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Issam

Issam
Da quando avevo iniziato l’università, l’esame di fisica due era l’osso più duro che mi si fosse presentato. L’avevo già dato due volte senza riuscire a passarlo, e sapevo che anche la terza non sarebbe andata meglio.
Così quando Abdel, un mio compagno tunisino che studiava in Italia e che era il migliore del corso mi propose di prepararlo con lui, accettai volentieri.
Ci vedevamo in biblioteca e studiavamo secco, concedendoci poche pause e ci trovammo presto avanti col programma. Abdel era davvero in gamba e mi fu di grande aiuto.
Un pomeriggio ci trovammo a casa mia – la biblioteca era chiusa – e dopo almeno tre ore fitte fitte mia madre ci portò un caffè consigliandoci di prenderci una pausa. Bevendo il caffè e mangiando qualche biscotto, Abdel mi raccontò del suo paese, della nostalgia di casa, della mancanza di amici italiani e, soprattutto, di donne.
Le ragazze italiane non ne vogliono sapere di un tunisino – mi confessò sconfortato.
Lo immagino – riposi – e allora come fate?
In che senso?
Nel senso…..hai capito….. col sesso, voglio dire.
Ah, quello. No, il sesso non è un problema. Per quello ci arrangiamo tra di noi.
Tra di noi, chi? Scusa.
Coi miei compagni di stanza. Io qua divido una camera con altri tre ragazzi tunisini e quando c’è bisogno facciamo tra di noi.
Capisco – risposi lasciando cadere il discorso. Mi ero avventurato su un terreno scivoloso. Il mio amico, intuendo il mio imbarazzo, si mise a ridere.
Guarda che non siamo froci, come dite voi. Solo che a vent’anni, se non trovi ragazze e non hai i soldi necessari per pagarti una puttana, devi pure arrangiarti in qualche maniera. A me piacciono le donne, eccome, ma quando hai le palle che scoppiano ti accontenti anche di un amico.
Ci rimettemmo a studiare e per parecchi giorni non ne parlammo più fino a quando, durante una delle solite pause, lui riprese il discorso.
Non vorrei che tu pensassi male di me – mi disse.
Scusa? – non capivo di cosa stesse parlando.
Riguardo alle donne e al fatto che ci arrangiamo tra ragazzi. A te non è mai capitato?
Si, quando ero più piccolo. All’oratorio ci tiravamo le seghe in compagnia tra ragazzini; a volte ce le facevamo tirare da qualche pretino, ma appena ho conosciuto qualche ragazza ho smesso.
Beato te. Adesso, per esempio, saranno almeno cinque giorni che non mi sfogo e ho le palle che mi fanno male da tanto che sono cariche.
Mi dispiace, ma io cosa ci posso fare? – l’argomento mi stava imbarazzando anche perché non sapevo dove Abdel volesse andare a parare.
Visto che siamo parecchio avanti col programma e che in casa tua oggi non c’è nessuno, potremo ad esempio divertirci un po’.
Scusa?
Ma si che hai capito. Tu sei un bel ragazzo ed io pure. Ci divertiamo un po’ e tutto finisce li.
Tu sei matto. A me piacciono le donne.
Anche a me, te l’ho già detto, ma ci possiamo divertire anche tra di noi.
Lo guardai con attenzione e mi accorsi, per la prima volta, che era davvero un bel ragazzo. Inconsciamente il mio sguardo si posò all’altezza del suo cavallo e notai un certo rigonfiamento.
Ce l’hai duro? – gli domandai a bruciapelo.
Vuoi sentire?
No, grazie, forse è meglio che per oggi smettiamo.
Come vuoi.
Ciao.
Ciao.
Altre giornate di studio senza accennare a quella strana conversazione poi, un giorno, un invito.
Domani organizziamo una festicciola da noi. Mi piacerebbe farti conoscere i miei compagni di stanza. Vuoi venire?
Volentieri.
Allora domani alle quattro.
D’accordo.
L’indomani, alle quattro in punto mi presento all’indirizzo fornitomi, un casamento di periferia abitato solo da immigrati. L’appartamento, però, è molto carino, messo su con gusto. Piccolo ma accogliente.
Abdel mi presenta gli amici, non capisco i loro nomi arabi ma mi sembrano simpatici. Sono tutti dei bellissimi ragazzi ed indossano la loro tunica tradizionale. C’è musica e mi offrono un tè alla menta accompagnato da dolcetti al miele.
Dopo un pò suonano alla porta e vedo arrivare una splendida ragazza araba, uno dei visi più belli che abbia mai visto. E’ alta e magra, ed indossa anche lei la tunica. Quando me la presentano come Issam, un nome chiaramente maschile, faccio un’espressione da cretino che fa scoppiare tutti a ridere.
Abdel mi toglie dall’imbarazzo.
E’ un nostro vicino.
Capisco, truccato a quella maniera e con quei monili addosso l’avevo scambiato per una ragazza. Una splendida ragazza.
Issam è bellissimo, hai ragione; è talmente bello che quando ce lo facciamo ci fa godere più di una ragazza. Se vuoi puoi fartelo anche tu. Oggi è venuto apposta per te.
Io non mi sono mai fatto un ragazzo – farfugliai guardando Issam.
Era davvero una bellezza, coi lineamenti finissimi, il naso piccolo e regolare, la bocca carnosa e occhi grandi e vellutati, da cerbiatto.
Sotto la larga tunica di seta rossa s’intuiva un corpo esile ed elastico. Esaminando quel ragazzo, che poteva avere diciotto anni, sentii un famigliare formicolio ai coglioni e, contemporaneamente, un piacevole strizzone allo stomaco, di quelli che solitamente mi prendono quando sto per farmi una ragazza.
Sediamo tutti su dei cuscini intorno ad un tavolo basso su cui sono posati il tè ed i dolcetti. Issam si siede vicino a me e sento il suo profumo, un misto di spezie sconosciute che sa di terre lontane. Mi accorgo con sgomento che lo sto desiderando, che guardo il suo volto stupendo come guarderei quello di una ragazza, che guardo le sue labbra rosse e carnose con la voglia di baciarle.
Quando ride mostra denti piccoli, regolari e bianchissimi. E’ un attimo, e senza neppure sapere io cosa mi stia succedendo, gli carezzo una guancia: è morbida e liscia come quella di un bambino. Lui si volta verso di me e mi sorride ed io lo bacio. Si, lo bacio sulla bocca davanti a tutti. Lui apre le labbra e mi offre la lingua. Preso da una specie di ossessione mi avvento letteralmente sopra di lui e lo rovescio sui cuscini. Gli altri ci fanno spazio e, avvinghiati l’uno all’altro, ci baciamo appassionatamente. Gli ho infilato la lingua in bocca e vorrei quasi mangiarmelo. Mi stacco un secondo per poter guardare quanto è bello, poi gli sono nuovamente addosso e lo bacio ancora. Adesso anche gli altri quattro si stanno baciando in bocca e nella stanza c’è silenzio. Si sente solo il rumore delle nostre bocche.
Issam sa di buono e non mi stanco di baciarlo. Quando gli lecco il viso, le orecchie, gli occhi, il collo, lui si lascia docilmente fare. Gli altri quattro si sfilano le tuniche e sotto sono nudi. Hanno le mazze dure, quattro mazze enormi, non circoncise, con dei coglioni giganteschi. Mi avevano detto che i tunisini erano ben dotati, ma non pensavo così. Gli sfilo la tunica e anche Issam sotto è nudo. Ha un corpo perfetto, da efebo, scuro e liscio, magro e muscoloso, senza un pelo. La sua mazza è lunga e sottile, dura e diritta. Mi tuffo sopra di lui e lo lecco tutto, da capo a piedi. Gli lecco i capezzoli e la pancia. Lo scappello e gli lecco la testa del cazzo, i coglioni, il pube senza peli. Gli altri quattro si stanno ciucciando le mazze in un’orgia sfrenata. Si sente solo il rumore dei loro risucchi e nell’aria aleggia odore di cazzo e di maschi arrapati.
Abdel ed un altro mi spogliano mentre io continuo a ciucciare la testa del cazzo di Issam. E’ la prima volta che sento il sapore del cazzo e devo dire che mi piace. Quando sono nudo Abdel si imbocca la mia minchia mentre l’amico mi ciuccia i capezzoli. Non ho mai goduto tanto e ho voglia di farmi Issam. Lo faccio mettere alla pecorina e mi tuffo col viso tra le sue chiappe. Lo lecco fino a farmi male, gli infilo la lingua nel buco del culo mentre lui spinge e, aiutandosi con movimenti peristaltici, riesce a dilatarsi fino a permettermi di leccargli l’interno.
I quattro intanto si stanno inculando come forsennati e sento il rumore delle palle che sbattono contro le chiappe, i muggiti di piacere degli inculatori e le grida strozzate degli inculati. Quando monto in groppa al mio Issam e gli stango la bega nel culo Abdel si sfila dalle chiappe di uno degli amici e mi porge la cappella da ciucciare. E’ cianotica ed enorme. Sa di culo ma gliela ciuccio ugualmente fino a quando lui si sfila dalla mia bocca e puntandomi la testa del cazzo contro il viso mi scarica in faccia una sborrata gigantesca.
Anche gli altri stanno godendo: ci sono schizzi di sborra dappertutto e nell’aria se ne sente l’odore spesso e greve. Faccio sdraiare Issam sulla schiena, mi sdraio sopra di lui e me lo inculo come scoperei una femmina, con la lingua piantata nella sua bocca. Issam è meglio di una femmina, più bello e mi fa godere di più. Gli sborro nel culo mentre gli altri ci guardano e si sbocchinano a vicenda le loro grosse mazze e sborrano in continuazione. Non ho mai visto tanta sborra in vita mia. Quando mi faccio per la seconda volta Issam gli altri si stanno leccando il culo e continuano a sborrare a ripetizione. Ma cos’hanno quelli nei coglioni?
Abdel vorrebbe inculare anche me, ma io rifiuto. Allora si fa Issam e provo un po’ di gelosia. Mi sarò mica innamorato? Mi sveglio di soprassalto. E’ buio pesto.
Ma, allora, è stato solo un sogno. Ho freddo, sono tutto bagnato, il pigiama è fradicio. Mi sono sborrato addosso durante il sogno. Ripenso ad Issam. Non esiste, è solo un parto della mia fantasia. Mi lavo velocemente e prima di infilare un pigiama pulito mi tiro un bel raspone pensando ad Issam. Dio quanto era bello!!

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