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Le mie storie (81) seconda parte

Le mie storie (81) seconda parte
[Prima di continuare con il racconto ho bisogno di fare una precisazione. Come sapete le mie storie sono racconti di vita vissute, l’unica cosa che qualche volta faccio è cambiare i nomi delle persone per non renderle in alcun modo riconoscibile (non si sa mai). Un paio di racconti fa, parlando della cognata di mio fratello, l’ho chiamata Laura. In realtà si chiama Lina, così come ho fatto dal racconto successivo in poi . Preciso questa cosa per la sincerità che si è instaurata fra me e voi che mi leggete. Grazie]
… Al ristorante io e mio nipote oltre a farci una bella mangiata ci stavamo facendo un sacco di confidenze. O meglio, lui le faceva a me, in compenso io gli raccontavo episodi della vita adolescenziale del padre (mio fratello) che sembravano farlo morire dal ridere. Soprattutto quando gli ho detto che aveva nascosto i film porno all’interno del materasso, ha capito che determinate cose sono normali per i maschietti.
Tornando a lui, quel fine settimana dalla zia lo aveva completamente scombussolato sotto tantissimi punti di vista. Naturalmente non se la sentiva di parlare con nessuno dei due genitori , né tanto meno con i suoi amichetti di classe, nonostante alcuni di loro, a detta sua, avessero più conoscenze di lui in quel campo. Lui invece non vedeva l’ora che i genitori facessero un nuovo fine settimana fuori casa, in modo da tornare dalla zia. La cosa succede qualche settimana dopo quando i suoi vengono a Napoli e chiaramente vorrebbero che anche lui scendesse con loro, per farlo stare un po’ con i nonni e la zia, ma lui inventa di tutto e riesce a rimanere a Roma. In questa occasione, ricordo che all’epoca, non sapendo le vere motivazioni della sua mancata venuta, ci rimasi molto male nel fatto che non avesse accompagnato mio fratello e la moglie. Mentre mi racconta, sorrido soddisfatta, perché le sue preferenze erano dettate non dall’empatia e dalla fiducia, ma dagli ormoni impazziti… E purtroppo contro quelli non potevo fare proprio nulla.
Zainetto con i libri e pigiama al seguito e di corsa a casa di zia Lina e cuginetta chiara. Lo accoglie quest’ultima dicendo che la mamma era fuori con un’amica che sarebbe tornata all’ora di cena. Lei stava studiando e poi sarebbe uscita. Così mio nipote cerca di studiare un po’, ma la vicinanza della ragazza, che, a detta sua, era vestita con un pantaloncini piccolo che non riusciva a nascondere le sue mutandine, lo distraevano parecchio. Passa un po’ di tempo poi Chiara lo chiama e gli chiede consigli su come vestirsi. All’inizio lui è restio, si vergogna; poi piano piano, prende coraggio e partecipa al gioco. Prima un vestitino, poi una gonna, poi dei pantaloni, lui sul letto a giudicare, lei che si cambia dietro l’anta dell’armadio, che avendo uno specchio, in realtà non la nasconde per niente. Mentre i due si divertono, lei si accorge che il cuginetto evidentemente non è rimasto insensibile alle sue vestizioni e vede il bozzo che gli si è formato all’altezza del basso ventre, nascosto soltanto dalla sua immancabile tuta dell’Adidas (ne ha una decina di tutti i colori diversi).
Giorgio al contrario non si è accorto della visibilità del suo alzabandiera, o meglio, immagino stesse pensando ad altro; ma quando lei “minacciosa” e sorridente gli si avvicina sul letto chiedendogli dove avesse tenuto nascosto fino ad allora quel “coso”. Cerca di ripararsi prendendo il solito cuscino. “Zia, ti giuro, Chiara mi è quasi saltata addosso, e dopo avermi dato due cuscinate alle quali io naturalmente non ho risposto, mi ha scoperto la tuta e mi ha preso il pisello in mano.” Mai aveva visto la cugina così spregiudicata; la situazione completamente nuova ed inaspettata lo prende completamente di sorpresa, tanto che si limita semplicemente a guardare ciò che fa lel. Vergogna, piacere, stupore, colgo nelle parole di mio nipote tutta una serie di sensazioni diverse, ma la sorpresa prende anche me quando continuando il racconto, dopo un lieve tentennamento, mi dice che lei, dopo averlo accarezzato con la mano, comincia a succhiarglielo. Istintivamente gli chiedo “e tu cosa hai fatto?” Lui, dopo aver fatto spallucce, mi dice che ha resistito pochissimo poi si è lasciato andare sporcandole tutta la faccia per poi fuggire in bagno subito dopo.
Ristabilita un’apparente normalità, lui era più che mai imbarazzato nei confronti di lei, quasi non riusciva a guardarla in faccia, quando è tornata la zia a casa si sono messi a cenare. Dopo cena, Chiara è uscita mentre la zia è rimasta a casa a fare da baby-sitter al nipote. Quasi a predire ciò che stava per dirmi, gli chiedo incuriosita, come fosse vestita; lui mi risponde che dopo esser tornata a casa, si era andata a fare la doccia e si era messa la sottana con sopra la vestaglia . La solita partita a burraco e poi sul divano a vedere la televisione. Lui non faceva altro che pensare a ciò che gli era successo nel pomeriggio, lei era assorta nei balletti. Il silenzio viene rotto da “tutto bene? Hai più avuto dolori giù?” Lui le risponde che non gli è successo più da allora, lei ribatte che ne è felice. In quel momento, in maniera del tutto autonom, mio nipote mi dice che è come se gli fosse s**ttato qualcosa, come se una sorta di malizia lo avesse pervaso completamente. Gira lo sguardo verso la zia e vede che la vestaglia si è aperta tra le gambe, lasciandole scoperte un bel po’. Con il cuore che gli batte a 3000, vorrebbe fare qualcosa, perché sente che si sta salendo quella sensazione di piacere che ha cominciato ad avvertire da qualche mese, quando guarda una compagna di classe o ancor di più, una donna. È seduto di fianco alla zia, con le gambe piegate all’interno, mentre lei le ha accavallate con uno spacco che arriva fin quasi alle mutandine. L’oscurità della stanza da un po’ di coraggio a Giorgio (questa parte del racconto è romanzata dalla sottoscritta cercando di cogliere il significato delle sue parole), che con la parte posteriore della mano si avvicina al ginocchio scoperto di Lina. Letteralmente terrorizzato, rimane fermo come una statua, con la mano appoggiata sul dorso alla gamba della zia. Lei continua, come se nulla fosse, a guardare la trasmissione televisiva, lui sta per compiere, senza saperlo, la sua prima avance. Prende coraggio e gira la mano mettendo a contatto i suoi polpastrelli con la pelle vellutata della zia. In pochi secondi sente gonfiarsi “il pisello” come lo chiama lui, e per la prima volta in vita sua si rende conto di avere il membro duro come il marmo. A differenza del passato, non si copre con il cuscino, non gli viene neanche lontanamente in mente. La mano è ferma sulla rotula, le dita lentamente cominciano a solleticare la pelle e piano piano la accarezzano delicatamente. Lo sguardo fisso al televisore, la mano che sale e scende dalla parte alta della gamba, e Giorgio che insieme alla paura per la reazione della zia, sente salire il piacere di quel gesto proibito. Lei non batte ciglio, lo lascia fare, sa che per lui sono le prime pulsioni di natura sessuale, sa che quei movimenti della mano con il tempo si faranno sempre più fermi e determinati. In quel momento però, no, sono impacciati e lenti. La coscia sinistra di zia Lina è completamente scoperta, lui non se ne è neanche accorto visto che continua a guardare dritto come se volesse distaccarsi dal suo braccio. Poi lei si volta un attimo dall’altro lato per prendere una cosa, e lui ne approfitta per guardare quella gamba nuda e quello spacco alla fine del quale si intravede il pizzo nero della mutandine. Il suo membro è duro come non lo è mai stato, la sua mano comincia a prendere confidenza con la coscia, le sue dita perlustrano ad ogni passaggio sempre più pelle. Istintivamente il braccio comincia a risalire la coscia sempre più su, le dita si insinuano fra le gambe, la paura è quasi solo un ricordo, la mano sta per arrivare lì proprio dove la vestaglia è malamente legata, quando la voce di lei a rompe il silenzio “che stai facendo?” Gli dice. Lui vorrebbe morire in quel momento, vorrebbe letteralmente sparire dalla faccia della terra. Vede lo sguardo della zia che indugia sulla sua erezione che é ben visibile anche sotto la tuta, Prende coraggio e le dice dice “scusa, ma volevo solo accarezzaarti un po’, credevo ti piacesse”; “mi piace, ma se accarezzi certi punti poi divento rossa anche io”. Si ferma, ritrae la mano e naturalmente mostra 1 vergogna enorme. Lina gli si avvicina in maniera materna, gli dà 1 bacio sulla fronte dicendo di non preoccuparsi che era tutto a posto e poi inaspettatamente… Rilancia, mettendo la mano su quella protuberanza che lasciava poco all’immaginazione. Il silenzio della stanza è rotto solo dalle parole del televisore. Lei allarga l’elastico della tuta, poi quello dello slip da dove fuoriesce già metà dell’uccello, lo prenda in mano dalla base e comincia a segarlo; Giacomo poggia la testa sul divano, chiude gli occhi e si lascia andare a quel piacere al quale sta facendo sempre più l’abitudine. Questa volta, non viene subito, riesce a resistere un po’ a quei movimenti delicati e decisi, accompagnati dal suo respiro affannoso. Poi gode, schizza in aria, sulle mani della zia, sulla tuta. Lei va a prendere i tovaglioli di carta per pulirsi e pulirlo, lui continua a tenere gli occhi chiusi, aspettando che tutto finisca; poi dopo aver sussurrato buona notte, sparisce nella stanza.
La mattina dopo si sveglia ed ad un paio di metri da lui Chiara sta dormendo placidamente. Non c’è molta luce, ma quel poco gli permette di sollevare la coperta e guardare il sedere di lei nascosto da una sottana trasparente. Va in bagno, e dopo aver fatto pipì, si siede sulla tazza ed istintivamente comincia ad accarezzare il suo pisello pensando alla cugina. In breve diventa duro, e dopo qualche altra carezza, sente montare l’eccitazione e non solo. Viene nel bagno e per la prima volta, mi confessa, che vede il suo seme. Sono la prima persona alla quale ha confessato di essersi fatto una sega. Il fine settimana termina così.
Finisco di scrivere che è passato circa un mese da quella sua confessione. Sono successe altre cose, a lui, ma sono successe altre cose anche a me.
La prossima e vi racconterò riguarderà la sottoscritta. Per quanto riguarda il nipotino dovrete attendere

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