneggiavo le grosse poppe gliela diedi da leccare.
Quanto è brava zia Tina con la bocca! Come te lo ciuccia lei non te lo ciuccia nessuno. Impugna la mazza come se fosse una clava e te la sa lavorare di lingua e di labbra fin quasi a farti impazzire dal godimento.
Quella sera non le ci volle molto per farmi godere; ero troppo arrapato per durare e dopo nemmeno un paio di minuti sentii che stavo per venire.
Zietta – le dissi quando capii che non sarei più riuscito a trattenermi – zietta, io sto per sborrare.
Con la bocca piena non poteva certo rispondermi, ma sentii la sua lingua lavorare nei punti più sensibili, tutt’intorno alla cappella, sui bordi spessi, nel buchetto dilatato.
Eccola zia, eccola. La sento arrivare. Sento la sborra che sale. Continua a leccare in quel punto, così. Brava zietta, continua così che sto per farmi una bella sborrata. Te la faccio tutta in bocca, come piace a me.
Eccola, eccola! Ahhh, ahhhh, sto sborrando, zia, sto sborrando. Sto sborrando un casino. La senti? La senti la mia sborra in gola?
Mi feci davvero una bella goduta scaricandomi nella sua bocca con una lunga e abbondante sborrata che lei, come al solito, inghiottì senza battere ciglio.
Quando mi sfilai dalla sua bocca sedetti sul bordo del suo letto per riprendere le forze.
Ti è piaciuto? – mi domandò leccandosi le labbra e terminando di deglutire la mia sborra – ti sei fatto una bella goduta?
Annuii con la testa mentre il mio cazzo, ancora mezzo duro, rilasciava sul lenzuolo le ultime gocce.
Adesso vai a dormire – aggiunse dolcemente – che domani devi studiare; e poi mi hai fatto venire voglia e mi sa che se voglio riprendere sonno devo prima tirarmi un ditale.
Vuoi che te lo tiri io? – le domandai prontamente.
Eh no, mio caro! Me lo tiro da sola, altrimenti ti arrapi di nuovo e mi tocca farti nuovamente sborrare.
Alla fine glielo tirai io, leccandole contemporaneamente le poppe. A dire il vero dovetti tirargliene due perché uno solo non le bastò. La feci godere come una maiala e per ringraziarmi mi sparò un bel raspone, una cosa veloce perché era parecchio tardi, e mi permise di innaffiarla tutta con i miei spruzzi.
Io e zia Tina ci vogliamo davvero bene e se possiamo farci un piacere…
Qualche giorno dopo venne a trovarmi Tony, il mio amico del cuore. Alla zia sta simpatico e dal momento che è anche un gran bel ragazzo capita che a volte ci faccia godere entrambi.
Quel giorno mamma era fortunatamente fuori e la zia era nello spirito giusto, cosicché io e Tony, che eravamo arrapati come al solito, le proponemmo di svuotarci i coglioni.
Con lei non si devono fare giri di parole, è un tipo diretto: se le va, bene, altrimenti ti manda a fare in culo senza tante storie.
Quel giorno le andava e si lasciò mettere le mani dappertutto dal mio amico mentre gli apriva la patta e gli estraeva la mazza.
Devo dire che Tony ha una dotazione formato king size, con un cazzo gigantesco e due coglioni che sembrano palle da baseball capaci di produrre quantità impressionanti di sperma.
Quando ci seghiamo a vicenda, il che avviene abbastanza spesso, non finisco mai di stupirmi di fronte alle sue sborrate.
Confesso che mi piace parecchio maneggiare quell’attrezzatura e quando il mio amico sborra lanciando per aria tutti quegli schizzi lunghissimi e potenti ho sempre voglia di prenderli addosso.
All’inizio eravamo entrambi un po’ timidi e ci limitavamo a lisciarci reciprocamente le mazze, ma ultimamente ci siamo lasciati un po’ andare e ci lecchiamo anche le cappelle. La sua è davvero una meraviglia, grossa e larga e quando gliela scappuccio mi viene l’acquolina in bocca.
Non è che siamo froci, a noi piacciono le femmine, però in mancanza d’altro ci divertiamo tra di noi facendoci delle belle godute.
Una volta abbiamo dormito insieme e per poco non ci siamo presi anche il culo. Ne avevamo entrambi voglia ma la paura del dolore fisico ci ha frenato. Così ci siamo toccati, baciati e laccati dappertutto; ci siano leccati i capezzoli, i coglioni, il culo e, naturalmente, anche le mazze; ci siamo leccati e ciucciati le cappelle fino a sborrare l’uno sul viso e nella bocca dell’altro. E’ stato molto bello ed abbiamo goduto come maiali.
Da allora quando siamo soli ci baciamo in bocca e ci lecchiamo dappertutto; a lui piace sborrami addosso ed io non chiedo di meglio.
Tornando a quel giorno con la zia, contrariamente al solito ci portò in camera sua. Le altre volte ci faceva godere alla svelta dove si trovava: in cucina, in salotto, perfino nel corridoio.
Oggi ho voglia di cazzo – ci disse solennemente – una voglia bestiale di cazzo. Oggi, miei cari ragazzi, dovete darvi da fare per fare godere questa vecchia zitella. Dovete mettermelo dappertutto. Lo voglio in bocca, in pancia, nel culo. Voglio sentire due giovani stalloni che mi sfondano tutti i buchi, voglio sentire le loro mazze dure penetrare in profondità dentro di me. Voglio farmi allagare dalla loro sborra calda. Tua madre non rientra fino a tarda sera ed abbiamo tutto il tempo.
Ci spogliammo nudi tutti e tre e, sul suo lettone da zitella, demmo inizio alle danze.
Doveva essere parecchio che la zia non prendeva il cazzo perché sembrava impazzita. Se lo fece mettere dappertutto.
Ci leccò e si fece leccare ogni centimetro di pelle. Glielo mettemmo in pancia e nel culo scambiandoci spesso di posizione. Poi li volle entrambi in pancia. Non fu facile date le dimensioni di Tony, ma dopo qualche sforzo riuscimmo. Fu fantastico perché oltre a scoparmi la figona nera di zia mi scopai anche il fantastico cazzo del mio amico. I nostri uccelli sfregavano l’uno contro l’altro tra le pareti calde della figa mentre tutti e tre ci baciavamo in bocca e ci succhiavamo le lingue.
Io ed il mio amico godemmo insieme mescolando le nostre sborre nella pancia della zia che veniva in continuazione lanciando degli urletti soffocati.
Verso sera eravamo tutti stremati e sfigurati dal troppo godere e facemmo appena in tempo a lavarci e a riassettare la stanza prima che rientrasse mia madre.
La settimana successiva la zia doveva essere di nuovo in calore perché un pomeriggio entrò nella mia stanza, dove io stavo studiando, e mi chiese notizie di Tony.
Perché non gli telefoni e non gli chiedi di venire – mi disse – potremmo divertirci un po’.
Dopo meno di mezz’ora il mio amico ci raggiunse e dopo neppure cinque minuti aveva già affondato il suo enorme cazzo tra le chiappone della zia che, inginocchiata sul letto col vestito rialzato sulla schiena e le mutandine alle caviglie, lo incitava ad affondare più che poteva.
Spingi – gli diceva – spingi di più. Fammelo sentire quel tuo bel cazzone, fammi sentire come mi raschia le pareti del culo.
Tony l’aveva abbrancata per le spalle e spingeva più che poteva, pareva che volesse infilarci anche i coglioni in quel buco di culo. Io li guardavo menandomi il cazzo e cercando di immaginarmi cosa stesse provando la zia, la quale inarcava la schiena sollevando il culo per offrirlo meglio ai colpi del mio amico.
Che inculata – mi ripeteva lui – madonna mia che inculata. Non ne ho mai fatta una così. Tua zia è davvero una troia. Vieni, dai, che c’è posto anche per te.
Si – fece la zia – mettimelo nel culo anche tu. Voglio che me lo sfondiate coi vostri giovani cazzi.
Così mi posizionai a fianco di Tony e, piano piano, riuscii a metterglielo anch’io.
Ce la inculammo a due strusciando i nostri cazzi uno contro l’altro, baciandoci in bocca e manipolandoci i coglioni. I suoi erano enormi, gonfi da scoppiare e parevano ribollire.
Poi la zia li volle entrambi in figa.
Vi piace, eh, brutti maiali, strusciarvi i cazzi. Mi sa che voi due siete un po’ froci. Baciatevi in bocca mentre mi chiavate, voglio guardarvi mentre vi succhiate le lingue.
Ci succhiammo le lingue e ci carezzammo dappertutto, poi ci leccammo i capezzoli.
Ho voglia di sborrare – annunciò Tony d’un tratto.
Aspetta – disse la zia – fatemi prima godere un altro po’. Io non sono ancora venuta.
La facemmo venire per due volte di seguito, poi Tony si sfilò.
Il suo cazzo faceva spavento da tanto che era duro, grosso e lungo. La cappella era cianotica ed i coglioni non li avevo mai visti così gonfi.
Glieli tastai. Erano davvero pieni.
Fatemi sborrare – ci disse lui – fatemi fare una bella goduta.
Si – fece la zia di rimando – facciamogli fare una bella sborrata a questo bel manzo da monta.
Zia Tina lo fece inginocchiare sul letto a gambe divaricate e prese a leccargli il buco del culo invitandomi al contempo a ciucciargli la cappella.
Lo facemmo godere davvero come una bestia e quando il suo cazzo prese a sbavare sporcandomi le labbra e la lingua ci avvisò che era pronto.
Mettetevi in posizione – ci disse rialzandosi – viso contro viso, così posso scaricarvi addosso la mia sborra.
Facemmo come ci disse e dandosi da solo i colpi finali ci scaricò in faccia una quantità impressionante di sborra calda e spessa.
Buttava come un cavallo il mio amico, lanciando lunghi schizzi che colpivano i nostri visi appaiati mentre la zia si menava furiosamente la topa.
Io cercai di trattenermi ma quella doccia di sborra mi aveva eccitato troppo e venni anch’io lanciando i miei spruzzi per aria.
Accasciati sul letto riprendemmo tutti e tre un po’ di fiato. Nella stanza aleggiava odore di maschi e di femmina, di culi, di cazzi e di figa.
Quando ci fummo ripresi la zia volle che io e Tony giocassimo tra di noi.
Mi è sempre piaciuto guardare due uomini mentre si fanno tra di loro – ci disse – fatemi vedere cosa sapete fare.
Io e tony ci baciammo in bocca e ci toccammo dappertutto sotto lo sguardo arrapato della zia, poi ci leccammo i capezzoli, le palle, il cazzo e il culo.
Mettiglielo – disse ad un tratto lei rivolgendosi al mio amico – mettiglielo nel culo. Mi sa che al mio nipotino gli piace prendere un bel cazzo duro.
Tony mi guardò interrogativo. A lui sarebbe senz’altro piaciuto mettermelo, ma io ero dubbioso. Il suo cazzo era enorme e avevo paura che mi sfondasse il culo.
Per non deludere la zia stavo quasi per convincermi a farmelo mettere quando, d’un tratto, la mamma irruppe nella stanza.
Cosa state facendo? – urlò.
Cosa avremmo potuto rispondere?
Restammo in silenzio a guardarla aspettando la sua sfuriata. La più contrita sembrava zia Tina, io il più vergognoso. Tony, invece, protendeva sfrontato il suo enorme cazzo duro che la mamma, facendo finta di niente, non perdeva d’occhio.
Ci fu qualche secondo di silenzio assoluto, nessuno sapeva cosa dire.
Fu zia Tina a romperlo.
Suvvia – sbottò verso la sorella – non farla tanto lunga. Sto solo facendo divertire un po’ questi ragazzi.
Mi pare che ti stia divertendo parecchio anche tu – le fece notare la mamma indicando i nostri cazzi duri.
Forse mi stavo sbagliando ma non mi sembrava arrabbiata, anzi, pareva divertita.
Difatti la vidi scoppiare a ridere.
Va bè – aggiunse infine – a questo punto fate divertire un po’ anche me.
Non potevo crederci, eppure era vero. La mamma, la donna per la quale mi ero ammazzato per anni di seghe, aveva deciso di unirsi a noi.
Tony, che era parecchio più scafato di me, non si lasciò scappare l’occasione e dopo averla attirata a sé la baciò in bocca.
Vedere la mamma che, completamente vestita, si faceva succhiare la lingua da un uomo nudo che le puntava contro il cazzo duro era la cosa più arrapante che avessi mai visto.
E quando Tony le infilò una mano sotto la gonna e prese a palparla dappertutto mi sentii quasi girare la testa.
Non solo si lasciava palpare, ma spalancò anche le gambe per farsi toccare meglio e dopo un po’ vidi le sue mutandine scivolare a terra e, cosa per me ancora più pazzesca, la vidi afferrare vogliosa la verga del mio amico.
Hai proprio un bel cazzo – la udii dire – ci credo che zia Tina se lo voglia fare.
Io non esistevo proprio e quasi mi risentii, ma quando lui la sbattè sul letto e dopo averle sollevato la gonna sulla schiena ne mise a nudo il bel culo tondo, mi concentrai a guardare quello che sarebbe successo.
Senza tanti complimenti il mio amico glielo mise alla pecorina e quella gran maiala di mia madre si fece scopare alla grande godendo come una maiala. Né la sentii protestare quando lui, sfilatosi dal suo figone nero e fradicio di umori, glielo sbattè nel culo con pochi colpi ben assestati.
Se la inculò come un califfo quel bastardo, affondando tra le sue chiappone carnose con sempre maggiore violenza facendola urlare non so se di dolore o di godimento.
Fatto sta che lei venne parecchie volte prima che lui, sfilatosi dai suoi sfinteri, le scaricasse sul viso un fiume di sborra che lei si prese con gran piacere.
Zia Tina ed io non ci eravamo persi un secondo di quello spettacolo grandioso e a quel punto avevamo voglia di godere anche noi.
Io speravo che la mamma si accorgesse di me e mi facesse godere lei, ma era troppo presa dal magnifico cazzo del mio amico, così dovetti accontentarmi di sbatterlo in culo alla zia mentre il mio amico si faceva di nuovo la mamma.
Ecco, questa è la mia storia.

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