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Adele

Adele
Adele lavora in ufficio con me da 6 anni e con lei ho ormai un’amicizia ed una confidenza estrema. Ma la settimana scorsa è successo qualcosa che proprio non mi aspettavo. Sapevo che suo marito era in trasferta ormai da tre mesi e mi aveva anche confessato che, insomma, le mancava. Una sera ero come al solito davanti la televisione, tranquillo e rilassato, mia moglie era già andata a letto e io stavo girando tra i vari canali in cerca di qualcosa di interessante. Verso la mezzanotte è squillato il telefono ed era lei.

“Ciao Giò, ti ho disturbato?”

“No, figurati, ma come mai mi chiami a quest’ora? E’ successo qualcosa?”

“Sono sola ed ho voglia di qualcuno con cui almeno parlare”

“Hai fatto bene a chiamarmi allora, ti senti triste?”

“Mi manca troppo mio marito, avrei voglia d’averlo qui, delle sue carezze e dei suoi baci”

La sua voce si era fatta calda e sensuale

“Sono a letto, sono nuda ed ho voglia”

“Mi spiace non poter essere li vicino a te, l’idea di vederti nuda, di accarezzarti mi eccita”

“Anch’io sono eccitata, prima mentre mi facevo la doccia mi venivano i brividi nel sentire le mie mani passare sul mio corpo, ho voglia di toccarmi, di godere ma volevo sentire la voce di qualcuno vicino ed allora ho pensato a te, il mio amico del cuore”

“Sei molto gentile e la cosa mi fa molto piacere. Pensare che non ti ho mai neppure vista nuda e sapere che sei li senza veli mi fa venire la voglia di prendere la macchina e venirti a consolare.”

“Davvero lo faresti? Posso almeno immaginarti qui?”

“Se vuoi arrivo subito. Una scusa con mia moglie la trovo e poi sarò tutto per te”

“Davvero vieni qui? Ti aspetto allora?”

“Si, dammi il tempo di rivestirmi e, diciamo tra 40 minuti, sono da te”

“Ti aspetto…ti voglio”

“Arrivo allora.”

Riattaccai il telefono e andai in camera da letto. Svegliai mia moglie e le dissi che mi avevano chiamato dall’ufficio per un problema. Era già successo veramente altre volte e così non trovò difficoltà a credermi.

In un attimo mi infilai jeans e maglione e mi ritrovai in macchina, di corsa verso casa di Adele.

Che strana la vita.

Adele è una ragazza, o meglio, una donna di 35anni, ha un fisico molto bello, è minuta e dai tratti gentili, i capelli lunghi e neri e delle splendide gambe. Molte volte in ufficio le avevo potute ammirare quando casualmente qualcosa cadeva a terra e abbassandomi per raccoglierla buttavo il mio sguardo sotto la sua scrivania.

Ma non avevo mai neppure tentato di portarla a letto. Anche se le nostre confidenze arrivavano al punto che ci raccontavamo anche quello che facevamo con i rispettivi consorti una sorta di reciproco rispetto aveva sempre fatto da limite alle nostre aspettative.

La strada sembrava non finire mai ed ero eccitatissimo dall’idea di trovarla nuda, a letto.

Ero quasi arrivato quando suonò il cellulare

“Pronto”

“Stai arrivando?”

“Si, pochi minuti e sono da te”

“Fai in fretta, ti prego”

Ancora un paio di curve ed eccomi davanti alla sua casa.

C’era una sola finestra illuminata e la figura di Adele che guardava fuori si stagliava sulle tende come una eccitante silouette.

Appena mi sono avvicinato al cancello ho sentito la serratura s**ttare, ho fatto i gradini della scala a due a due e sono arrivato da lei.

Indossava solo un accappatoio bianco, i capelli neri sciolti sulle spalle la facevano apparire come un angelo.

“Meno male che sei arrivato, vieni”

Non le lascia neppure il tempo di finire la frase, l’abbracciai e la strinsi a me, la mia bocca cercò la sua che si aprì a far entrare la mia lingua.

Sentivo il suo corpo fremere, spingeva il suo ventre verso di me e potevo quasi sentirne il calore.

“Dimmi cosa vuoi fare, voglio essere tua come tu vuoi”

“Ho voglia di guardarti, voglio vederti come non ti ho mai vista, nuda ed eccitata”

Si apri l’accappatoio e così la vidi per la prima volta completamente nuda.

Il suo seno era sodo, con i capezzoli dritti che risaltavano ancora di più per il segno lasciato da un’abbronzatura non integrale, i peli che coprivano il suo pube folti e neri, proprio come i suoi capelli.

“Sei splendida, superiore anche ai miei sogni”

“Davvero mi sognavi nuda? Non me l’hai mai detto”

“Era un mio piccolo segreto”

Mi avvicinai a lei e i polpastrelli delle mie mani scivolarono lievi sul suo corpo. Accarezzarono prima le sue spalle e poi scesero sui suoi seni, sfiorarono appena i capezzoli e scesero ancora ad accarezzare i suoi fianchi. Adele aveva chiuso gli occhi e assaporava le mie carezze. Avvicinai le mie labbra ai suoi capezzoli e li strinsi leggermente in un tenero bacio.

“Andiamo di la” sussurrò appena.

Si sedette sul letto dopo essersi tolta l’accappatoio

“Spogliati e intanto guardami” e le sue mani scesero tra la sue cosce e le allargarono, frugarono delicatamente tra i peli fino a far apparire la sua fessura, lucida di umori. Si accarezzo piano, con gli occhi chiusi e le labbra leggermente aperte lascio che le sue dita affondassero con dolcezza nella sua fessura. Le ritrasse e se le portò alla bocca. Le leccò con la punta della lingua.

Ero nudo, in piedi davanti a lei, il mio membro in erezione fremeva dal desiderio e i miei occhi non riuscivano a staccarsi dall’immagine delle sue dita e della sua lucida fessura.

Aprì gli occhi e mi attirò a se, le sue labbra cominciarono a baciare il mio membro duro e le sue mani stringevano le mie natiche. Quando la sua bocca si aprì e si appoggiò sulla punta del mio membro mi sentii quasi svenire per il piacere.

Le sue mani accarezzavano il mio corpo e sentivo le sue unghie tracciare invisibili sentieri sulla mia pelle. Accarezzai le sue spalle ed i suoi seni. La sua bocca si era impossessata del mio membro e sembrava volerlo inghiottire completamente.

“Aspetta Adele” cercai di fermarla sentendo crescere la voglia di esplodere.

“Ti voglio così, subito, nella mia bocca” e subito riprese a succhiarlo ed a baciarlo.

Sentii il mio piacere arrivare quasi con violenza e i primi getti del mio seme scagliarsi sulla sua lingua, chiuse la sua bocca intorno al mio membro e bevve, succhiò fino all’ultima goccia.

Mi accasciai al suo fianco e la sua bocca cercò subito la mia. Sentii il sapore del mio seme sulla sua lingua. Le mie mani trovarono la sua fessura bollente e bagnata di umori, le mie dita entrarono in lei che apri le sue gambe per riceverle meglio. Scesi ad appoggiare la mia bocca alla sua fessura e il profumo del suo desiderio invase le mie narici, giocai con la punta della mia lingua sulla sua clitoride. Leccai le labbra della sua fessura, la mia lingua entrò in lei per poi uscire ed andare ancora alla ricerca della clitoride. Le sue mani sulla mia testa mi guidavano in un ritmo via via più veloce fino a sentire il suo pube cominciare ad andare avanti ed indietro e i sui mugolii di piacere diventare sempre più frequenti ed alti.

“Si, si così” furono le sue uniche parole prima di godere nella mia bocca.

Mi abbracciò e mi strinse a lei e rimanemmo così, senza una parola, con la mia faccia appiccicosa di umori appoggiata alla sua e la mia gamba imprigionata tra le sue a contatto con la sua fessura aperta e bagnata.

“Ho sete”

“Anch’io, cos’hai di buono da bere?”

“Non ricordo, andiamo in cucina a vedere”

Ci alzammo e così com’eravamo, completamente nudi, andammo in cucina.

Aprì il frigo e ci trovammo una bottiglia di vino bianco.

La aprii mentre lei preparava i due bicchieri.

La guardavo ora e tutt’un tratto mi sembro addirittura un’altra donna.

Bevemmo incrociando i nostri bicchieri e ci guardammo negli occhi con complicità.

“Vieni qui vicino a me”

Appoggiò il suo seno al mio torace e le sue labbra ora fresche si appoggiarono alle mie.

La vicinanza del suo corpo risvegliò in me il desiderio e le mie mani ricominciarono ad accarezzarla.

“Vorrei fare con te qualcosa che non ho mai fatto” mi disse stringendosi a me

“Quello che vuoi, devi solo dirmelo”

“Voglio farlo per tutta la notte, fino a sentirmi male, voglio che tu mi faccia godere fino a farmi svenire”

“Non hai mai fatto una notte di fuoco con Lucio?”

“No, non è mai successo, voglio farlo adesso, con te”

La sua mano scese e accarezzò il mio membro, lo guidò verso la sua fessura e piano piano cominciò a farlo entrare.

La posizione era troppo scomoda, il mio membro scivolava fuori continuamente.

La sollevai e la distesi sul tavolo della cucina, le sue gambe si alzarono e le appoggiò sulle mie spalle. La sua fessura era ora davanti al mio membro, senza neppure toccarlo entrò in lei. Era quasi stretta e cominciai a muovermi piano dentro di lei che assecondava le mie spinte con leggeri movimenti del bacino. Sentivo il mio membro scivolare in quell’abbraccio bollente e umido. Mi chinai su di lei e la baciai sui seni, strinsi i sui capezzoli tra le labbra.

“Si, continua così Giò, sei splendido” e le sue mani mi accarezzavano la testa e le spalle quasi convulsamente.

Aprì ancora di più le sue cosce quasi a volermi far entrare ancora di più in lei e comincio a muovere la sua testa a destra e a sinistra.

“Si, così, stò godendo Giò” e sentii la sua fessura stringersi e pulsare intorno al mio membro

“Continua, non smettere” mi incitò

Ad ogni mio movimento potevo vedere i suoi seni muoversi le sue mani ora erano aggrappate ai miei fianchi e mi stringevano attirandomi verso di lei.

Mi fermai un’attimo lasciando il mio membro dentro di lei, frugai tra i peli della sua fessura e strinsi tra le mie dita la sua clitoride, l’accarezzai piano.

“Rimarrò dentro di te fino a domattina” le disse continuando a carezzarla.

“Si, lo voglio anch’io” sussurrò appena

Ricominciai a muovermi dentro di lei, il mio membro usciva completamente dalla sua fessura per poi entrare lentamente fino in fondo, mi muovevo piano assaporando la rovente carezza delle pareti della sua fessura.

Le mie mani accarezzavano le sue natiche e con un dito cercai il suo buchino.

Era inondato dai suoi umori e entrai in lei senza quasi nessuna resistenza, lo facevo scivolare dentro e fuori come se fosse un secondo membro e Adele sembrava apprezzare molto anche questo.

Ora era lei che si carezzava i seni, stringendosi i capezzoli tra le dita quasi a spremerli e con i suoi mugolii che accompagnavano ogni mio movimento.

Anche la mia resistenza era arrivata al culmine

“Adele, vengo….”

“Si, si” mi rispose accellerando i movimenti.

E venni con un orgasmo lungo e lieve continuando a muovermi e versando tutto il mio piacere dentro di lei.

“Ho la schiena rotta, è troppo duro questo tavolo” mi disse sorridendo.

Mi staccai da lei e la aiutai a rialzarsi.

“Forse è meglio se almeno ci diamo una rinfres**ta, non credi?”

“Si, certo.” E mi accompagnò verso il bagno.

Fece scendere l’acqua nella vasca ed io la ammiravo in tutta la sua sensualità.

Tra le sue cosce un lucido rivolo di umori mi attirò. Mi avvicinai a lei da dietro e le bacia il sedere, le mie mani entrarono tra le sue cosce e spalmarono quegli umori sulle sue gambe e sul suo sedere.

Un flacone di bagno schiuma attirò la mia fantasia.

“L’hai mai fatto con un oggetto?”

“No, perché me lo chiedi?”

“Ecco, prendi questo e fai l’amore con lui” le dissi in tono quasi imperativo.

Si sedette senza parlare sul bordo della vasca e, guardandomi fisso negli occhi apri le sue cosce, cercò con il flacone la sua fessura e lo spinse dentro.

“Sei magnifica così”

La sua mano si muoveva spingendo il flacone dentro e fuori e i miei occhi seguivano eccitati ogni suo movimento.

“Dai, pensa che sia il mio membro, voglio vedere se riesci a godere anche con quello” e sentivo nascere nuovamente l’eccitazione dentro di me.

“Accarezzami anche tu” mi invitò.

Mi sedetti al suo fianco e, continuando a guardare la sua fessura ed il flacone che la riempiva, cominciai a carezzarle il ventre per poi scendere alla ricerca della sua clitoride.

“E’ bello Giò, mi piace sentirmi riempita e sentire le tue mani che mi toccano”

“Voglio sentirti godere”

“Non ci vorrà molto, credimi”

Il suo respiro s’era infatti fatto più pesante e più frequente e di lì a poco la sentii esplodere in un nuovo orgasmo.

L’abbracciai e la attirai nella vasca con me.

Rimanemmo così abbracciati, avvolti solo dall’acqua calda.

Era molto tardi, il sonno cominciava a farsi sentire.

Decidemmo così di andare a letto.

Chiamai prima l’ufficio per avvertire che la mattina dopo non sarei stato presente e poi mi strinsi a lei, con la testa tra i suoi seni lasciai che il sonno mi prendesse.

Mi svegliò Adele, verso le 8, con un vassoio per la colazione ed un buon profumo di caffè.

“Svegliati che non abbiamo ancora finito” mi disse togliendo tutte le coperte e lasciandomi completamente nudo e con il membro in erezione.

“Mmmmm, anche lui s’è svegliato bene ed in forma” e lo sfiorò appena con la mano in una timida carezza.

Bevemmo il caffè seduti sul letto e guardandoci ogni tanto in faccia per sorriderci, complici.

“Alle 14 hai un appuntamento con il direttore e non puoi mancare” mi ricordò tornando nei panni di segretaria “e non abbiamo molto tempo per noi”

Appoggiammo a terra il vassoio e ci stringemmo in un nuovo abbraccio, sembrava ancora più bella ed era quasi trasformata dalla sensualità.

Le sue mani cercarono il mio membro e cominciarono piano ad accarezzarlo mentre baciavo i suoi seni con avidità.

Poi mi fece stendere sul letto e salì sopra di me, infilò il mio membro nella sua fessura e cominciò a cavalcarmi accarezzandosi e seni e il ventre.

Rimasi così, immobile, ad ascoltare le sensazioni che arrivavano dal mio membro.

“Mentre tu dormivi mi sono masturbata ancora con il flacone”

“Potevi chiamarmi, mi sarebbe piaciuto guardarti ancora”

“Fammi godere tu ora, voglio sentire il tuo piacere dentro di me”

“Si, voglio sentirti stringere la tua fessura e vedere i tuoi umori colare sulle tue cosce, voglio leccarti tutta”

“Si, stringimi, si, adesso”

La cavalcata si fece più veloce, sembrava che la sua fessura succhiasse il mio membro come una vorace bocca e lasciai anch’io che il mio piacere esplodesse in lei.

Si accasciò esausta su di me e mi riempì la faccia di baci.

“Sei una splendida porcellina, non ti immaginavo così”

“Neppure io mi immaginavo così, credimi”

Si stese al mio fianco, la sua mano sul mio membro.

“Ma non c’è qualcosa di particolare che ti piacerebbe fare con me?” mi azzardai a chiederle

“Beh, forse si, ma mi vergogno quasi a chiedertelo”

“Avanti, dai, non ne vedo il motivo”

“Circa un anno fa una notte ti ho sognato, un sogno che non ho mai confidato a nessuno. Eravamo in casa di qualcuno e tu mi prendevi completamente vestito. Mentre quel personaggio andava in un’altra stanza per prendere qualcosa tu ti sei avvicinato a me, hai abbassato la cerniera dei tuoi pantaloni ed hai tirato fuori il tuo membro, hai sollevato la mia gonna, scostato soltanto le mutandine e mi hai presa così. Durante il sogno mi sembrava di aver dentro di me il tuo membro ed ho goduto senza neppure toccarmi”

“E vorresti succedesse davvero?”

“Si, a volte ho addirittura sperato che tu lo facessi in ufficio”

“Non confondiamo l’ufficio con altre cose, sarebbe oltremodo pericoloso. Io posso solo dirti che mi accontentavo di spiare le tue gambe sotto la scrivania, quando porti le calze autoreggenti sei fantastica”.

“Vorrà dire che le porterò più spesso”

“Mettile ora, voglio vederti, nuda e con le autoreggenti”

Si alzo senza dire parola, si avvicino al comò, apri un cassetto e prese un paio di calze molto chiare, girandomi le spalle se le infilo e poi si voltò verso di me.

“Wow, super, sei davvero super”

Mi misi a sedere sul letto e ora avevo davanti ai miei occhi le sue gambe coperte dalle fini calze, l’eccitante profilo di pizzo che ne delimitava la fine e la fitta peluria che copriva la sua fessura.

La strinsi a me e baciai il suo pube.

“Prendimi così” sussurrò appena

Mi misi alle sue spalle, il mio membro aveva ritrovato il suo vigore e si appoggiava nella riga del suo sedere, stringevo i suoi seni tra le mie mani.

“Abbassati”

Appoggiò le mani al letto, feci scorrere il mio membro a carezzarle le labbra della sua fessura ed il buchino.

“Voglio prenderti da dietro”

Non disse nulla, immersi il mio membro nella sua fessura e lo ritrassi lucido di umori, lo appoggiai al buchino e spinsi piano.

Un gemito di dolore mi indusse a fermarmi

“Fai piano ti prego”

“Se non vuoi non lo faccio”

“Si, dai, ma fai piano”

Immersi ancora il mio membro nella sua fessura e riprovai cominciando a spingere lentamente, piano piano cominciò ad entrare.

“Ti faccio male?”

“Solo un po, continua dai”

Sentivo il suo buchino rilassarsi e il mio membro entrava, lentamente ma senza sforzo.

“Sono tutto dentro di te”

Cominciai allora a muovermi piano, potevo sentire sul mio membro il tocco delle sue dita che entravano ed uscivano dalla sua fessura.

“Mi piace Giò, continua così, lentamente”

“Sei stretta e bollente, hai un sedere fantastico, sembri fatta per l’amore”

“Non l’ho mai fatto così, spingi più forte ora”

Seguivo le sue istruzioni per paura di farle male, il mio membro scivolava avanti ed indietro stretto nel suo sfintere, le mie mani si erano quasi aggrappate ai suoi seni e strizzavo i suoi capezzoli tra le dita.

“Stò godendo ancora Giò, vengo” mi disse cominciando a muoversi e spingendosi verso di me, quasi a volersi far penetrare fino in fondo.

Nella foga dell’orgasmo il mio membro usci fuori proprio mentre anch’io aspettavo che il piacere prendesse il sopravvento sul mio controllo e schizzai il mio seme sulla sua schiena.

Lo spalmai con le mani sul suo sedere prima di scendere a dare un bacio a quel buchino non più vergine.

Andammo in bagno e giocammo un po’ insieme nella vasca prima di rivestirci. La mattinata era passata in un baleno.

Adele si mise le autoreggenti “Così se oggi vuoi spiare sotto la scrivania….” Uscimmo separati, anche se abitava in una villetta abbastanza isolata era opportuno non farsi notare insieme.

Arrivai in ufficio ed incontrai il direttore per le scale

“Ti vedo stanco Giò, dovresti prenderti un po’ di ferie”

“Certo, lo penso anch’io”

Da allora con Adele non è più successo nulla, a parte qualche spiata sotto la scrivania, e siamo rimasti amici come prima ma con un piccolo segreto in più.

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