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Le mie storie (41) (seconda parte)

Hentai

Le mie storie (41) (seconda parte)
… La mattina dopo eravamo nuovamente in spiaggia; la mia amica si era lasciata andare ormai completamente, infatti si presentava con una camicetta a quadri lunga senza niente sotto, e con il solito perizoma a fare finta di coprire. Io al contrario avevo passato la nottata nei miei pensieri, facendomi i soliti problemi sulla giustizia o meno di “approfittare” dell’essere nate dalla parte giusta del mondo per rilassarmi un po’. Solito costume due pezzi ma che copriva il sederone (almeno quello) visto che la parte di sopra era quasi impossibile…. I due nuovi amici non tardarono a venire, e dopo aver parlato con il nostro autista, ci invitarono a seguirli via spiaggia. Dopo una ventina di minuti arrivammo in una specie di caletta coperta da alcuni scogli. Il panorama era meraviglioso, si vedeva tutta la città, ed in più eravamo praticamente soli (da lontanissimo si scorgevano delle altre persone). Renata dopo aver appoggiato l’asciugamano a terra senza nessun problema si tolse la camicia rimanendo in topless, io dopo un sorriso di stupore, la accompagnai a mare ben protetta dal mio costume. Naturalmente i nostri “fidanzati” (è chiaramente una battuta), ci erano vicini, molto vicini. Un po’ di schizzi in acqua, un po’ di giochi e naturalmente mi ritrovai a guardare lei e lui che con le mani si esploravano a vicenda. Il mio amico Umberto, intelligente, avendo capito che io non ero proprio così spigliata come Renata, non esagerava negli approcci. Anzi appena mi vide salire sulla riva, mi seguì e con uno sguardo mi fece capire che era meglio lasciare l’altra coppia da soli.
Tornati sulla spiaggia però si offrì di farmi il massaggio (un classico), ed io accettai. Dopo un quarto d’ora delle sue mani sulla mia schiena, sul mio culo (sul quale chiaramente indugiò parecchio) e sulle mie cosce, mi girai sul fianco per ringraziarlo e vidi che tutto quel’ impastare, gli aveva fatto effetto. Dopo avermi guardato, si avvicinò e lo tirò fuori, bello grosso e duro; io dopo essermi resa conto di essere da sola, glielo prese in bocca e cominciai a succhiarglielo.
Anche la mattinata aveva preso la piega del sesso. Certo, non sono ipocrita, la cosa non mi dispiaceva affatto, tanto che quando Renata ricomparve sul bagnasciuga, con un’occhiata le feci capire che mi stavo divertendo.
Il pomeriggio però mi imposi per andare a fare un giro della città, soprattutto visitare nuovamente il museo della rivoluzione. Gli altri mi seguirono senza fare tante storie, anzi i ragazzi si sottraessero positivamente della mia cultura e del mio amore per i loro “padri della patria”.
Entrati al museo, mi resi conto (e questo forse è stato ciò che poi a fatto si che mi lasciassi andare completamente) che, di coppie “finte” ce n’erano tante, forse troppe per i miei gusti. Ma almeno non mi sentivo più a disagio.
Passarono un paio di giorni durante i quali si girava la città, la mattina si prendeva il sole… e altro e la notte ognuna di noi due aveva la sua buona dose di sesso. Io al di là di un paio di regali fatti ad Umberto in un centro commerciale non andai, ogni tanto però vedevo Renata aprire il portafoglio con la scusa di mandare Robert a prendere qualcosa da bere, e da allungargli qualche dollaro. Ma la vacanza procedeva benissimo anche perché, ribadisco, il mio cavaliere era accorto e comprensivo delle mie esigenze.
Una piccola svolta capito’ una sera a cena quando cominciai a vedere l’accompagnatore della mia amica rivolgermi più sguardi e più domande del solito. Come sapete non sono mai stata una sveglia, ma ha quaranta anni passati capisco determinati segnali. Per esempio quando Renata si allontanò per andare un attimo in bagno, anche davanti al suo amico, mi fece i complimenti per il decolletè e per l’abbronzatura. Lì per lì non ci diedi peso anche perché i cubani sono estroversi di natura. Ma quando la mattina dopo al solito appuntamento, Umberto non si presentò, mi suonò una sorta di campanellino non d’allarme ma di attenzione. Robert ci disse che il suo amico era partito per un paio di giorni per un lavoro, e mi chiese se volevo che lui chiamasse qualche altro. Lo ringraziai, ma gli feci capire che potevo starmene tranquilla anche senza fare niente. In più nonostante il nostro posto di mare fosse piuttosto isolato, durante il tragitto non è che mi mancassero le opportunità per rimorchiare (niente di più facile in quel posto). Così mentre loro andarono a farsi il bagno, io dopo una veloce calata in acqua, mi sdraiai sull’asciugamano di schiena. Non so quanto tempo passò, perché in quei posti si perde il senso del tempo, ma ad un certo punto sentii delle gocce d’acqua bagnarmi a schiena, e la voce di Robert che facendomi ombra mi diceva “Renata è andata a comprare delle cose da mangiare”. Dopo essermi abbottonata il pezzo di sopra del costume, mi girai e lo vidi davanti a me enorme, con un costumino che poco lasciava l’immaginazione soprattutto perché il suo uccello faticava a restare dentro. Lui si sedette di fianco a me e senza nessun problema mi disse che gli piacevo. La cosa era assolutamente reciproca, ma non mi andava proprio di fare un torto alla mia amica. Lui cominciò a toccarmi la coscia quasi a sfiorarla, io gli dicevo di stare tranquillo che Renata sarebbe tornata di lì a poco. Lui rispondeva di sì, ma continuava a toccarmi, finché dall’interno coscia non arrivò al costume. Indugiò qualche secondo e poi infilò la mano dentro e con un dito mi penetrò. A dire la verità, non aspettavo altro, era davvero una statua, bellissimo, e le sue dita (che in breve tempo diventarono due nella mia micia) si muovevano meravigliosamente. Mi disse di scoprirmi il seno, ed io subito lo accontentai, mentre mi toccava si poggiò con le labbra sui miei capezzoli e di lì a poco, affondando le dita sempre più dentro mi fece venire. Tirò la mano fuori, mi mese le sue dita bagnate in bocca ed io cominciai a leccare. Lui si girò e si appoggiò sopra di me. Mi sfilò il pezzo di sotto del costume e dopo averlo tirato fuori lo mise nella mia fica tutta bagnata. Ad ogni sua spinta, il mio sedere si alzava letteralmente, passarono pochi minuti e venni di nuovo. Lui intanto continuava a muoversi finché non lo tirò fuori per godere sulla mia pancia sul mio seno.
Il tempo di ricompormi ed andare in acqua per lavarmi, che da dietro uno scoglio vidi arrivare Renata con le buste del pranzo. Mi sorrise, come succedeva sempre in quei giorni, ma in quell’occasione ebbi la netta sensazione che lei sapesse cos’era successo, e volesse dirmi che era tutto a posto. Quel giorno, dopo il solito giro per la città, l’aperitivo e la cena, quando arrivammo in albergo, presi dalla camera la guida di Cuba ed uscii per lasciare campo libero, per la loro sessione serale di sesso. Non ero stanca, anzi ero piuttosto sveglia; dopo circa una ventina di minuti vidi aprirsi la porta della stanza e Renata che, facendo con la testa capolino, mi diceva che stava andando a farsi la doccia e quindi potevo entrare. Una volta nella stanza vidi Robert ancora sotto le lenzuola, io mi tolsi il vestito dandogli la schiena e mi misi la maglietta lunga che mi faceva da pigiama. Dopo aver scoperto eletto andai sotto le lenzuola girandomi di fianco per continuare a leggere la mia guida. Dopo qualche minuto sentii che Robert si stava alzando dal letto, inevitabilmente girai la testa per guardarlo. Era completamente nudo con il lungo membro moscio. Lui vide che lo stavo guardando e ridendo indurì i muscoli del torace. Io sorrisi in segno di approvazione, lui si avvicinò al mio letto e rimase in silenzio. Io stesa sul cuscino mi ritrovai a guardare dal basso il suo uccellone cadente. Lui sempre ridendo lo fece roteare, il tutto a non più di mezzo metro dalla mia faccia. Il passo successivo fu inevitabile… lo presi in bocca e piano piano cominciai a sentirlo crescere tra le mie labbra. Contemporaneamente sentivo il rumore della doccia accesa ed ero tranquilla che Renata fosse ancora occupata. Nel giro di mezzo minuto il suo membro era duro, e enorme nella mia bocca. Con una mano aiutava la mia testa a muoversi, cercava di spingerla sempre più a fondo, ma non riuscivo a prenderlo tutto.. Poi il rumore dell’acqua che scendeva in bagno si fermò, lui cominciò a velocizzare il movimento del suo uccello che mentre lo succhiavo cominciò a spingere verso la mia bocca. Qualche secondo e venne inondandomi letteralmente la bocca e le labbra. Presi un fazzoletto di carta e sputai dentro tutto quanto. Poi ne presi un altro per pulirmi e proprio in quel momento Renata venne fuori. Lui intanto (fortunatamente) si era messo un asciugamano intorno alla vita, ed era seduto accanto a me. Le chiese di poter fare la doccia e subito scomparve nel bagno. Rimaste sole, lei mi guardò e mi disse “lo so che stamattina lo avete fatto, ma tranquilla non mi interessa. Sono qui per divertirmi. Anzi a dire la verità un poco mi sono anche stufata di stare sempre con loro”.
Io rimasi un poco perplessa, dopo tutto erano ragazzi molto simpatici oltre che belli, ma non volevo contraddire la mia amica, così quando lui ci salutò dopo essersi rivestito, ebbi la quasi certezza che sarebbe stata l’ultima volta che lo avrei visto… (continua)

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