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Vacanze al Cairo – Capitolo sette

Vacanze al Cairo – Capitolo sette
Capitolo sette
Ero sdraiato sul letto coi piedi sulle spalle di Michele che lui mi stava fottendo lentamente e meravigliosamente. Non riuscivo a tenere gli occhi lontano dalla sua bella faccia mentre lui si muoveva dentro e fuori, spingendo dentro di me più profondamente che poteva e tirandosi indietro a sufficienza da farmi sentire la punta della verga contro il buco del culo. Quella era la prima volta in tutti i nostri incontri che avevamo tutto il tempo che volevamo e non dovevamo fare in fretta per paura che qualcuno ritornasse a casa. Eravamo così rilassati che ad un certo punto gli chiesi di smettere di incularmi perché volevo prolungare il più possibile il nostro divertimento. Con un po’ di rammarico si tirò fuori da me e mi si mise di fianco. L’abbracciai più forte che potevo e lo baciai sulle labbra. Trovai la sua lingua che cercava la mia ed esplorava ogni millimetro quadrato della mia bocca, fu quasi sufficiente a farmi venire subito, anche senza toccarmi il cazzo. Contemporaneamente ci accarezzavamo, semplicemente incapaci di avere abbastanza uno dell’altro. Poi Michele insistette per finire il lavoro che aveva cominciato e, dopo avermi girato su di un fianco, cominciò di nuovo ad incularmi, ma questa volta mentre mi faceva una sega. Dire che era piuttosto piacevole è dire poco!
Chiaramente non passò molto prima che accadesse l’inevitabile e nonostante i nostri più grandi sforzi di rimandarlo il più possibile, venimmo ambedue con grandi sprizzi quasi dolorosi. Presi il carico di Michele dentro di me e sentivo ogni pulsazione del suo pene mentre lo faceva, lui prese la mia sborra con una mano e la strofinò tutta sul mio torace e sul mio stomaco! Finsi rabbia per questo, mi girai verso di lui e lo tirai stretto a me. Contorcendomi mi assicurai che condividessimo quanto mi aveva spalmato, lo sperma appiccicoso fece un piacevole rumore di risucchio quando ci separammo. Non riuscivo a trattenermi dal ridere, col pericolo di svegliare i suoi genitori, fino a che Michele non mi fece tacere con un bacio morbido ed appassionato. Abbracciati chiacchierammo a lungo su cosa avremmo potuto fare nei giorni seguenti mentre papà era via ed io stavo con lui. Mentre parlavamo le nostre mani erano sul corpo dell’altro. Mi piaceva far correre la punta di un dito lungo la sua spina dorsale, dal collo fin giù al suo culo, sentirlo tendersi e spingere in avanti quando arrivavo al punto sensibile del suo didietro. Michele sembrava avere un piacere immenso nello stuzzicare con la punta del dito dentro il mio buco posteriore, girandolo un po’ ed estraendolo.
Dovevano essere le prime ore della mattina quando ci addormentammo, non per scelta aggiungerei, ma semplicemente perché eravamo stanchi morti. A parte il fatto che avevamo avuto una giornata particolarmente dura fisicamente avendo fatto equitazione e poi la sauna all’Hilton, il nostro giochetto sessuale di quella notte alla fine ci aveva esaurito fisicamente e mentalmente.

Mi ci vollero molti secondi per comprendere dov’ero quando mi svegliai. Michele si era infilato sotto le coperte e mi stava leccando l’erezione mattutina dalla base alla punta, muovendo la lingua intorno al prepuzio ogni volta che la raggiungeva. Sentivo anche che la sua erezione spingeva con forza nel mio fianco.
“Fottiti!” Gridai il più forte possibile e gettando la testa sotto le coperte lo raggiunsi nel calore sotto il lenzuolo. Tentai di raggiungere le sue ascelle per fargli il solletico, poi cominciammo un’aspra e rumorosa lotta, più rumorosa di quanto fosse ragionevole, considerato dove eravamo e quello che stavamo facendo. Il calore, il sudore e la mancanza di ossigeno ci fece desistere, gettammo indietro le coperte e crollammo uno vicino all’altro separati.
“Cosa facciamo oggi” Chiese Michele girandosi su di un fianco con la testa appoggiata ad un braccio e guardandomi.
“Non so. Hai qualche idea?”
“Potremmo andare al club a nuotare o giocare a tennis se vuoi.”
Non mi importava dove andare o cosa fare, volevo solo che rimanessimo insieme, preferibilmente da soli, almeno per la maggior parte del tempo. Ero certo che non sarei stato capace di passare un giorno intero senza poterlo stringere a me e dimostrargli quanto era importante per me.
Ci mettemmo d’accordo per cominciare col club, Michele uscì da letto e si preparò per una doccia. Girò per la stanza nudo, lo guardai prendere i vestiti puliti, lo guardavo apprezzando le belle linee e curve del suo corpo perfetto che avevo già esplorato. Non c’era un solo centimetro quadrato che avesse qualche difetto, dalla cima dei capelli ricci e scuri, giù fino alla punta dei piedi. Michele, da parte sua era completamente indifferente mentre si spostava dai cassetti all’armadio alla toelette con tutta la grazia di una pantera.
Stringendosi i vestiti al petto, si stava dirigendo verso la porta quando si fermò e si girò verso di me con le gambe leggermente aperte.
La visione mi diede un’istantanea erezione, velocemente come al solito, e dovetti impugnarla sotto le coperte. Non capirò mai come faceva a stare completamente a suo agio, completamente nudo e senza un’erezione.
“Cazzo!” Ghignò mentre guardava la mia mano che si muoveva: “Non pensi mai a qualche cosa d’altro?”
“No, con te in giro così, non posso. È colpa tua!”
“Palle!” Dissentì, la sua verga cominciava a mostrare segni di vita: “Ad ogni modo sarà meglio che ci diamo una mossa, ci aspettano dabbasso.”
Mentre facevo una mossa per uscire da letto, improvvisamente mi colpirono due pensieri.
“Penso che sarà meglio che ti metta addosso un asciugamano prima di fare la doccia” Dissi accennando col capo nella direzione del suo uccello: “E mi sono dimenticato di prendere la mia fottuta valigia in albergo ieri, non ho un cazzo da mettermi!”
“Questo non è problema. Dai un’occhiata alle mie cose e prendi quello che vuoi.” Disse mettendo i suoi vestiti sul letto e prendendo una vestaglia.
Mentre si faceva la doccia esplorai il suo guardaroba. Trovai un paio di pantaloncini bianchi ed una maglietta Egyptair, li gettai sulla sedia e cercai un paio di mutande. Sentii degli strani brividi erotici che mi percorrevano al pensiero che ognuna di quelle mutande aveva contenuto e cullato amorevolmente le sue parti che io ammiravo di più. Ne trovai un paio marrone e bianche, le scelsi perché indossavano bene e pensai quanto lui sarebbe stato bello con quelle indosso. Metterle mi stava entusiasmando anche più che non maneggiare le sue mutande. Il contatto del cotone liscio contro le mie palle ed il mio pene, vividamente consapevole di che cosa contenevano l’ultima volta che erano state indossate, mi provocò un’altra erezione immediata!
Mentre aspettavo che finisse la doccia andai al davanzale della finestra, appoggiai il mento alle mani e mi guardai intorno.
Gettando uno sguardo verso l’ingresso del garage fui un po’ sorpreso di vedere Anwar col galabeya intorno alla vita che pisciava contro il muro. Dovette sentire che qualcuno lo stava guardando perché alzò leggermente la testa e la girò verso di me. Sorridendo cominciò a fare i gesti di una sega con la mano sul cazzo. Gli sorrisi e feci gli stessi gesti in aria, gli mostrai il pollice in su e continuai a guardarlo. Godendo evidentemente del giochino, si girò lateralmente per non essere visto dalla strada e piegandosi indietro puntò leggermente la sua verga ora semi-eretta nella mia direzione. Indicò prima il suo cazzo, poi lui e poi me, il significato era limpido.
Ci pensai per una frazione di secondo e sapendo purtroppo che sarebbe stato impossibile fare ‘zubra’ (perlomeno non in quel momento), scossi la testa e mi girai nel momento in cui Michele entrava.
“È tutta tua!” Disse con la voce soffocata dall’asciugamano con cui si stava asciugando i capelli e, lasciando Anwar alle sue occupazioni, andai a fare la doccia.

I genitori di Michele se ne erano andati prima che noi facessimo colazione e noi eravamo seduti a tavola a chiacchierare quando gli dissi di Anwar che aveva pisciato contro il muro e quello che mi aveva suggerito.
“Lo vuoi?” Chiese Michele con un tono particolare nella voce.
Realizzando con stupore che Michele era geloso di Anwar, fui immediatamente pentito di quanto gli avevo detto e tentai disperatamente di pensare a come uscire dal mio imbarazzo. Non c’era chiaramente paragone tra Anwar e Michele e mai ci sarebbe stato, ma ora avevo il problema di convincere Michele.
“No, no. Vuoi farlo tu?” Risposi per scherzo, pensando che se gli davo la possibilità di scelta, lui si sarebbe sentito meglio.
“N…no, non ora.” Fu tutto quello che riuscì a dire.
Lo seguii in camera da letto, aspettai che si stesse lavando la faccia, poi gli andai piano piano dietro ed afferratolo per la vita lo baciai sulla guancia insaponata.
“Siamo gelosi?” Gli bisbigliai in un orecchio.
L’effetto fu istantaneo, si girò per guardarmi in viso, vidi un bagliore di vera rabbia sul suo viso e pensai che stesse per colpirmi, poi visibilmente si rilassò e mi baciò con rabbia sulle labbra.
“Non farmelo mai più!” Disse e la sua voce tremava di emozione.
“Dai!” Risposi, ancora scioccato per la sua reazione: “Stavo solo scherzando. Sai che non ti metterei mai sullo stesso piano di Anwar.”
Mi sembrò di vedere delle lacrime scendergli sulle guance, ma accantonai l’idea, dovevano essere gocce d’acqua della doccia appena fatta.
“Non penso che poter sopportare che tu trovi qualcun’altro.” Disse con voce seria come non l’avevo mai sentito.
La rivelazione che Michele pensasse tanto a me da mostrare tanta emozione mi spaventò ed eccitò contemporaneamente. Nessuno, nemmeno mio padre, mi aveva mai parlato così e con tale onestà.
Piuttosto sconcertato dissi in fretta: “Va bene, va tutto bene. Non c’è problema” e contemporaneamente gli arruffavo i capelli.
Sentii la tensione andarsene dal suo corpo mentre lo stringevo a me.
“Cazzo!” Gli gridai spingendolo via allegramente: “Cosa diavolo siamo? Uomini o dannati bambini?” Tentai di stringergli le palle, lui abilmente mi evitò e spiccò un salto planando sul letto. Mi sedetti sull’orlo del letto, misi una mano intorno alla sua vita e lo baciai sulle labbra il più leggermente possibile.
“Va meglio ora?”
“Sì. Vieni, andiamo.” Disse spingendomi via, ogni traccia di emozione ora era finita.
L’incidente, anche se era durato pochi secondi, continuò a rimbalzare nella mia mente finché non smisi di pensarci. I dubbi persistenti sui sentimenti di Michele verso di me ora se n’erano andati, sostituiti dalla certezza che nel breve periodo della nostra conoscenza avevamo cominciato a preoccuparci moltissimo uno dell’altro ed avevamo paura uno per l’altro.

Percorrendo il largo viale verso il Club di Heliopolis, ci fermammo al bar Palmyra e ci sedemmo sul marciapiede con le nostre 7-Up a guardare distrattamente il mondo che passava.
Michele mi chiese: “Sei stato alla Mena House?”
Risposi di no e che comunque non sapevo cosa fosse.
Mi disse che era un grande albergo sotto le piramidi sulla Alexandria Road. Si diceva fosse stato il palazzo di un rajah indiano ma ora era un albergo ed era assolutamente fantastico. Una volta dentro era come girare in un vero palazzo.
“Ok, possiamo andarci poi se vuoi, ma prima possiamo andare a nuotare? Sono sudato come un maiale.” (Ricordo di aver pensato che era una scelta di frase sfortunata considerando che eravamo in un paese musulmano!)
Il tragitto fino al Palmyra Club era di due minuti ed un paio di minuti dopo ci eravamo cambiati ed entravamo in piscina. Invidiosamente guardai Michele tuffarsi di corsa nell’acqua e nuotare verso l’altro estremo della vasca. Stando in piedi sull’orlo della piscina mi tuffai e come al solito colpii l’acqua con la pancia. Ero così abituato ai miei terribili tuffi che non badai al dolore quando colpii l’acqua e nuotai verso Michele, raggiungendolo. Seduto sull’orlo Michele guardò il rossore sul mio stomaco e rise.
“Vieni!” Disse: “Ti insegnerò come tuffarti bene.”
Scelto un punto abbastanza tranquillo della piscina, mi disse di stare in piedi sull’orlo con le dita dei piedi verso l’acqua.
“Ora, metti le mani ai tuoi fianchi e rimani dritto in piedi.”
Feci come mi diceva e sentii la sua mano piatta tra le mie scapole.
‘Cristo!’ Pensai : ‘Questo me lo farà diventare duro se non sto attento!’
“Ok.” Continuò Michele: “Ora alza le braccia in modo che coprano le orecchie e piega un po’ in avanti le ginocchia. Quando ti senti bilanciato, spingi con le gambe più che puoi.”
Nonostante due o tre tentativi non riuscivo semplicemente a farlo.
“Aspetta!” Mi disse lui esasperato: “Preparati.”
Ancora una volta feci come mi aveva detto, Michele mise di nuovo una mano in mezzo alla mia schiena e l’altra sul mio stomaco.
“Forza! Vai!” Gridò mentre mi spingeva per la schiena, faceva scivolare l’altra mano in giù sul mio stomaco e dava un una stretta rapida alle mie palle! La mia naturale reazione a questo fu chiaramente che dovetti saltare, nel fare così calciai indietro le gambe e feci il miglior tuffo che avessi mai fatto. Al costo comunque di un cazzo che rapidamente si induriva, nascosto fortunatamente sotto l’acqua.
Tossendo e biascicando ritornai in superficie e lo vidi piegato in due che rideva sul bordo della piscina.
Mi arrampicai fuori dell’acqua e mi misi dietro di lui: “Bastardo!”
“Comunque ha funzionato, non è vero?” Rise: “Vuoi provare ancora?”
Lo rifacemmo tre o quattro volte prima che la mia erezione divenisse troppo grossa per poterla nascondere, dopo di che cominciammo a scherzare in acqua. Ma eravamo troppo esuberanti ed il rumore era fastidioso per cui dopo un po’ ci buttarono fuori. Comunque ci eravamo stancati, la cosa non ci dispiacque ed andammo a cambiarci.
Una volta nello spogliatoio abbassai il mio costume al pavimento e ne uscii. Il mio uccello non era ancora diventato molle e puntava verso Michele.
“Guarda, è colpa tua se è così. Facci qualche cosa!” Implorai: “Per favoreee!” Uggiolai.
“Ok, se proprio devo…” Rispose fingendo noia.
Si inginocchiò, lo prese in bocca e cominciò a succhiare, muovendo la lingua dentro ed intorno al prepuzio perché sapeva che mi piaceva. Inarcando la schiena ed afferrandogli i capelli con le due mani, chiusi gli occhi e mi lamentai incontrollatamente per il piacere.
“Veeengooo!” Riuscii ad ansare poco prima di sparare il mio dolce succo di ragazzo nella sua gola. Michele riuscì ad ingoiare la maggior parte di quello che gli avevo dato e continuò a succhiare finché non mi sentii come se tutti i miei interni fossero stati estratti attraverso la mia verga. Controvoglia tolsi il cazzo ormai flaccido da lui e mi sedetti sulla panca per recuperare.
Vedendo il suo attrezzo ancora molto rigido gli chiesi se voleva incularmi.
“Non qui” Bisbigliò: “Troppo pericoloso, è possibile che qualcuno entri. Ti dirò cosa ho in mente, alzati.”
Mettendosi in punta di piedi spinse leggermente in giù il suo attrezzo e lo inserì tra le mie gambe.
“Ora afferralo più forte che puoi!” Mi ordinò.
Con mia sorpresa riuscii a stringerlo con forza e sentii praticamente l’intera sua lunghezza tra le mie gambe.
Mise le braccia intorno alla mia vita, cominciò a muoversi in tutti i sensi molto lentamente. La sensazione fu all’improvviso sensuale. Il mio cazzo fino ad allora molle si riprese e si indurì tra i nostri stomaci, aggiungendo ulteriore piacere. Anche a lui doveva piacere la sensazione dal momento che, come me, stava gemendo piano.
Portò le braccia sulla mia schiena, mise le mani dietro le mie spalle, usando gomiti e braccia mi tirò con forza verso di se mentre sparava il suo carico e contemporaneamente, mettendo le sue labbra contro le mie, mi baciò appassionatamente.
“Gesù, come è stato bello!” Bisbigliò “Dannazione!”
Poi si sedette sulle mie ginocchia, appoggiò la testa alla mia spalla e mi mise un braccio intorno al collo.
“Tony,………” Cominciò a dire, ma si fermò improvvisamente come se avesse cambiato idea.
“Cosa?” Dissi io.
“Tony, io…… oh, niente. Te lo dirò più tardi.” Finì debolmente e, come per ripagarmi, mi coprì la faccia con un piccolo bacio: “Sarà meglio che ci diamo una mossa se vogliamo andare alla Mena House!” Ci asciugammo rapidamente, ci vestimmo ed uscimmo in strada.

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