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GRAN BEL PASTICCIO -P6-

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GRAN BEL PASTICCIO -P6-
Il cuore pompava al massimo e lo sentivo in gola, rimasi immobile per alcuni attimi aspettando la reazione di sergio ma il colpo inaspettato lo rese inoffensivo.
– Liberami, sbrigati cazzo… non eri andato via? Dai muoviti.- Giulia perentoria mi faceva fretta.
Era legata con del nastro isolante americano alla gamba di un banco da macellazione, probabilmente utilizzato per eviscerare i pesci. Nessun segno in viso o altrove, il vestito sporco ed un poco sgualcito ma nulla di che. Le braccia erano unite dietro la schiena passando oltre la gamba del tavolo ma piedi e gambe erano liberi. Cercai di strappare con le mani il nastro ma non ci riuscii, allora mi chinai sotto il banco, non prima di essermi assicurato che Sergio fosse ancora a terra, nel tentativo di trovare il capo per srotolarlo. La luce era fioca ma dopo un paio di tentativi cominciai a slegare Giulia.
Libera!
Mi risollevai e ci dirigemmo verso l’uscita posteriore.
Non appena fuori ripensai a quello che era successo poco prima e mi ricordai che senza portafogli e senza chiavi della macchina sarebbe stato difficile allontanarsi. Mi fermai.
– Ma cosa fai?!- Giulia si voltò -Corri muoviti.-
– Dentro è rimasto il cellulare, il portafogli e le chiavi della macchina. Dove pensi potremo andare?- Obbiettai io.
Lei indispettita aggiunse:- Fai quel cazzo che vuoi… io vado fino al bar sopra il promontorio e chiedo aiuto.-
Forse non aveva tutti i torti e soprattutto dentro il locale sentivo Fatima che urlava e chiedeva aiuto. Probabilmente aveva trovato Sergio. Raggiunsi Giulia e ci dirigemmo verso il pub passando per la strada ed evitando le scalinate, anche se erano il percorso più corto.
La testa mi ronzava e il sangue raggrumato attorno alla bocca pensavo potesse darci una mano a ricevere aiuto. Niente, tutti pensavano ad uno scherzo e si limitavano ad una superficiale risata o ad affermazioni tipo ” Dai siete vivi è passata” oppure “e come è stato… a me certe cose non accadono mai”.
Cercammo di entrare ma la coda era ancora lunga e il buttafuori “conciati così” col cazzo ci fece entrare. Chiedemmo un cellulare per avvertire la polizia e finalmente una ragazza acconsenti di farci fare una telefonata ma “corta ne, non approfittare”. Stavo componendo il numero per la polizia e sentivo già gli squilli quando un pugno nelle reni mi fece cadere il cellulare di mano.

-Ehi ma che cazzo fai… il mio cellulare… me lo hai rotto pirla.- La ragazza anzichè pensare a me accasciato a terra dal dolore mi chiedeva di ripagarglielo.

-Bene bene… guarda chi ritroviamo da queste parti.- uno die tizi di poco prima al bar, era piazzato davanti a me e stringeva i polsi di Giulia. Cercai di riprendere il cellulare ma prontamente il suo piede mi schiacciò la mano a terra procurandomi un dolore atroce alle dita piegate.
Fottuti. Eravamo fottuti. Questa volta non avevamo scampo.
Tenendo stretta Giulia mi intimò di precederli dentro al Pub.
-Sono con me Claudio, facci entrare.-

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