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Vacanze al Cairo – Capitolo due

Vacanze al Cairo – Capitolo due
L’aereo arrivò a tarda sera e mentre sorvolava il Cairo mi entusiasmò non solo la dimensione della città ma anche l’enorme nastro scuro che serpeggiava attraverso la miriade luci e che pensai potesse essere il Nilo. Tentai senza successo di distinguere le Piramidi e credevo (probabilmente sbagliandomi) che avrei potuto vederle quando l’aereo, cambiando direzione, cominciò la sua discesa. In breve eravamo sulla pista e ci fermavamo ad una distanza che sembrava si chilometri dal terminale.
Una volta che le porte furono aperte il calore mi colpì come se stessi guardando dentro un forno aperto, mi ero detto che avrebbe fatto caldo, ma non mi aspettavo il crudo calore asciutto che mi colpì. Prima che potessi abituarmi alla temperatura e dare un’occhiata al buio, fui scortato rapidamente da un membro dell’equipaggio ad un autobus in attesa.
Arrivando al terminal, la prima cosa che mi colpì furono due soldati armati sino ai denti, apparentemente per proteggere l’edificio, ma che erano mano nella mano! Avrei imparato più tardi che questa è un’abitudine egiziana e comune, ma ad un nuovo visitatore sembrava scioccante oltre a non migliorare i miei preconcetti sul paese.

Sia l’ufficio immigrazione che la dogana non mi diedero problemi e fui molto sollevato nel vedere mio padre che mi attendeva. Prendendomi le valigie e riuscendo allo stesso tempo a stringermi la mano, mi disse che aveva fuori la macchina e saremmo andati subito all’albergo dato che si aspettava che, come al solito, avessi fame.
“Fortunatamente” Disse papà: “Stiamo a Heliopolis che è a soli dieci minuti da qui.” Eravamo alloggiati all’hotel ‘The Beirut.’
“Non è il miglior albergo della zona ma è abbastanza conveniente soprattutto se ti fermi per molto tempo e comunque la maggior parte delle persone che lavorano per la nostra società stanno qui, è la società che paga i conti. Sono riuscito a trovarti una stanza, ma è all’ultimo piano e non sempre l’ascensore funziona! L’albergo dovrà portare il tuo passaporto alla Stazione di Polizia per registrare il tuo arrivo, ma non preoccuparti, probabilmente lo riavrai in mattinata. Quando lo riavrai tienilo sotto controllo per non fartelo rubare.”
Una volta registrato mi diedero la chiave della stanza, un uomo prese il mio bagaglio e si incamminò verso l’ascensore senza parlare ma sorridendomi allegramente.
“Seguilo, lascia le tue cose nella stanza e poi torna qui. Ti aspetterò al bar là in fondo.” Mi disse papà indicandomi un piccolo bar nell’atrio.
Feci come mi aveva detto e dopo cinque minuti ero di ritorno. L’atrio era fiocamente illuminato e per un momento non riuscii a vedere, ma quando i miei occhi si adattarono all’oscurità, vidi mio padre che mi faceva cenno di raggiungerlo. Era seduto con un’altra coppia di uomini che, pensai, lavoravano con lui e, con mia grande sorpresa, con un ragazzo di circa la mia età.
“Questo è mio figlio, Tony. Resterà qui per alcune settimane durante le vacanze estive. Tony, loro sono Alberto e Roberto, lavorano con me. E questo è Michele, è il figlio di Alberto”
Strinsi la mano ai due uomini e mi fecero sedere vicino a Michele.
“Ciao!” Dissi. “Da quanto tempo sei qui?”
“Io vivo qui, mio padre è il Projet Manager e tutta la mia famiglia sta qui. Abbiamo affittato una casa dietro l’angolo ed io vado alla Scuola inglese del Cairo.”

Mentre mi gustavo la Coca cola e l’hamburger che mi avevano portato, chiacchierai con Michele su com’era vivere lì e che genere di cose c’erano da fare. Lui mi spiegò che era un luogo divertente per viverci. Le lezioni finivano presto, circa alle 14, a causa del caldo.
L’unico vero vincolo era che non si andava a scuola il venerdì e la domenica e si studiava al sabato, ma in fondo non era un grosso problema. Per il resto c’erano alcuni cinema piuttosto buoni, incluso un paio all’aperto, uno in quella strada. Scoprii che passava la maggior parte del tempo libero all’Heliopolis Club dove era possibile andare a nuotare o giocare. Ci andavano famiglie intere di stranieri.

Più parlavo con Michele e più mi piaceva. Era piacevole e facile stare con lui e, da una o due cose che disse, sembrò avere poche inibizioni.
“Allora, io ti ho detto tutto di me, e tu?”
Gli spiegai che non avevo madre, che passavo la maggior parte del tempo in collegio e glielo descrissi a lungo, parlandogli anche del mio miglior amico. Speravo che afferrasse questo lato della questione quando fossi riuscito ad introdurre il soggetto sesso e tentando di intuire quali erano i suoi sentimenti. Avevo registrato che durante la nostra conversazione non aveva mai menzionato ragazze, solo uno o due amici maschi che si era fatti lì.
Stavo per parlargli del volo quando un pensiero perverso mi attraversò la mente.
“Ascolta, ti racconterò di una cosa che mi è accaduta all’aeroporto poco prima di partire, ma non ora” Aggiunsi guardando significativamente verso gli uomini intorno a noi.
Michele capì il segnale, mi guardò interrogativamente e cambiò discorso. Poco più tardi si rivolse a suo padre e gli chiese se potevamo andare a fare una passeggiata per mostrarmi la zona.
La risposta fu positiva, ci disse di ‘non stare via troppo’ e di stare attenti.
Lasciando l’albergo, attraversammo la strada e ci dirigemmo verso quella che vidi essere una chiesa enorme costruita su un’isola in mezzo alla strada. Michele mi disse che era la Cattedrale cattolica ed in una notte calda era un buon luogo dove andare essendo circondata da zone erbose piuttosto grandi e vicino c’erano molti piccoli negozi di legno dove era possibile comprare dolci, da bere ecc.
Ci sedemmo su una panca di pietra, Michele mi chiese cosa era accaduto all’Aeroporto. Io gli riferii la storia, ma sorvolai un po’ sul fatto che mi stavo facendo una sega. Volevo che lui si interessasse abbastanza da farmi domande su quello che era accaduto e speravo che la cosa lo eccitasse.
Mentre raccontavo la storia, continuavo ad osservare il suo inguine per vedere se avevo qualche effetto su di lui. Indossava un paio di larghi pantaloncini sottili color marrone ed ero sicuro che avrei visto se avesse avuto un’erezione. Sfortunatamente non c’era nessun segnale di vita laggiù, da quello che potevo vedere. Questo finché non mi chiese cosa stavo pensando mentre guardavo il ragazzo che si masturbava. Prendendo al volo l’opportunità risposi che mi era diventato duro mentre lo guardavo e che mi ero sparato una sega dopo che lui aveva lasciato lo scomparto. Gli ero vicino mentre glielo dicevo e non vidi alcuna reazione sulla sua faccia, ma vidi la sua mano muoversi verso il basso ad aggiustare quella che sembrava una semi erezione.
Dopo essersi aggiustato, la domanda seguente mi eccitò.
“Ti masturbi spesso?” Chiese come casualmente. “Io lo faccio praticamente ogni giorno.”
Risposi che io facevo lo stesso, qualche volta addirittura due volte al giorno se ero dell’umore giusto e gli chiesi cosa pensava quando lo faceva.
“Ai ragazzi di qui” Disse sorprendentemente: “Sono molto belli e qualche volta si può vedere la loro verga e le palle attraverso i vestito che indossano, specialmente se è sottile. Ho visto anche due di loro masturbarsi l’un l’altro nel retro di quel capannone” Continuò indicando una costruzione nell’angolo del giardino.
Facendo un altro passo per farlo venire allo scoperto gli chiesi cosa pensavano i ‘locali’ del sesso gay. Lui rispose che non lo sapeva, ma che pensava che la gente lo accettasse tranquillamente dato che era evidentemente abbastanza comune.
“Io suppongo che essendo un paese musulmano, le ragazze e le donne non siano facilmente disponibili. Comunque uomini e ragazzi sono una cosa diversa. Sembra che quello che fanno i ragazzi non sia mai male.” Continuò: “Il giardino che abbiamo attraversato è chiamato ‘Il Giardino cristiano’, perché è vicino alla chiesa e sembra essere il luogo di incontro locale per gay, ecco perché io non mi fermo mai là, anche se mi piacerebbe, ho paura che mi accada qualche cosa di spiacevole.”
Gettò uno sguardo al suo orologio e disse che era ora di tornare in albergo. Di malavoglia lo seguii e lentamente rifacemmo la strada.
“Devi venire a casa nostra” Disse guardandomi e sorridendo: “Così potrai raccontarmi cosa succede nei collegi!”
Ero sicuro che voleva sentire solamente un tipo di ‘storie’, e se quello era ciò che voleva, ero più che felice di accontentarlo!

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