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Sedici anni – Capitolo 5

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Sedici anni – Capitolo 5
Capitolo 5

Il lago calmo poteva essere visto oltre il bordo del tetto ed una meravigliosamente fresca brezza estiva soffiava dall’acqua quando sporsi la testa dalla finestra, sorprendendo Alessandro. La casa era casa vuota e l’avevo trovato seduto sul tetto che guardava un gruppetto di bambini che si stavano schizzando e giocavano sulla spiaggia. Scavalcai il davanzale, lo raggiunsi e gli diedi un lento e lungo bacio. Qualche volta era la cosa più dura al mondo, camminare per la strada, stare seduto con lui o andare in giro con gli amici e non poter mettere le mie braccia intorno a quella piccola vita graziosa e magra e stringerla a me. Ero così perdutamente innamorato e volevo mostrarglielo ogni secondo del giorno.

“Vieni per fare l’amore prima che vada a lavorare? ” chiese allegramente. Sorrise e tentò di guardarmi negli occhi ma gli occhiali da sole glielo impedirono, erano la mia protezione dai suoi occhi pieni di desiderio. Ultimamente sembrava che ogni volta che i nostri occhi si incontravano, finivamo nudi, a fare l’amore dolcemente e lentamente. Sorrisi notando che la sua faccia era praticamente guarita a parte una piccola ecchimosi intorno all’occhio destro.

“Non lo so, mi fa ancora male la schiena per averlo fatto in macchina l’altra sera.”
“Tu non mi ami”, disse arrabbiato “Rendimi l’anello.”
“Non me lo tolgo mai”, dissi ridendo, ”
Ma ambedue sapevamo che stuzzicarlo era solo un altro modo di mostrare il mio affetto per lui.
“Quindi cosa farai mentre io laverò pentole?”, chiese rivolgendomi un sorriso scherzoso, evidentemente geloso che io passassi la sera da solo.
“Alberto mi ha invitato ad andare ad una festa con lui, dovrò accettare, l’ho visto raramente le scorse settimane, chissà che non trovi qualche cosa di interessante.”

Alessandro mi diede una piccolo schiaffo sulla nuca e rientrò attraverso la finestra. Si tolse la camicia e la lanciò fra gli altri vestiti sparsi sul pavimento della camera. Io lo seguii in bagno e
alla fine lo circondai con le mie braccia, deponendogli un piccolo bacio sulla nuca e strofinando la faccia nei suoi capelli. Lo tenni stretto tirando con forza le sue scapole contro il mio torace, le mie mani sul suo caldo stomaco liscio. Lui girò la testa e le nostre labbra si incontrarono. Le mie mani erano ora sul suo torace, sulla pelle morbida a sentire le increspature e le curve dei suoi giovani muscoli, mentre lo tiravo contro di me. Le sue mani presero le mie anche e la sua bocca si aprì emettendo un sospiro quando la mia mano scivolò nei suoi pantaloncini. Foggiai a coppa il suo attrezzo che irrigidì nella mia mano, limitandomi a tenerlo e godendo il suo calore. Lui aprì i begli occhi marroni, guardò nei miei ed io capii che avremmo fatto di nuovo l’amore. Lui chinò indietro la testa contro la mia spalla e si lamentò piano mentre io muovevo ritmicamente la mano sul suo cazzo.

“Oh merda! E’ giusto?” chiese indicando l’orologio di fronte a noi. “Dannazione, sono in ritardo!”
Sospirammo deluso.
“Che ne dici se vengo da te dopo la festa?”
“Potrebbe essere un’idea”, disse sorridendo, “mamma lavorerà fino a tardi, dì ai tuoi genitori che resterai da me questa notte, mmmmmm.”
Il mio cuore si stava spezzando sapendo che stava per andare a passare quattro tristi ore in pizzeria. Oh come avrei voluto trattenerlo in camera, ma dovevamo fare uno sforzo di volontà. Alessandro si mise rapidamente la sua camicia da lavoro e ci baciammo appassionatamente scendendo le scale, sulla porta, un lungo bacio e poi ci dividemmo.

Alberto arrivò un ora più tardi a casa mia facendo girare orgogliosamente le chiavi della macchina dei genitori intorno ad un dito come un pistolero. Io passai il breve tragitto per arrivare alla festa sogna ad occhi aperti su quello che era successo fuori della finestra. Quando passammo davanti alla pizzeria guardai fuori del finestrino sperando di vedere Alessandro, ero così preso dai sogni e dai desideri che avevo nel cuore che avevo detto solo qualche parola.
“Hellooooooooo? ” disse Alberto agitandomi una mano davanti agli occhi
“Huh? Cosa? ” Dissi accorgendomi che stava parlando.
“Stai bene?” Chiese con voce preoccupata. “Ti sei comportato come un eremita nelle ultime due settimane. Ed ora che stiamo per andare ad una festa sei completamente silenzioso.”
“Sto bene!” Dissi per convincerlo. Ooops!! Un’immagine di Alessandro scivolò nella mia mente
e sul mio viso comparve un sorriso intontito; Alberto lo vide.
“Oh cazzo!” Disse con un largo sorriso: “Sei innamorato! Chi è?”

Ero intrappolato! Non me lo sarei mai aspettato. Non sapevo cosa dire, non avevo una scusa o una balla pronta, nessun nome pronto. Mi contorsi sul sedile e tentai di pensare ma non avevo idea di cosa dire.
“Forza!” insistette “Chi è lei? Com’è? Almeno dammi un indizio.”
“Sono innamorato, per ora lasciamo perdere.” Dissi senza più il sorriso sul viso.
Alberto sembrò confuso dal mio cambio di umore ma lasciò perdere. Chiacchierammo un po’ per il resto del viaggio ed in breve arrivammo alla festa che era già in corso. Il cortile era pieno di macchine e vidi la Jeep di Cristian. Alla grande, pensai tra di me, proprio la persona che dovevo vedere, un ricco a cui regalano una macchina per il suo compleanno e picchia qualcuno perché non ama la persona giusta. Cosa diavolo poteva sapere Cristian dell’amore, l’unica persona che lui avesse mai amato era se stesso. Il mio sangue ribollì ma mi sforzai di stare calmo, mi dissi che l’unica cosa che dovevo fare era stare distante da lui per un paio d’ore.

La sera era al culmine, la gente riempiva la casa, ascoltava la musica e girava abbastanza alcol da affogare l’intero popolo cinese. Una festa notevole! Feci gruppo con Alberto ed alcuni altri amici ma mi sentivo a disagio e fuori di luogo per come loro guardavano le ragazze, toccandomi spesso col gomito indicandomi qualcuna in gonna corta. Mi piacciono, mi mostravo interessato, ma quella sera avevo solo Alessandro nella mia testa. Avevo bisogno di rilassarmi ed andai in cucina alla ricerca di qualche cosa di liquido. C’era una vasca di metallo enorme riempita di ghiaccio e di dozzine di lattine di birra e sentii due voci.

“Allora, cosa è successo tra te ed Alessandro? Ho sentito che hai litigato con lui.”
Cristian apparve al mio fianco e si allungò rudemente lato per prendere una birra senza prendersi cura di girarsi e vedere chi ero.
“Che si fotta quel piccolo bastardo”, disse, “E’ fortunato che mi sia limitato a quello che gli ho fatto.”
Non riuscii a trattenermi, afferrai Cristian per una spalla e lo feci girare. Prima che i suoi occhi potessero mettermi a fuoco, un mio pugno colpì la sua faccia. Barcollò all’indietro, quasi precipitando nella pattumiera che era dietro di lui. Fu rapido a reagire e mi aggredì sbattendomi contro il muro e tirandomi un pugno nello stomaco. Tentai di utilizzare il braccio libero ma lui mi colpì la bocca con un altro pugno. Glielo resi e lottammo finché la mia testa non colpì il muro. Ora molte persone si erano raggruppate a guardarci e separarsici. Cristian mi battè sul pavimento ed io rimasi là stordito, appoggiato ai gomiti. Poi alzai lo sguardo e vidi la faccia di Cristian. Dapprima ebbe un’espressione confusa, come se stesse tentando di capire perché l’avevo attaccato. Ma presto l’espressione cambiò e divenne quasi di incredulità. Allora mi resi conto di quello che avevo fatto. Mi ero scoperto, ora Cristian sapeva, era con me che Alessandro stava parlando al telefono. Il minuto che passai sul pavimento mi sembrò che fossero ore mentre tutta la mia vita mi passava davanti agli occhi. Mi sentii di fronte ad un’enorme svolta, come se non fossi più la stessa persona. Mi alzai ed uscii dalla casa. Alberto mi inseguì chiedendomi cosa era successo e mi offrì di accompagnarmi a casa. Io gli dissi duramente che sarei tornato a piedi e che ci saremmo visti più tardi.

Andai a casa di Alessandro, bussai ed entrai. Lui mi venne incontro allegro, felice ed eccitato di vedermi. Poi i suoi occhi incontrarono i miei e vide il mio viso.
“Oh lo merda! Oh cazzo! Cosa ti è successo?” disse correndo verso di me.
“Tutto ok”, ridacchiai, “sono andato addosso a dei pugni.”
“Di chi? Cristian? ” chiese Alessandro.
“Ti stavo difendendo, amore.” dissi con un sorriso forzato e dandogli un colpo sulla spalla.
Un sorriso triste comparve sul suo viso e per un momento pensai che stesse per piangere. Mise le sue braccia intorno a me e mi abbracciò delicatamente. Era così bello tenere di nuovo il suo giovane corpo nelle mie braccio. Più di qualsiasi cosa al mondo. Io lo tenni contro di me e feci correre una mano tra i suoi capelli. Lui si tirò indietro leggermente, chiuse gli occhi e mise le sue dolci labbra sulle mie.
“Ai!” Guaii saltando indietro, non mi ero accorto di avere un labbro gonfio, la mia mente era affollata di mille pensieri e sensazioni, non sentivo il dolore.
“Mi spiace. Vieni, ti pulisco”, disse abbracciandomi.

Alessandro mi condusse in bagno ed accese la doccia. Mi fece girare lentamente, prese le mie mani nelle sue e mi guardandomi negli occhi. Sentivo un grande amore genuino irradiare da lui, come il calore da un fuoco. I suoi occhi scesero al il mio torace, alla mia vita e mi alzò la t-shirt. Me la sfilò dalla testa evitando la mia faccia dolente. La sua mano morbida toccò il mio collo e scivolò lentamente sul torace. Gli tolsi la camicia, appoggiai la mano sulla sua spalla e gliela massaggiai leggermente prima di scivolare sulla nuca. Lo tirai a me e lo tenni, sentendo il suo torace sul mio. Alessandro cominciò a baciare piano il mio collo ed io gli strofinai la schiena, modellando i suoi giovani muscoli. Le sue mani scivolarono giù alla mia vita tra di noi e mi sbottonò i pantaloncini. Si inginocchiò di fronte a me, il suo caldo alito soffiò sul mio torace mentre lo faceva. Mi fece scivolare giù i pantaloncini lasciando che ne uscissi. Mi tolse le calze e poi mi abbassò i boxer lasciandoli cadere sul pavimento. Fece correre le mani dietro le mie gambe e sul mio culo, poi fece cadere i suoi pantaloncini e li calciò via.

Restammo nudi a guardarci l’un l’altro mentre il vapore riempiva la piccola stanza. Iniziammo un abbraccio lento, caldo, stringendo insieme i nostri corpi nudi. Restammo abbracciati per per un minuto, poi Alessandro prese la mia mano e mi conduce nella doccia. L’acqua calda cadeva sui nostri corpi mentre le nostre mani esploravano la nostra pelle liscia e bagnata. La pelle di Alessandro era sempre così morbida e liscia, ma sotto la doccia era ancora più piacevole sotto le mie mani. Avrei dannatamente voluto baciarlo ma pensavo alle mie labbra dolenti.
Mi fece voltare e mentre faceva correre le dita tra i miei capelli, si versò dello sciampo in mano e cominciò a lavaremeli; un dolce odore di fragola mi riempì il naso. Mi sciacquò i capelli e mise le sue braccio intorno alla mia vita, tenendomi contro lui in un delicato abbraccio. Lo feci girare e gli lavai i capelli, strofinando le mani insaponate sulla sua schiena prima di sciacquare. Lo tenni per la vita come lui aveva fatto con me, ma ora le mie mani stavano cercando il suo bel cazzo. Strofinai un po’ di sapone sula mia mano ed appoggiai il mento alla sua spalla. Sospirò forte quando le mie dita avvolte sul suo membro cominciarono a dare colpi lunghi e lenti. Spinse indietro verso di me facendosi spingere il mio uccello tra le sue natiche bagnate e lisce. La sua schiena si inarcò ed io strofinai il suo torace sodo con la destra. Le mie dita giocarono coi suoi capezzoli mentre acceleravo i colpi. Il suo cazzo era come una pietra, pulsava e si gonfiava nella mia mano. La sua respirazione era veloce e pesante, emetteva piccoli aneliti. Mossi le mie anche con spinte corte e lente, strofinando la mia erezione nella sua fessura sdrucciolevole. Alessandro mosse indietro le mani e prese il mio culo tirandomi con forza dentro di se. Lo avvolsi con una gamba, tenendolo con tutta la mia forza mentre mi strofinavo contro il suo morbido sedere. Era impossibile dire dove finivo io e cominciava lui, eravamo così attorcigliati, mentre lo facevamo, come una massa di calda passione bagnata. Sentii i suoi muscoli tendersi mentre il suo orgasmo si avvicinava, ma lui si morse il suo labbro inferiore e tentò di resistere. Il suo cazzo pulsava nella mia mano, gonfio, rosso e dolente. Mi spinsi dentro di lui con maggior forza, le sue natiche si strinsero intorno al mio pene sensibile. Ci avvicinavamo sempre piùi, la nostra respirazione ed i nostri lamenti diventavano più veloci e forti. Tutto il corpo di Alessandro era rigido e si afferrò a me come se si trattasse della sua vita.

“Uh, uh, oh Giorgio”, ansò con una voce caldamente sexy, “Uh io, Uh io ti amo.”
“Sborra per… oh…. vieni per me amore”, bisbigliai mentre le mie labbra cominciavano a succhiare il suo orecchio.
La pressione giunse al punto di rottura. Il corpo di Alessandro rabbrividì incontrollabilmente mentre ruscelli di sperma caldo venivano sparati dal suo cazzo. La sensazione della sua carne che pulsava nella mia mano mi fece partire e diedi un’ultima, forte spinta dentro di lui mentre gridavo, il mio cazzo che spruzzava fra i nostri corpi bagnati. La stanza intera roteò ed io tenni Alessandro più stretto temendo di precipitare. Lentamente gli spasmi diminuirono e noi ci rilassammo. Ancora avvolti uno intorno all’altro, ci siamo appoggiati al muro, l’acqua calda ci piombava addosso. Alessandro si girò verso di me, mi baciò e mi bisbigliò in un orecchio.
“Non mi importa che si sappia, Giorgio. Non mi interessa quello che fanno. Non riusciranno mai ad allontanare i nostri cuori.”

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