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Tutto può succedere

Tutto può succedere
Roby era il primo miglior amico che avessi mai avuto. Eravamo nella stessa classe a scuola, giocavamo a calcio insieme e naturalmente lui era la stella della squadra; frequentemente dormivamo uno a casa dell’altro e cercavamo di passare insieme il maggior tempo possibile. Lui era la persona più importante del mio mondo. Guardando indietro credo di aver avuto uno di quegli innamoramenti che ragazzi di preadolescenti hanno per i loro migliori amici. Mi sentivo veramente legato a lui e, anche se allora non pensavo in questi termini, ora posso dire che l’amavo con tutto il mio giovane cuore.
Poi, avevamo undici anni, la sua famiglia si trasferì. Era il primo grande colpo della mia vita, ero dannatamente affranto. Era come se stessi perdendo una parte di me. Il mio amico, il mio miglior amico stava per trasferirsi lontano e non lo avrei visto più. Era come se il mio mondo finisse.
Chiaramente non finì, feci altri amici alle medie, al liceo ed all’università e ci furono momenti in cui sentii di avere dei grandi amici, ma erano solo momenti. Non era nulla al confronto della pura amicizia completa che avevo avuto con Roby. Lui era stato il mio primo vero amico, la prima persona che mi era veramente piaciuta e con cui ero stato in armonia, e lui mi aveva sempre fatto sentire che c’era qualcosa di buono e speciale tra di noi. Quella parte della mia vita ora era finita e sapevo che non avrei mai più avuto lo stesso genere di amicizia con qualcuno.

Ma fu una sera, nel mio appartamento, quattro anni dopo l’università ed un milione di anni dopo le partite di calcio, che il telefono suonò ed era Roby. Disse che era in città per vedere sua nonna e voleva sapere se ero libero venerdì sera. Quasi precipitai dalla sedia, quando riuscii a parlare di nuovo gli dissi che naturalmente lo ero, avrebbe potuto venire a casa mia, saremmo usciti a cena e davanti a qualche birra parlare dei vecchi tempi.
Era bello ma ero come nervoso come se stessi andando ad un appuntamento al buio. Ci conoscevamo ma questo risaliva a quindici anni prima. Se non mi avesse detto chi era non avrei riconosciuto neanche la sua voce al telefono. Avevo paura che lui non avesse tutti i miei ricordi di quel periodo o magari io non avessi i suoi. Quando l’orologio segnò le sette di venerdì sera, ero sulle spine.
E, proprio in quel momento, bussarono alla porta. Aprii, guardai l’uomo che c’era alla porta e tutto quello che riuscii a dire fu: “Cristo santo!”
Roby, il mio vecchio amico, era diventato un fusto di classe. Lo guardai incapace di credere ai miei occhi. Ecco un ragazzo con corpo da dio greco, muscoloso ma magro, con indosso una t-shirt tesa sul largo torace e sui deltoidi, con bicipiti che sembravano essere d’acciaio. I jeans logori pendevano larghi dalla sua vita ma si incurvarono per contenere le cosce. Lo guardai su e giù due o tre volte e finalmente incontrai quegli occhi blu e familiari, e riconobbi il suo groviglio di capelli castano scuro, quasi neri e quello stesso vecchio sorriso storto sulla mascella che ora sembrava cesellata. A dire la verità non era diventato più alto di me, ma la sua figura sembrava sovrastarmi.
“Allora,” disse sorridendo, “posso entrare?”
“Certo!” Afferrai la sua mano, gliela strinsi e lo tirai dentro. “Dio! È bello vederti!”
“Sì, anche per me! È passato tanto tempo, vero?”
“Troppo. Gesù, Roby non ci potevo credere quando hai chiamato.”
“Uh, ora mi chiamano Roberto.”
“Oh. Allora… come vuoi che ti chiami? Roberto? O Roby?”
Ci pensò per un minuto e poi mi lanciò il sorriso più caldo che avessi mai visto.
“Roby.”
Ci sorridemmo e passammo in soggiorno. Stappai un paio di birre per noi, precipitammo sul divano e cominciammo a raccontarci l’un l’altro cosa avevamo fatto in tutti quegli anni. In breve mi sentii come se fossimo di nuovo bambini, quando dopo la scuola parlavamo di calcio e condividevamo ogni nostro pensiero senza la minima riserva o imbarazzo. Era grande essere di nuovo con lui, essere nella stessa stanza a vedere quegli occhi brillanti e quel sorriso incredibile tutti per me come ai vecchi giorni. Ad essere onesto avevo una fame da morire e sono sicuro che fosse così anche per lui ma prima di uscire a cena volevo tenerlo un po’ solo per me.
“Mi sembra che ti sia tenuto in buona forma.” Disse.
“Sì, facevo cross a scuola. Faccio ancora qualche gara e di tanto in tanto porto a casa qualche medaglia.”
“Però.” Lui mi guardò su ed io fui orgoglioso che il mio amico ne fosse entusiasta.
“Allora, ti interessi ancora di calco?” Era una cosa stupida da dire; stavo agendo come se fossimo ritornati ai nostri incontri giovanili.
“Sì, ho giocato nelle giovanili e poi in una serie minore.”
“Wow! Grande!”
“Ahh, non proprio, era una serie molto minore ed alla fine lasciai.”
“Non importa. Sei stato pagato per giocare a calco, sei un professionista. E’ molto di più di quanto la maggior parte di noi possa dire.”
Roby sorrise. “Sei sempre stato il mio più grande fan.” Fece scivolare un braccio intorno alle mie spalle ed io istintivamente mi allontanai.
“Che c’è?”
“Nulla, solo… non me l’aspettavo, questo è tutto.”
“Non so perché. Camminavamo con le braccia uno intorno alle spalle dell’altro, ricordi?”
“Sì, quando avevamo otto anni. Ora siamo cresciuti.”
“Non fa differenza.” Agganciò il gomito intorno alla mia nuca e mi tirò verso la sua testa. “Se voglio mettere un braccio intorno alle spalle del mio amico, metterò un braccio intorno alle sue spalle. E se io voglio abbracciare il mio amico, lo abbraccerò. Ok?”
“Ok.”
“Ora voglio abbracciare il mio amico.”
Lo guardai negli occhi. Erano larghi ed onesti ed assolutamente seri.
“Ok…”
Lui sorrise, si chinò e mise le sue braccia intorno a me. Io fui stretto e sentii che il suo corpo muscoloso pigiato contro il mio, ed era bello. Mi sentivo dannatamente a mio agio ad essere tenuto tra le braccia del mio vecchio amico, questo fusto muscoloso che era arrivato nel mio soggiorno. Chiusi gli occhi, lo strinsi e sentii il mio cuore accelerare, sentii la sua barba di un giorno raschiare contro la mia guancia e lo strinsi ancora più forte, lo sentii allontanarsi, aprii gli occhi, per un momento lo fissai nei suoi e poi, senza una parola, lui spinse le sue labbra contro le mie e cominciò a baciarmi.
Dio, non avevo idea di cosa fare. Non sapevo se dovevo spingerlo via o tuffarmi e rispondere. Non potevo fingermi una santarellino, l’avevo fatto con ragazzi un paio di volte all’università. Ma non mi ero mai sentito a posto, avevo sempre sentito come se mancasse qualche cosa. Lo stesso come con tutte le ragazze con cui ero stato, avevo sempre sentito come ci fosse qualche cosa d’altro di cui avevo bisogno, qualche cosa che nessuno poteva darmi, qualche cosa che nessuno poteva soddisfare, che nessuno poteva capire e che nessuno avrebbe potuto fare bene eccetto… Roby.
Un’onda d’emozione mi attraversò, mi strinsi a lui e restituii impazientemente il bacio, stupito dalla sensazione di pomiciare con un simile bel fusto e realizzare che stava davvero succedendomi con l’unico ragazzo che avevo desiderato fin dall’infanzia. Spinse con forza la lingua muscolosa nella mia bocca alla ricerca della mia, mio Dio, c’era qualche parte di quel ragazzo che non era muscolosa? Ed io spinsi la mia contro la sua, lottando, stuzzicando, avvolgendo e leccando, rendendo tutto il mio corpo stimolato, vivo ed affamato di lui. Ci allontanammo a sufficienza per guardarci un momento negli occhi e più di qualsiasi altra cosa capii che avevo bisogno di sentire la sua pelle nuda contro di me.
Gli alzai la t-shirt, lui alzò le braccia e mi permise di togliergliela, vedere quel corpo incredibile mi lasciò senza fiato. Poi lui fece lo stesso per me, ritornammo ad abbracciarci ed io sentii quei muscoli nerboruti e lisci schiacciati contro il mio corpo magro, mentre lo facevamo disperatamente, le nostre pelli così calde già stavano sudando. Mi baciò il collo, leccò il torace e mordicchiò i capezzoli, io avvolsi le mie braccia intorno alla sua testa e spalle, godendo ogni minuto di quei momenti. In breve lo sentii slacciare la mia cintura, sbottonare ed aprire la cerniera dei miei jeans. La sua mano scivolò nei miei boxer e le sue dita attraversarono il mio cespuglio. Il mio cazzo era così duro che pensai che sarei venuto subito.
“Alzati,” disse mettendosi dietro di me. Io mi alzai appoggiandomi alla sua spalla per avere un appoggio e fui in piedi di fronte a lui.
Roby fece scendere lentamente i miei jeans alle ginocchia, se sue mani forti scivolarono sulle mie natiche attardandosi su ogni curva. Poi fece scivolare le mani nelle gambe dei miei boxer, toccando delicatamente il mio inguine, lo scroto, tutte le aree sensibili della mia pelvi e la mia carne irrigidita.
“Ragazzo,” disse, “Non c’è più spazio qui. Dobbiamo toglierteli.”
“Anche tu,” dissi io. “Togliamo quei jeans, non vorrei che tu ti surriscaldassi.”
Ci sorridemmo e cominciarono ad armeggiare con i lacci delle scarpe, calciando via le scarpe e togliendoci le calze. Io lasciai cadere i pantaloni, scivolai fuori dei boxer e mi sedetti orgoglioso e nudo sul divano accanto a lui; quando lui si alzò e cominciò a manovrare sulla sua cintura gli afferrai la mano.
“Roby, aspetta. Lascia fare a me.”
Lui era in piedi con l’inguine a pochi centimetri dalla mia faccia e mi sorrideva mentre gli slacciavo la cintura, sbottonavo i jeans e tiravo lentamente giù la chiusura lampo su una protuberanza dura e spessa che spingeva contro la stoffa. Feci scendere i jeans un po’ alla volta, facendo correre le mani su quelle gambe muscolose dal sedere alle caviglie e lo lasciai di fronte a me in un paio di mutande strette, tese contro il contorno di un cazzo di 20 centimetri duro e perfetto, con una macchia bagnata sulla punta.
Feci corre di nuovo le mani sulle sue cosce, mi chinai, ne baciai l’interno e poi misi la bocca sulle palle e sull’uccello coperti dalla stoffa morbida. Lui si lamentò di piacere quando feci correre le labbra sulla testa del suo cazzo, poi succhiai il cotone bagnato per sentire per la prima volta il sapore del liquido pre seminale di Roby, salato, cremoso e dolce. Poi feci scivolare le dita nella cintura delle mutande e le feci scendere dolcemente, mettendo in mostra centimetro dopo centimetro il suo cazzo, picchiettandolo qui e là con la lingua mentre facevo scendere le mutande sulle natiche carnose, giù alle caviglie e poi via completamente.
Alzai lo sguardo verso di lui, i nostri occhi si incontrarono, sorrisi, spalancai la bocca e presi dentro la sua carne. Tutto il suo corpo rabbrividì quando la succhiai dentro ed il suo respiro divenne forte e profondo. Feci scivolare dentro e fuori la sua asta sulle mie labbra e la mia lingua, menando con una mano sudata gli ultimi centimetri che non riuscivano ad entrarmi in bocca. Roby si lamentava e di tanto in tanto frignava facendomi capire che stavo colpendo i punti giusti. Succhiai e succhiai la sua carne, felice all’idea che io stavo dando al mio amico un tale piacere. Poi lui mise le mani sulle mie spalle e tirò fuori delicatamente il suo pene dalle mie labbra.
“Aspetta, mettiamoci qui.”
Si fece cadere sul divano, rotolò sulla schiena e mi posizionò sopra di lui in modo che fossimo testa contro inguine. Presi impazientemente il suo uccello nella mia bocca, cominciai a lavorarlo come stavo facendo prima e sentii la mia carne penetrare la sua bocca calda e bagnata. Era così fottutamente meraviglioso succhiare il cazzo del mio amico mentre lui succhiava il mio, ogni movimento che facevo su di lui si rifletteva nello stesso piacere che lui dava a me. Tentai di spingere il suo pene sempre più profondamente nella mia gola, lui si contorse, si lamentò e mi succhiò più forte. Pensai che avrei sparato il mio carico entro qualche secondo, ma lui sentì la mia necessità e rallentò il ritmo, poi fece scivolare il mio cazzo fuori dalle sue labbra. Ci districammo e ci sedemmo fianco a fianco.
“Non ancora, fusto. Abbiamo altro da fare.”
“Ma questo è così dannatamente bello…”
“Lo so. Ma sarà anche migliore, lo prometto.” Si chinò e mi bisbigliò in un orecchio. “Voglio che tu mi inculi.”
Pensai di non aver sentito bene. “Seriamente?”
“Huh Uh.” Lo guardai negli occhi e quasi mi sciolsi. “È quello che ho sempre voluto. È ciò di cui ho bisogno. Fottimi fratello.”
Mi alzai un po’ confuso e lo condussi in camera da letto. Lui tirò indietro le coperte del letto e si sedette sopra il materasso mentre io prendevo un preservativo ed una bottiglia di lozione. Poi fummo sul letto, il suo bel corpo nudo su di me, i suoi muscoli duri e sodi vibravano di tanto in tanto di stimolazione pura e semplice mentre io leccavo, carezzavo e massaggiavo, raggiunsi le sue belle natiche per far correre le dita lungo la sua fessura e sondare il buco morbido, preparandoci al piacere che doveva ancora venire.
Lui si mise a quattro zampe e spinse il sedere verso di me, implorandomi di prenderlo. Io lo carezzai con una mano mentre armeggiavo col preservativo, poi quando stavo per mettermi la lozione non potei fare a meno di chinarmi e dare una bella leccata lunga alla fessura del suo sedere. Roby si contorse e vibrò ed emise un forte lamento. Io volevo più di qualsiasi cosa cavalcare quello stallone selvaggio, così mi tuffai e cominciai a leccare la sua increspatura facendo scivolare la lingua nel buco. Lui guaì, si lamentò e frignò e alla fine mi gridò con voce imperiosa ma disperata:
“Dio ti maledica, inculami! Inculami ora!”
Non avevo bisogno di altro incoraggiamento, mi misi dietro di lui e lo montai, pigiando la cappella contro la sua increspatura. Il suo buco si aprì impaziente per me ed io spinsi la testa che scivolò lentamente dentro seguita dal resto del mio cazzo.
Roby grugnì, si scosse e mi gridò: “Sì uomo! Sì! Mettimi dentro quel cazzo caldo!”
Il corpo di Roby tremò di piacere quando cominciai a pomparlo lentamente ma continuamente. Non potevo ancora credere che stava succedendo. Guardai i suoi muscoli flettersi, tendersi e rilassarsi mentre io spingevo il mio cazzo profondamente dentro di lui e lo ritiravo; sentivo il suo corpo sotto di me, lo avvolsi strettamente nelle mie braccia mentre cominciavo a spingere più forte e più velocemente; sentii i suoi grugniti e lamenti, sentii il respiro nella sua gola con la sua nota piagnucolante mentre io ero teso nel dare al mio amico l’inculata per cui stava implorando, l’inculata che si era meritato.
Rotolammo sui fianchi e Roby alzò una gamba mentre io continuavo a spingere da dietro e lui continuava a sospirare: “Sì! Oh Sì! Inculami più forte!” Tutto il suo corpo sorprendente sembrava rispondere ad ogni spinta ed in breve cominciò a sgroppare, sobbalzare ed implorare la liberazione. Capii che non avrei potuto resistere molto. Gli presi il pene massiccio e cominciai a masturbarlo mentre lo aravo con tutta la mia forza ed improvvisamente lui eruttò rabbrividendo ed il suo cazzo esplose nella mia mano sprizzando un lungo zampillo di crema calda. Era il mio momento. Il mio cazzo scoppiò nell’orgasmo più incredibile della mia vita e versò i miei fluidi dentro di lui, spasmo dopo spasmo che sembrarono durare interi minuti, fino a che ambedue non fummo svuotati, esausti e contenti.
Roby si girò verso di me, mi circondò con le sue forti braccia e mi tenne in una maniera che fece capire senza dubbio che lui era mio ed io ero veramente suo. Restammo sdraiati aggrovigliati l’uno nell’altro, godendo della sensazione di essere legati uno all’altro e restammo così a lungo prima che lui dicesse sottovoce:
“Ragazzo, sono così contento di averti ritrovato. Non ti ho mai chiamato perché avevo paura.”
“Paura? Paura di che?”
“Beh, paura che quando ci fossimo incontrati non saremmo più stati come eravamo da bambini.”
“Oh.” Lo strinsi tra le mie braccia e lo guardai negli occhi. “E… è stato lo stesso?”
“No, è stato meglio. Molto meglio. Tu ed io ora siamo noi.”

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