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Le mie storie (92)

Groping Breasts

Le mie storie (92)
È venerdì mattina quando appena sveglia, Carmine mi squilla al cellulare. Mi preoccupo, (dato l’orario), fortunatamente appena rispondo, mi tranquillizza dicendo che lui sta per prendere il treno, ma visto il tempo ancora bello, invece di tornare a Napoli, potremmo incontrarci alla casa al mare, per passare un weekend tranquilli e approfittarne anche per “chiudere l’estate”. Entusiasta dell’idea, preparo velocemente il trolley e mentre metto dentro un paio di vestiti e naturalmente altrettanti costumi, da un cassetto scorgo un completino intimo, probabilmente regalo di mia madre; c’è proprio tutto, oltre al reggiseno in pizzo e al perizoma, anche il reggicalze con le calze abbinate. Certo fa caldo, ma pensandoci bene, mi rendo conto che la sorpresa a Carmine potrebbe piacere. Vado lavoro con il solito tailleur ma a gambe nude (giornata estiva), verso le 11 riesco a liberarmi, vorrei andare nel bagno a “completare il completino” ma mi rendo conto che uscire con le calze potrebbe dare adito a domande, alle quali naturalmente non ho nessuna voglia di rispondere. Faccio una cosa a metà: metto solo il reggicalze e lascio le calze nella borsa. Un veloce trucco ed eccomi in macchina alla volta del mare. Ad una ventina di kilometri dalla stazione, dove devo andare a prendere il mio compagno, entro in un’area di sosta e senza neanche uscire dall’auto, riesco, con le solite difficoltà, a mettere le calze e ad agganciarle ai gancetti. Mentre mi abbasso la gonna, mi rendo conto (la solita stonata) che la strada in cui mi sono fermata, è popolata di gentili signorine che fanno il mestiere più antico del mondo. Mentre aggiusto lo specchietto retrovisore, ho come l’impressione che una di loro, dall’altra parte della strada mi sorrida (probabilmente è solo una mia fantasia); effettivamente però, per come sono vestita, sono abbastanza troia, ma per il mio uomo faccio questo volentieri.
Arrivo all’ingresso della stazione, quasi vuota anche perché è molto piccola; non c’è quasi nessuno in giro forse perché è ora di pranzo ed il sole batte forte. Decido di rimanere in auto, rinfres**ta dal climatizzatore. Il cellulare squilla, Carmine è arrivato (incredibilmente puntuale)! Gli dico che sono nel parcheggio, mi raggiunge, apre la portiera della macchina e mi faccio trovare con la gonna tirata su quel tanto per mostrare i laccetti del reggicalze. Avrei voluto fotografare il suo sguardo stupito e felice contemporaneamente. Entra, mi bacia e allo stesso tempo mi infila una mano fra le cosce. La situazione si fa subito molto calda, molto più del caldo esterno; in un momento di lucidità, gli dico di fermarsi e aspettare di arrivare a casa. Incredibilmente mi ascolta, e ci avviamo eccitati alla meta. Sarà l’età, sarà il caldo, ma appena entrati nel paesino, passando per il nostro lido decidiamo di fermarci in spiaggia, prendendo i costumi e lasciando le valigie in auto. Mentre lui saluta il padrone del lido, io mi infilo in cabina per cambiarmi; sento bussare, apro e Carmine entra. Sono con la camicetta quasi del tutto sbottonata, i raggi del sole che penetrano da sotto la porta, illuminano solo parzialmente il completino che indosso. Poco male, il tempo di chiudere la porta e mi salta addosso. Mi sposta il perizoma di lato, tira fuori il suo bel uccellone e comincia a scoparmi in piedi. È arrapato come un riccio, lo spinge dentro con forza e dopo qualche minuto viene poco prima di me.
Finalmente ci cambiamo e andiamo a prendere il sole. Mi guardo intorno e i pochi ombrelloni aperti, mi fanno capire che l’estate ormai è finita. Mangiamo un panino e verso le tre del pomeriggio, siamo in sei (li conto facilmente) a rimanere in spiaggia: una coppia di signori anziani e una mamma con un bambino, tutti piuttosto lontani da noi. Carmine mi invita a fare un bagno, lo seguo prendendolo per mano; ci rinfreschiamo, facciamo una nuotata e poi saliamo su. Avvolti negli asciugamano, ci strofiniamo ben bene l’uno accanto all’altro; poi vedo lui guardarsi intorno per cambiarsi il costume, fa cadere giù quello bagnato, io gli porgo quello asciutto, allarga i lembi e candidamente mi fa “me la fai una sega?” Io istintivamente gli rispondo “adesso?” E lui guardando con un sorriso da maiale “e quando? Domani mattina?” Scuoto la testa ma nello stesso tempo allungo la mano fino a prenderglielo. Effettivamente siamo proprio soli, le persone più vicino sono almeno ad una ventina di metri, così comincio a menarglielo su e giù, il tutto mentre siamo ancora in piedi una vicina all’altro. Nel giro di poco, il suo membro esce lungo e duro dallo spacco dell’asciugamano; io continuo nella mia opera di bene, lui più rosso di piacere che abbronzato, mostra di gradire parecchio soprattutto quando si siede al culmine dell’eccitazione. Ho paura che all’improvviso qualcuno possa scendere dal lido, velocizz i movimenti e finalmente lo vedo godere spruzzando tutto il suo piacere sulla sabbia. Con un colpo di piede copro tutto lo sperma, poi dopo aver aspettato il suo cambio, mi infilo il copricostume sfilando il costume bagnato rimanendo senza nulla sotto. Il mio compagno mi fa presente che i capezzoli induriti sono piuttosto evidenti, io ribatto che al di là del proprietario del lido, ci sono solo quattro gatti in giro e non credo che stiano a guardare proprio la sottoscritta.
Finalmente arriviamo a casa. Il parco sembra totalmente vuoto, esco in giardino, mi tolgo il copricostume e nuda mi avvio alla doccia. Carmine naturalmente mi raggiunge, cominciamo a strofinarci a vicenda, le nostre mani perlustrano l’uno e il corpo dell’altra. Le sue dita entrano dentro di me, mentre con una mano ricomincio a farglielo vedere duro. Chiudiamo la doccia, ci asciughiamo velocemente e in camera da letto ricominciamo a fare l’amore. Mentre il suo membro mi rende sempre più eccitata, lo abbraccio stretto e mi rendo conto di quanto mi sia mancato il suo odore. Gode dentro di me, la mia micia si riempie di lui; quando lo tira fuori metto due dita dentro e poi le porto alla bocca per assaporare il suo seme.
Tra una cosa e l’altra, si è fatta quasi ora di cena; decidiamo di andare al ristorante e lui esplicitamente mi chiede di rimettere il completino che avevo al mattino. Inizialmente sono un po’ restia, anche perché le calze vicino al mare non è che siano molto adatte, poi, come quasi sempre succede, mi lascio convincere e oltre ad una magliettina rosa, indosso una gonna elastica, che solo dopo, capirò, non essere proprio il massimo della comodità. Per fortuna, appena seduti, mi rendo conto di non essere la sola ad avere le gambe coperte, però allo stesso tempo capisco che basta un accavallo di troppo per far salire la gonna quel tanto da mostrare i laccetti del reggicalze. Oltretutto, essendo un indumento che metto molto raramente, non so perché ma mi sento addosso gli sguardi di tutti i maschietti seduti. Lasciato il ristorante, facciamo una passeggiata sul lungomare che incomincia romanticamente mano nella mano e piano piano si trasforma con Carmine che prima mi mette la mano intorno al bacino, e poi senza pudore la infila all’interno della gonna per palparmi il culo. Questi suoi atteggiamenti mi ricordano quando ero ragazzina e una volta “sviluppata” dovevo tenere a bada i tentacoli dei miei fidanzatini che cercavano di insinuarsi ovunque. Ma anche per questo probabilmente sto così bene con il mio uomo, perché sotto sotto mi fa sentire dannatamente giovane e desiderata.
Ritornati a casa, neanche a dirlo, ci siamo spogliati ed abbiamo fatto l’amore due volte. Il resto del fine settimana lo abbiamo passato tra la spiaggia e il letto, per recuperare i giorni in cui siamo stati lontani. Durante il viaggio di ritorno, Carmine mi ha parlato dei giorni passati a Milano, confessando che, dove lavora lui, come aveva intuito, gli hanno offerto un avanzamento di carriera, a patto però di trasferirsi a Milano, oppure stare lì almeno fino al giovedì sera. Io sono subito stata presa dallo sconforto; stare con lui in questi mesi mi ha molto tranquillizzata, mi ha fatto sentire di nuovo parte di una coppia. D’altra parte anche lui non è convinto di trasferirsi per alcuni problemi di natura familiare che non starò qui a raccontare. Alla fine di tutto il discorso, mi dice che di lì a qualche giorno sarebbe dovuto ripartire di nuovo, sempre per discutere di questo con i suoi dirigenti.
È il 21 settembre quando, per salutare la fine dell’estate, e contemporaneamente il suo onomastico (si chiama Matteo), un mio collega di lavoro organizza una festa a casa sua. Carmine non è a Napoli, ed oltretutto essendo venerdì, sono piuttosto triste e sconsolata. Prima di uscire dal lavoro, dalla segretaria a tutti quelli dello studio hanno provato a convincermi a partecipare; ma il pensiero della piega che in poco tempo avrebbe potuto prendere la mia storia, non mi faceva stare con l’animo adatto. Il pomeriggio sono stesa miseramente a letto quando una telefonata di mio fratello mi cambia letteralmente: il giorno dopo sarebbe venuto a Napoli con la moglie e soprattutto figlio. Considerato che non vedevo Giacomo dall’estate, mi ritorna il buonumore anche perché dopo aver parlato con mio nipote, programmiamo insieme un sabato di shopping (mi confessa che vuole un paio di scarpe da ginnastica particolari). Chiamo la segretaria dello studio (che prima di tutto è una mia amica) e le chiedo se lei ed il fidanzato possono passare a prendermi per andare alla festa. Felicissima per la mia venuta, mi dà appuntamento per circa due ore dopo. Telefono a Carmine per dirgli che, come voleva anche lui, andrò alla festa e poi mi butto sotto la doccia. Con l’accappatoio addosso mi siedo sul letto ed incomincio a pensare cosa mettere. Dopo 10 minuti sono ancora ferma, senza nessuna idea. Un vestito o gonna e camicetta, questo è il dilemma. Qualche anno fa avrei preso le prime cose trovate nell’armadio, invece adesso addirittura scelgo anche quale perizoma mettere e quali autoreggenti. Guardo l’orologio e mi rendo conto che mi sono rimasti meno di mezz’ora. Finalmente un vestito comprato l’anno scorso in saldo, mi salta all’occhio: è verde con dei grandi bottoni che partono da sopra ed arrivano fino a mezza gamba. Sopra resto “abbottonata”, mentre sotto senza volerlo lascio uno spacco in mezzo piuttosto audace. Sono pronta, suona il citofono. Arrivati a casa di Matteo, senza volerlo mi rendo conto di essere una delle più “gettonate” non fosse altro perché, nessuno si aspettava che io andassi. Dopo i saluti generali, capisco che la media anagrafica è nettamente superiore a quella della sottoscritta. Considerando che metà degli invitati è gente che lavora con me, in compagnia dei propri mariti o mogli, e che quasi tutti sono più grandi, non mi stupisce granché l’essere stata notata, oltre che per il vestito verde. D’altra parte, guardandomi intorno, le donne che girano per la casa (tanto per cambiare bellissima), nonostante l’età, sono tutte piuttosto scollacciate, con il decotte in mostra, più delle gambe.
Mi avvicino ad un tavolo dove servono l’aperitivo e vedo Lorenzo, alla sua prima “festa” di lavoro. Mi confessa che il mio arrivo gli ha fatto tirare un sospiro di sollievo, dato che si sentiva troppo giovane e mezzo a quei cinquantenni e che un paio di signore, dichiaratesi single, gli si sono pure avvicinate con fare “minaccioso” (capisco con un gesto delle sue mani a cosa si riferisce). La cosa non mi sorprende più di tanto, anche perché, frequentando da parecchio lo studio, conosco quasi tutte le compagne e mogli di chi ci lavora, e avendo partecipato da alcuni anni alle feste del capo, sono anche quali sono le “solitarie” che come squali girano intorno a lui e agli altri “vecchi” (lavorativamente parlando).
In tutta onestà però, vedendo la vitalità della festa, il coinvolgimento musicale che porta anche una pigra e non eccelsa ballerina a buttarsi nella mischia, devo complimentarmi con le cinquantenni attuali. Al solito, i vestiti durante la musica lasciano intravedere intimi e seni che dovrebbero stare al loro posto, ma alla fine anche io, nella mia ingenuità, mi accorgo che lo spacco del vestito, mostra la autoreggenti che porto sotto. Lorenzo mi fa inevitabilmente da cavaliere, io lo ringrazio ma allo stesso tempo ne ho paura, perché so che anche un po’ d’alcol mi libera da pensieri e problemi, lasciandomi senza difese anche in situazioni dove dovrei alzare un bel muro. Durante i latinoamericani, sento la sua mano toccarmi i fianchi e scendere quel tanto per non essere “fuori zona” ma che mi fa capire che si sta provando. Io faccio finta di niente, ogni tanto vado al tavolo a prendere qualcosa, piuttosto che a parlare con qualcuno/a. Lo confesso però, le sue attenzioni non mi sono indifferenti, io faccio la stupida, lui mi porta in un posto un po’ in disparte e prova a baciarmi, ma io gli concedo soltanto la guancia, ricordandogli che sono “occupata”. Contemporaneamente sento la sua mano scivolare in mezzo all’apertura del vestito; per due secondi, che mi sembrano un’eternità, lo lascio fare, il tempo di provare un brivido che mi sale fino alla micia… Poi delicatamente scuoto il capo e gliela tolgo. Intanto la mia amica con il fidanzato, va via, un po’ perché il giorno dopo mi dice avere un appuntamento, un poco perché vuole lasciarmi nelle mani di Lorenzo. Mentre la saluto nell’orecchio le do della stronza, perché ha capito che “lui” mi piace, anche se non dovrebbe. Verso l’una ce ne andiamo, in macchina parliamo un po’ degli altri, insomma facciamo un po’ di inciuci; poi con la scusa di cambiare marcia (scusa vecchia utilizzata da tutti i maschietti sin dall’invenzione dell’automobile), la sua mano finisce nuovamente sul mio ginocchio. Io faccio finta di niente e continuo a chiacchierare; lui resta fermo un po’ e poi comincia a salire. A quel punto lo fermo, spostandogli la mano. Lui mi guarda e sorridendo, mi confessa candidamente che da quando eravamo alla festa e mi ha toccata in mezzo alle gambe accorgendosi che portavo le autoreggenti, gli si è svegliato l’uccello. Lo guardo alle parti basse e mi rendo conto che effettivamente ha ragione. Continuiamo ad andare come se nulla fosse, ma, non so perché, i miei occhi continuano a cadere sempre allo stesso posto. Lorenzo se ne accorge, mi scopre, e mentre guida mi chiede se voglio vederlo. Io prima gli dico di no, poi gli domando se davvero me lo avrebbe mostrato. Dopo qualche centinaio di metri, ci fermiamo nel traffico notturno davanti a un semaforo; io sto guardando alla mia destra, fuori dal finestrino, lui mi chiede il numero civico della mia strada; mi giro e lo trovo con l’uccello in bella mostra. “Non bisogna mai vergognarsi delle cose di cui si va fiero” mi dice ridendo, ed effettivamente ha un membro proprio notevole. Non è tanto lungo, ma è dannatamente grosso. Io sorrido compiaciuta, queste cose mi conquistano (anche se lui non lo sa). Arriviamo davanti al mio cancello, mi tolgo la cintura, mi sporgo per dargli un bacio sulla guancia e contemporaneamente decido di prendere la situazione “in mano” per così dire. Lui mi lascia fare contento, io lo muovo su e giù senza mai guardarlo in faccia però. Poi la mia mano comincia ad andare più veloce, il tempo di sentirgli dire che sta venendo e la mia mano si bagna tutta. Prendo un fazzolettino per pulirmi, lo saluto di nuovo e lui cerca di baciarmi in bocca per la seconda volta. Mi allontano e gli dico per l’ennesima volta che sono fidanzata. Lui mi chiede scusa ma ribadisce che gli piacciono le sfide.
Torno a casa, sono quasi le due di notte, apro il cellulare e vedo che Carmine mi ha lasciato un messaggio dicendo di chiamarlo in video… Lo faccio, appena risponde mi appare il suo grosso uccello. Mi chiede di spogliarmi per lui; appoggio il telefonino sul mobile, mi metto di fronte e lentamente apro i bottoni del mio vestito verde. Resto in intimo, lui mi guarda e dice che vorrebbe essere nel nostro letto. Tolgo anche reggiseno e mutandina, prendo il cellulare, lo metto sopra una sedia e dopo essere tornata sul materasso, allargo le cosce e comincio a masturbarmi. A 700 km di distanza lui fa lo stesso, io non lo guardo, chiudo gli occhi e continuo a giocare con le dita. Sento la voce di Carmine dirmi quanto sono bella e maiala, mi raddrizzo un po’, prendo la spazzola sul comodino ed inizio a pettinarmi; “fammi vedere come ti scopi da sola” mi dice, ed io sposto la spazzola verso il basso e mi infilo dentro il manico, più di una volta compagno di giochi. Sto godendo, sento che lo stesso sta facendo anche lui; dopo un po’ veniamo entrambi, ci guardiamo sorridenti e ci salutiamo…
… Carmine non lo saprà mai, ma quando ho chiuso gli occhi per godere, avevo davanti l’uccello di Lorenzo. Sono una stronza, lo so. Passo la notte in bianco. Per fortuna che il giorno dopo arriva mio nipote a distrarmi.

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